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Puglia. Cultura senza soldi. I castelli affittati per feste private
Francesco Strippoli
Corriere del Mezzogiorno - Bari 19/8/2016

Dopo il caso del sito archeologico di Canne, rimasto chiuso nel ponte di Ferragosto, la Cgil denuncia la carenza di personale in tutti gli altri castelli e musei statali della Puglia. Penuria di personale ovunque, con l’aggravante che per “valorizzare” gli immobili, l’amministrazione statale sta pensando di concederli in fitto per feste nuziali: è il caso del castello di Trani.

BARI. Croce e delizia nei castelli pugliesi. Sofferenza per alcuni, sollazzo per altri. Turni ridotti per la carenza di personale e porte sbarrate ai visitatori, come successo a Canne della Battaglia a Ferragosto e succederà ancora nelle prossime due domeniche. Ma, poi, anche concessione dei manieri per incontri privati e feste nuziali: è quello che succederà al castello svevo di Trani, allo scopo di mettere a frutto il «valore» dell’immobile.

Non si ferma la denuncia dei sindacati, in particolare della Cgil, sullo stato di grave difficoltà in cui versano molti monumenti della storia e dell’arte di Puglia. «La situazione — dicono Matteo Scagliarini e Patrizia Tomaselli, della Cgil — è ormai esplosiva. Senza investimenti massicci per l’assunzione di personale (amministrativo, tecnico, di sorveglianza) la strombazzata valorizzazione indicata dalla riforma dimostrerà tutto il suo valore propagandistico».

L’elenco delle doglianze è lungo e vario. Su tutti spicca l’uso a fini privati degli immobili storici: non è un delitto, ma sarebbe opportuno che avvenisse in condizioni di sicurezza. «La valorizzazione intesa come “messa a valore” — dicono Scagliarini e Tomaselli — non si pone limiti: ecco allora che il castello di Trani viene dato in concessione nelle ore notturne (quando non ci sono sorveglianti, ndr) per il festeggiamento di un matrimonio». Per di più, per la prima festa, prevista a settembre, «è stato concesso a un prezzo irrisorio». L’intento sarebbe quello di fare promozione. I fortunati si sono aggiudicati l’uso della struttura a soli duemila euro.

La carenza di personale resta il problema più grave. Il tema è risaputo. La pianta organica per il Polo museale (la branca dell’amministrazione che si occupa della “valorizzazione” degli immobili) è di 221 addetti; il personale in servizio è pari a 126 lavoratori. «Monumenti importantissimi — dice Scagliarini — rischiano la riduzione di orario o la chiusura. Si pensi a Castel del Monte, la cui apertura è assicurata da 2 unità per turno, a fronte di centinaia di visitatori, a volte migliaia. Oppure il castello di Bari che apre facendo affidamento sul personale di “supporto” (lavoratori che non sono vigilanti o custodi, ndr)». Sono i due manieri più famosi e visitati e sono in sofferenza. Ma analoga situazione si registra per quelli meno conosciuti. La Cgil traccia un quadro impietoso: Gioia del Colle, 6 unità di vigilanza e accoglienza, tra poco diventeranno 5 per un pensionamento, 11 ore di apertura per sette giorni a settimana; Altamura, 4 unità, diventeranno tre, apre 11 ore al giorno per 4 giorni, sabato e domenica solo la mattina; museo Jatta di Ruvo: 3 unità, per 5 giorni è aperto solo la mattina, negli altri due per 11 ore; palazzo Sinesi a Canosa: 4 unità (una è part time e l’altra di “supporto”), 4 giorni da 11 ore; castello di Trani: 6 unità in servizio, tra poco diventeranno 5, aperto 11 ore per sette giorni; castello di Copertino: 3 unità, aperto solo di mattina, chiuso i festivi. A Canne nei festivi si apre, ma gli addetti hanno raggiunto il limite: hanno lavorato nelle domeniche d’inverno (poco frequentate), tocca star fermi nei festivi di agosto. C’è ancora molto da fare per programmare e rilanciare il turismo culturale.



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