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"Personale motivato e sponsor privati così si sconfigge la burocrazia"
21 agosto 2016 LA REPUBBLICA



GABRIEL Zuchtriegel dirige Paestum da 9 mesi e non teme gli intoppi burocratici italiani, uno degli ostacoli lamentati dai suoi colleghi a capo di altri musei italiani. «Questo tema è in gran parte uno stereotipo. Un certo livello di burocrazia è inevitabile dappertutto e l'Italia non fa eccezione. Provengo dalla Germania, dove ho lavorato nelle università e certo anche lì ci sono degli eccessi».

Che cosa le ha impedito di lavorare meglio qui?

«Voglio fare questo esempio: c'è l'aspetto che riguarda il personale, abbiamo custodi che sono lì da molti anni, spesso c'è un forte immobilismo. Ma sono andato a guardarmi il loro profilo professionale e ho scoperto che è molto più ampio delle mansioni svolte. Parla di "assistenza alla fruizione, accoglienza e vigilanza", tre cose. È un profilo molto innovativo e dinamico: si tratta in realtà, con una maggiore attenzione alle necessità dei visitatori, di dare loro spiegazioni, fare da front office. Quindi dobbiamo mettere in atto tutte le possibilità che abbiamo, in questo senso, e noi stiamo cercando di farlo a Paestum.

Ho parlato con tutti e li ho trovati collaborativi ».

Davvero? Noi in genere siamo abituati a vedere custodi passeggiare o stare seduti nelle stanze dei musei. Non c'è bisogno di una formazione?

«La formazione si può sempre fare, ma la motivazione è compito mio. Questi incontri e dialoghi hanno subito dato esito positivo: stiamo effettuando le visite accompagnate nei depositi e nell'area archeologica, prima non si faceva. Il programma si chiama "Paestum senza barriere" ed è sulla falsariga della stessa iniziativa realizzata a Pompei, che si chiamava "Pompei per tutti": è a costo zero, solo con i nostri dipendenti, facendo leva sulla loro voglia di partecipare. Prevede accessibilità e fruibilità per tutti i diversamente abili e stiamo lavorando anche su un percorso per ipo o non vedenti».

Alcuni suoi colleghi hanno parlato di abbandono da parte del ministero, dopo la nomina.

«Non credo che riguardi la Campania. Qui stiamo andando tutti molto bene, il contesto è positivo, la collaborazione buona anche con le soprintendenze che sembrava dovessero avversarci. Guardiamo anche quel che c'è di buono: in Italia si faceva moltissima tutela, ma mancava la comunicazione, la valorizzazione, bisogna rinforzare questo aspetto».

Lei sta lavorando su questo?

«Non voglio però trascurare la ricerca. Noi saremo il primo museo d'Italia a fare uno scavo dopo l'uscita dalle soprintendenze. Abbiamo anche la Federico II e l'ateneo di Salerno che effettuano scavi, ma noi lo faremo in proprio. In un quartiere abitativo dietro il tempio di Nettuno".

Che cosa troverete?

«Speriamo di trovare i resti della città greca, della quale si sa pochissimo, mentre si sa molto di quella romana. Cominciamo agli inizi di settembre».

Lo farete in proprio, quanti archeologi avete?

«Attualmente uno solo, ma cerchiamo di avvicinare altre forze. Avremo due borsisti selezionati con un bando che saranno pagati grazie al pastificio Antonio Amato, che ci ha dato 45 mila euro per i prossimi tre anni in borse di ricerca per giovani archeologhi».

Un industriale locale che non aveva mai sostenuto prima il patrimonio culturale della sua zona.

«Era ora, sono felice che le persone del posto comincino a muoversi. Abbiamo ricevuto anche 24 mila euro da una fondazione italo-americana e la tenuta Vannulo di Antonio Palmieri ci ha fatto una donazione di 25 mila euro per il restauro della sala Mario Napoli, quella che ospita la Tomba del Tuffatore».

Come avete fatto a ottenere le sponsorizzazioni in un campo dove spesso mancano?

«Ha aiutato molto anche il nostro cda, di cui fa parte l'ex presidente della Provincia Alfonso Andria che ha organizzato due incontri in Confindustria a Salerno. Da lì è nata la sponsorizzazione di Amato, e una sera Palmieri è venuto al museo e ha deciso di donare, senza neppure la pubblicità in cambio. C'è una fiducia nuova che si sta affermando. Noi dobbiamo ripagarla con la trasparenza e con una estrema chiarezza dei progetti e tempi di realizzazione plausibili».

(s.cer.)



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