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Corridoio Vasariano: cosa penso della decisione di spostare ritratti e autoritratti
Stefano Boeri
The Huffington Post 23/8/2016

Sul The New York Times del 20 luglio, un lungo articolo di Rachel Donadio [Can the Uffizi change Italy", ndr] fa il punto sulla situazione degli Uffizi a Firenze, raccogliendo le riflessioni e i progetti -più che condivisibili- del Direttore Eike Schmidt.

Nell'articolo, a proposito della scelta di Schmidt di spostare dal Corridoio Vasariano la collezione dei ritratti/autoritratti, si fa cenno a una mia reazione perplessa -in qualità di membro del Comitato Scientifico degli Uffizi- dovuta "a ragioni estetiche".

Vorrei precisare che i miei dubbi non nascono da un giudizio estetico, se non nella misura in cui si può considerare di natura estetica una preoccupazione che riguarda il senso profondo di questo spazio straordinario.

Il Corridoio Vasariano percorre a 4/6 metri di altezza il cuore di Firenze, collegando le Gallerie degli Uffizi con Palazzo Pitti e i Giardini di Boboli. Uno spazio di quasi un chilometro pensato nel 1565 da Giorgio Vasari per permettere ai Medici di spostarsi senza essere osservati dai cittadini fiorentini che popolavano le strade, potendo i primi godere -oltre che di una sostanziale invisibilità- anche di ampi scorci su Ponte Vecchio, sull'Arno, perfino sull'interno della Chiesa di Santa Felicita.

Il Corridoio nasce dunque come un dispositivo urbanistico e percettivo elitario e raffinato, basato su una calcolata differenza tra lo sguardo "panottico" dei Medici e quello, limitato e inconsapevole, dei passanti fiorentini. Tra lo sguardo focalizzato e invisibile del Potere e quello, diffuso e sottoposto al controllo, dei suoi sudditi.

Io sono convinto che la decisione nel 1973 del Direttore Luciano Berti di arredare le pareti del Corridoio con la collezione dei ritratti e autoritratti degli Uffizi non sia stata solo una scelta felice sul pinao espositivo, ma una intuizione capace di riattivare, a distanza di quattro secoli, il dispositivo visivo "sbilanciato" del Corridoio Vasariano. Capovolgendone e ridefinendone il gioco di sguardi.

Oggi, al posto dei Medici, sono i visitatori (su prenotazione e in numero contingentato) a percorrere il lungo Corridoio, nascosti alla vista delle migliaia di altri visitatori che, esattamente come loro, ogni giorno percorrono il centro di Firenze. Ma se il percorso nel Corridoio con i suoi scorci improvvisi sulla città è rimasto un'esperienza percettiva così peculiare, è proprio grazie alle decine e decine di volti che ci guardano mentre lo percorriamo.

La folla di ritratti e autoritratti che scorre ai nostri lati, i loro sguardi che ci accompagnano, rende infatti il percorso lungo il Corridoio un episodio cognitivo e sensoriale unico. Reso ancora più pregnante, se si vuole, proprio dalla difficoltà nel riconoscere, tra la moltitudine degli occhi che ci osservano quelli degli artisti più celebrati e noti -come Andrea del Sarto, i due Annibale Caracci, Rubens, Hayez, Chagall, Guttuso, Morandi, Sironi, Balla, Rauschenberg...

So bene quanto la scelta di Luciano Berti fosse considerata, da lui stesso, temporanea; e so bene quanto sia impervia la strada della storicizzazione di allestimenti temporanei negli spazi museali. Ma credo che, al netto delle opportune opere di adeguamento degli impianti di condizionamento dell'area e di controllo dei locali, al netto degli interventi per rendere il Corridoio accessibile con ingressi contingentati e finalmente sottratti alla speculazione delle agenzie private, perdere la straordinaria esperienza estetica e percettiva che oggi il Corridoio (con le sue opere) offre rischi di essere un errore. Ancor più grave se dovessimo ammettere, fra qualche mese, che il Corridoio spoglio dei ritratti è diventato il luogo di un passaggio veloce di folle inconsapevoli; un semplice intervallo in movimento tra le opere ospitate nelle sale di Palazzo Pitti e nelle Gallerie degli Uffizi.

Queste sono le ragioni della mia perplessità. I motivi per i quali credo, quantomeno, che valga la pena di sottoporre la scelta di spostare la collezione dei ritratti a una approfondita e pubblica riflessione. La decisione del Direttore degli Uffizi e del Comitato Scientifico di organizzare in autunno un forum di discussione a cui invitare esperti e curatori di altri spazi espositivi contingentati, va dunque nella giusta direzione.

http://www.huffingtonpost.it/stefano-boeri/firenze-corridorio-vasariano-_b_11658552.html?utm_hp_ref=italy


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