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in difesa dei beni culturali e ambientali

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La distruzione di beni artistici diventa un crimine di guerra
lorenzo simoncelli
22/08/2016 LA STAMPA


Per la prima volta in assoluto la Corte penale internazionale dell’Aia potrebbe condannare per crimini contro l’umanità un jihadista del Mali per aver distrutto monumenti storici e religiosi. Una pietra miliare nel diritto che d’ora in poi paragonerebbe omicidi di massa alla demolizione del patrimonio culturale.

L’imputato del processo, che da oggi entra nella fase finale per arrivare a sentenza entro fine settimana, è Ahmad Al Faqih al-Mahdi, noto come Abu Tourab, in custodia all’Aia dal 26 settembre 2015 con l’accusa di aver distrutto nel 2012 a Timbuctù nove tra moschee e mausolei costruiti tra il XIII e il XVII secolo. Un’azione voluta dal gruppo jihadista Ansar Dine, affiliato ad Al-Qaida nel Maghreb (Aqim), mirata a radere al suolo le tombe dei santi musulmani considerati apostati da parte dei terroristi. In quanto ex guida turistica, i terroristi misero al-Mahdi a capo della brigata Hesbah, con l’obbiettivo di eliminare le testimonianze dei santi sufi, profanare i simboli religiosi e bruciare i preziosi manoscritti del XIII secolo. Operazione riuscita solo in parte grazie all’azione eroica di Abdel Kader Haidara, un collezionista privato che venuto a sapere dei piani dei miliziani, nel pieno della guerra civile del 2012, riuscì a mettere in salvo quasi tutti i 400 mila manoscritti portandoli nella capitale Bamako via terra e via mare.

«Ci troviamo di fronte a un caso di sfregio della dignità e dell’identità di un’intera popolazione e delle sue radici etniche e religiose», ha affermato Fatou Bensouda, il pubblico ministero che guida le indagini. Arrestato dalle truppe francesi e detenuto in Niger prima di essere trasferito all’Aia, al-Mahdi è anche il primo imputato che si riconosce colpevole dei crimini di cui è accusato, come ha confermato anche il suo avvocato: «Vuole essere onesto con sé stesso e chiedere perdono alla gente di Timbuctù e del Mali».



Il suo non è il primo caso di jihadismo contro il patrimonio culturale. Era successo con i taleban in Afghanistan, colpevoli di aver fatto esplodere i Buddha di Bamiyan, e la stessa sorte era capitata ai tesori di Nimrud in Iraq e di Palmira in Siria a opera dello Stato Islamico.



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