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L'uomo che salva gli organi antichi "In Sicilia decine di gioielli in rovina"
MARIO PINTAGRO
20 agosto 2016 LA REPUBBLICA





L'uomo che salva gli organi siciliani dall'oblio e dalla distruzione ha messo a segno un altro dei suoi colpi: alle 21 a Chiusa Sclafani Franco Vito Gaiezza mostrerà la bellezza dell'ultimo restauro per il quale si è battuto, suonando lo storico organo costruito da Antonio La Valle nel 1637. Gaiezza suonerà musiche di Froberger, Braga, Merula, Frescobaldi, Quirici nella chiesa di San Sebastiano per far vedere e sentire la piena riuscita del restauro operato dall'organaro chiusese Giuliano Colletti, con il contributo dell'assessorato regionale Beni culturali e della Conferenza episcopale italiana. Una serata presentata da Giuseppe Liberto, ex direttore della Cappella musicale pontificia, che sarà interamente videoripresa dall'editore siciliano "Momenti" e proposta in un dvd per il progetto "Cantantibus Organis" del quale esistono dei promo su Youtube. Sarà anche prodotto un cd dedicato al quarto centenario di Froberger. Si tratta di un piccolo organo «ma pur nella limitatezza della tastiera e della pedaliera, — avverte Gaiezza — può senz'altro regalare emozioni, forse molto più di organi mastodontici».

Le musiche che saranno diffuse nella chiesa del piccolo paese della provincia palermitana però non riescono a nascondere l'amarezza degli addetti ai lavori visto lo stato di degrado di molti altri preziosi strumenti siciliani. Per un organo vecchio di quasi quattro secoli che torna a suonare, con le sue canne di piombo e stagno, con le sue pedaliere oliate a dovere, molti altri rischiano di finire a pezzi.

Gaiezza fa la mappa delle criticità, partendo da quello della "Gancia" a Palermo. «Fu realizzato da Raffaele La Valle nel 1615 — dice l'organista e compositore palermitano — che era padre di Antonino, costruttore dell'organo chiusese. È tra gli strumenti più importanti dell'isola, ma versa in uno stato pietoso, attaccato dai tarli e dalla cancrena alle canne».

Sempre a Palermo, nell'ormai abbandonata chiesa di Santa Caterina c'è un altro Antonio La Valle, a Santa Flavia nella chiesa madre c'è un organo di Giacomo Andronico a due tastiere che prevedeva anche un cembalo ai lati della tastiera.

«Si tratta di organi ormai in disuso — prosegue Gaiezza — dei quali si hanno poche notizie relative alla manutenzione. A Partinico, Marsala e Corleone ci sono organi costruiti da La Grassa, a Prizzi c'è un Giudici, a Buccheri un Polizzi, a Piazza Armerina in cattedrale c'è un Inzoli a due tastiere, a Ragusa un Serassi nella chiesa di San Giorgio e un altro organo nella cattedrale ».

Elencati così gli organi non danno il senso dell'evoluzione costruttiva degli strumenti. Ma Gaiezza ricorda che la tradizione organaria cominciò con i La Valle alla fine del ‘500 e proseguì con gli Andronico nel ‘700 e poi con Lugaro, Giudici e Polizzi un secolo dopo, per finire con il ‘900 rappresentato da Laudani e Giudici. Il restauro di Chiusa è costato meno di centomila euro, curato dalla bottega di Giuliano Colletti, che costruisce anche nuovi organi con appena quattro addetti. Altre botteghe operano ad Aci Sant'Antonio con Franco Oliveri, a Ragusa con Antonio Bovelacci, ad Agrigento con i Fratelli Cimino.

Si tratta di artigiani bravi, depositari di una cultura antichissima. E l'uomo degli organi non nasconde l'amarezza. In fondo basterebbe solo ampliare il capitolo di spesa regionale e magari dedicare meno spazio alla musica per le bande. Cinque milioni di euro sono stati appena dirottati per le bande musicali dei paesi. «Un controsenso — dice Gaiezza — visto che la musica delle bande si autofinanzia con i comitati dei festeggiamenti patronali. Ma gli organi no».



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