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Verona. «Qui si può scavare?». I dubbi di chi progetta la copertura dell’Arena
Alessio Corazza
Corriere del Veneto - Verona 24/8/2016

Verona. Il bando per il concorso internazionale di idee per la copertura dell’Arena di Verona è lungo appena una ventina di paginette: la metà delle quaranta circa che si ottengono mettendo insieme tutte le richieste di chiarimenti giunti a Palazzo Barbieri da parte dei tecnici e dei professionisti che, a quel concorso in scadenza il prossimo 9 settembre, intendono partecipare. E c’è chi chiede se si possa scavare dentro l’Arena.

VERONA. Il bando per il concorso internazionale di idee per la copertura dell’Arena di Verona è lungo appena una ventina di paginette: la metà delle quaranta circa che si ottengono mettendo insieme tutte le richieste di chiarimenti giunti a Palazzo Barbieri da parte dei tecnici e dei professionisti che, a quel concorso in scadenza il prossimo 9 settembre, intendono partecipare.

I quesiti sono i più diversi - alcuni tecnici, alcuni procedurali, molti di sostanza - e mettono in luce la complessità di tracciare un perimetro di regole condivise per dare forma a qualcosa che non solo nessuno ha mai fatto prima, ma che è anche difficile immaginare: un tetto per quello che è forse il più grande teatro all’aperto del mondo.

La copertura dell’Arena è un pallino del sindaco Flavio Tosi, che ha potuto lanciare il concorso di idee grazie a un contributo da 100mila euro del patron di Calzedonia Sandro Veronesi. Il bando richiede soluzioni progettuali «totalmente reversibili» per migliorare la fruibilità del teatro in caso di intemperie ma anche proteggere il monumento dagli effetti nocivi («dilavamento e disgregazione materica») delle piogge.

Due obiettivi, questi, che a molti professionisti paiono almeno potenzialmente in contraddizione e che hanno stimolato una prima raffica di domande ed in particolare: se la copertura debba proteggere l’Arena per gli spettacoli nei mesi estivi o anche nei mesi invernali; e se la struttura, che si immagina apribile, debba essere «fissa» oppure no. Sono questioni cruciali perché, ovviamente, le soluzioni progettuali in un caso o nell’altro sono antitetiche. Dal Comune rispondono semplicemente che la struttura si deve intendere come «permanentemente presente», ma smontabile a richiesta (in questo senso andrebbe inteso il concetto di «reversibile»).

Tutto chiaro? Non proprio. Perché se la copertura può essere usata anche d’inverno, va calcolato il sovraccarico per un’eventuale nevicata? E ancora: bisogna che proprio tutto sia coperto, oppure alcune parti (come i gradoni) possono restare scoperti? In definitiva, «a quale scopo si rende necessario che la copertura sia apribile» e con quale frequenza? Un po’ vaga la risposta del Comune, che ribadisce la necessità di «proteggere il monumento dalle avverse condizioni climatologiche».

Allo stesso modo, sono necessariamente vaghe le risposte a chi chiede lumi in merito a possibili soluzioni progettuali, come «sistemi di ancoraggio con dei ganci», coperture del tipo «a tenda retrattile», la possibilità inserire «elementi portanti verticali (colonne) all’interno dei setti murari esistenti» o di eseguire «scavi di fondazione nell’area dell’Arena (platea e palco): le valutazioni, rispondono da Palazzo Barbieri, sono di «esclusiva competenza» dei professionisti, in linea con il bando e con la documentazione fornita. A tal proposito: per alcuni la documentazione allegata al bando è insufficiente (uno lamenta di non aver trovato «alcun prospetto completo dell’Arena»), c’è chi richiede integrazioni, ma invano.

Notevole il dibattito sulle dimensioni degli elaborati e delle buste in cui inserirli. C’è chi attacca: «stabilire diversi e fantasiosi formati per le tavole di progetto», produrre «una relazione con un massimo di 100 pagine» o ancora «fissare un minimo di fo to per il rendering» sono richieste che «non trovano riscontro alcuno nella prassi corrente di stesura dei concorsi di idee». C’è chi invoca una proroga, visto che in agosto molti studi di architettura restano chiusi, ma anche qui il no è perentorio.

Non rima ne che attendere la presentazione dei progetti per capire se, e come, architetti e ingegneri saranno riusciti a far fronte a questi ostacoli. Al momento, sono una decina i plichi già approdati a Palazzo Barbieri. Al primo classificato, andrà un premio di 40mila euro, 20mila al secondo, 10mila al terzo.



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