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Terremoto riscopre l'Italia fragile, 7 anni dopo l'Aquila. I geologi: "Non c'è prevenzione, il disastro poteva essere evitato"
L'Huffington Post, Pubblicato: 24/08/2016 21:29 CEST Aggiornato: 24/08/2016 22:05


Non è stato solo il terremoto. Non solo. L’Italia scopre ancora una volta la sua fragilità nel modo più drammatico. Sette anni dopo il sisma dell’Aquila, esattamente sette anni dopo la più grave tragedia nazionale del secolo, la Penisola trema di nuovo lungo la sua dorsale appenninica e si sbriciola come un castello di sabbia. L’Italia si riscopre debole nella bellezza dei suoi borghi storici, dei palazzi antichi, dei vicoli stretti e tortuosi. L’Italia torna a piangere centinaia di vite spezzate da un sisma potente che non ha dato scampo a molti edifici di tre Comuni – Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto – letteralmente implosi e accartocciati su se stessi. Una devastazione legata sì al rischio sismico del nostro Paese, ma anche, a detta dei maggiori esperti nazionali, all'assenza di una cultura della prevenzione dei possibili effetti catastrofici del tallone d'Achille d'Italia.

Un bilancio gravissimo di un sisma di magnitudo 6.0 della scala Richter che tradizionalmente non spaventa troppo i sismologi. “L'Italia intera è ad alto rischio, proprio perché è un paese geologicamente giovane e di frontiera” spiega Francesco Peduto, presidente del Consiglio nazionale dei geologi, che parla di “almeno 24 milioni di italiani in zone ad elevato rischio sismico”. Un rischio aggravato dal fatto che “in Italia siamo ben lontani da una cultura di prevenzione” che riguardi soprattutto gli edifici. Lo afferma all’Huffpost Mario Tozzi, geologo molto noto al pubblico televisivo, secondo cui “l'Italia è arretrata come il Medio Oriente: in un paese avanzato una scossa di magnitudo 6 non provoca crolli e vittime”; secondo Tozzi, bisogna tornare a ripensare al territorio, è una “priorità assoluta” fare una “manutenzione antisismica di tutti gli edifici pubblici e privati”. Gli fa eco Massimo Cocco dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), che ricorda come da 6 anni ci sia la mappa di pericolosità sismica con “il nuovo codice per la costruzione di edifici sicuri: un progresso sostanziale che riguarda l’edilizia nuova e non quella pregressa, che ha bisogno di opere di adeguamento e messa in sicurezza”. D’altro canto, prova ne sia il fatto che uno dei borghi più vicini all’epicentro, il Comune umbro di Norcia, si è salvata con pochi danni grazie alla “buona ricostruzione” successiva ai terremoti del 1979 e del 1997.

Ad Amatrice si registra il bilancio più grave. Dopo il sisma uno dei borghi più belli d’Italia, noto in tutto il mondo per la pasta all’amatriciana, ormai non esiste più. È stato “tradito” proprio dall’amatriciana che, come ogni anni, aveva attirato ad agosto moltissime persone dall’Italia e dall’estero. Era la settimana della festa, sabato si sarebbe celebrato il 50esimo anniversario della sagra dell’amatriciana e il Paese era popolato come mai nel resto dell’anno. L’Hotel Roma, dal 1897 celebre grazie al suo ristorante per la pasta, è uno dei luoghi simbolo della tragedia e ancora non ha restituito tutti i corpi che si pensa abbia inghiottito sotto le macerie. Amatrice è stata rasa al suolo: non c'è una casa del centro storico che non sia da abbattere o pericolante se ad atterrarla non ci ha già pensato il terremoto. Anche le parallele ai lati del corso sono nelle stesse condizioni: impraticabili per crollo totale.

Il borgo di Amatrice è un cumulo di macerie

La grande paura ha svegliato l’Italia nel cuore della notte. Alle 3:36: una scossa secca, senza alcun preavviso, con epicentro vicino Accumoli, in provincia di Rieti, si è propagata come una scheggia nel Centro Italia, provocando danni e vittime in tre Regioni: Lazio, Marche e Umbria. Alle 4.33 la terra trema di nuovo: una seconda scossa, di magnitudo 5.4, con epicentro a Norcia, in provincia di Perugia, avvertita anche a molti chilometri di distanza, da Rimini a Bologna, da Roma a Napoli.

L'orologio del campanile fermo alle 3.36

Il bilancio delle vittime si aggiorna drammaticamente, di ora in ora. Tanti i bambini, molti anche gli anziani. Prima 10, poi 38, poi 54, quindi 70, poi 80. Matteo Renzi alza bruscamente l'asticella a 120 vittime, ma i numeri, ammette, potrebbero salire. Si scava ancora e si spera. Gli uomini della Protezione civile lavorano incessantemente per cercare di estrarre dalle macerie dei palazzi le persone che risultano ancora disperse. La terra, intanto, trema ancora: pochi minuti prima delle 20, una nuova violenta scossa si è propagata nell’area di Pescara del Tronto, facendo muovere le strutture di acciaio e le tende nel vicino campo di soccorso allestito dalla Protezione civile. Dalla scorsa notte, secondo quanto riferito dall’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia, si sono susseguite circa 250 scosse e l’attività sismica continua a essere “piena e forte”.

Chi è sopravvissuto al sisma ora deve fare i conti con una casa che non c’è più. Sono quasi quattromila tra le due regioni le persone costrette a lasciare le proprie case o quelle affittate per le vacanze. Il numero più alto ad Accumoli, dove gli sfollati sono 2.500; molti i villeggianti per i quali si sta allestendo un riparo, con il sindaco che comunque li invita a lasciare il paese. A Pescara del Tronto la Protezione Civile conta di poter ospitare fino a 250 persone, grazie alle tende montate dai volontari e erette accanto ad una cucina che servirà ad offrire un pasto caldo. Un altro grande centro è stato allestito a Rieti, mentre gli albergatori dell'Aquila mettono a disposizione le proprie strutture. Ovunque è il terrore che domina gli sguardi dei sopravvissuti. Il campo sportivo del paese è stato trasformato nel quartier generale dei soccorritori. Le tende verranno montate solo domattina. Ma i più anziani non vogliono allontanarsi dalle loro case e dalla loro vita. Chi può mette al riparo mobili, elettrodomestici, e qualsiasi cosa sia stata risparmiata dal sisma. Ma si dormirà fuori, alla peggio nelle auto parcheggiate sui prati. In quasi tutte le frazioni dell'area le strade sono deserte. Famiglie in lacrime caricano i bagagli in auto e vanno dai parenti a Roma, Firenze, Ancona, o se possibile ancora più lontano. Per tanti altri sarà una notte all'aperto. Sette anni dopo, l’Italia si riscopre fragile. E le tendopoli, di nuovo, diventano l’immagine emblematica di un'Italia che soffre e non ha imparato la lezione dell'Aquila.



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