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Servono 4,5 miliardi di euro per salvare i centri storici dai terremoti
di Sergio Rizzo
25 agosto 2016 CORRIERE DELLA SERA


Manca un censimento delle aree a rischio terremoto. La messa a norma degli immobili pubblici prevista da unordinanza del 2004 rimasta lettera morta. Mettere in sicurezza antisismica gli edifici storici costerebbe tra mille e 2 mila euro al metro quadro



La maledizione la memoria corta. Tutte le volte si ricomincia daccapo. Dopo ogni terremoto ripartiamo da zero, dimenticando tutto quello che stato fatto prima, dice Roberto Di Vincenzo, il coordinatore del progetto Officina LAquila. Nel Paese pi fragile e prezioso dEuropa mancano perfino i fondamentali. Non sappiamo quante case sono in quei bellissimi centri medievali aggrappati sulle colline dellAppennino. N conosciamo le condizioni reali di quel patrimonio immenso, a cominciare dagli edifici che verrebbero gi al primo starnuto. I catasti sono inaffidabili. I fascicoli di fabbricato, ancora purtroppo una chimera.

Il primo passo devessere dunque colmare questa micidiale lacuna. Ricostruire la memoria perduta, con un censimento serio e approfondito delle abitazioni, degli edifici che hanno un valore storico artistico, degli immobili pubblici. Dar fastidio, statene certi. Verrebbero fuori tantissime magagne. Si scoprirebbe per esempio che la maggior parte degli edifici pubblici non sono a norma e magari non rispettano neppure le normative antisismiche pur essendo in zone dove il rischio del terremoto incombente. Ospedali, scuole, municipi. Pure caserme dei carabinieri che occupano stabili presi in affitto da privati, senza che siano state verificate, c da supporre, le condizioni statiche. Nel 2007, dieci anni dopo il terremoto che ha sconvolto alcune aree interne di Marche e Umbria, lex capo della Protezione civile Guido Bertolaso parl pubblicamente di almeno quindicimila scuole a rischio sismico. E i crolli di edifici sono una costante in tutti i terremoti registrati negli ultimi quarantanni. Ora si apprende che la messa a norma degli immobili pubblici prevista da unordinanza governativa del 2004. Una semplice ordinanza, rimasta praticamente lettera morta.

Salterebbero fuori milioni di abusi. E verrebbero alla luce anche le pesanti responsabilit dei politici autori di piani regolatori sconsiderati dettati solo da interessi affaristici o elettorali. Al tempo stesso risulterebbe impossibile occultare i lavori di ristrutturazione fatti con i piedi, capaci paradossalmente di peggiorare la resistenza alle scosse. Ma un censimento lunica cosa da fare, e subito, se davvero vogliamo evitare unaltra Amatrice.

[Esplora il significato del termine: La mappatura del territorio a rischio rimasta sempre lettera morta. Laveva invano proposta gi nel 1993 lurbanista e deputato ambientalista Sauro Turroni, che fra le tante cose era stato anche per nove mesi consulente di Bertolaso per il terremoto dellAquila. Ieri lui ha scritto una lettera aperta a Matteo Renzi proponendo di mettere in catene i nostri centri storici a rischio per difenderli dai terremoti. Intervenire in modo leggero su 513 milioni di metri cubi costruiti prima del 1945 potrebbe costare al massimo, dice Turroni, quattro miliardi e mezzo.] La mappatura del territorio a rischio rimasta sempre lettera morta. Laveva invano proposta gi nel 1993 lurbanista e deputato ambientalista Sauro Turroni, che fra le tante cose era stato anche per nove mesi consulente di Bertolaso per il terremoto dellAquila. Ieri lui ha scritto una lettera aperta a Matteo Renzi proponendo di mettere in catene i nostri centri storici a rischio per difenderli dai terremoti. Intervenire in modo leggero su 513 milioni di metri cubi costruiti prima del 1945 potrebbe costare al massimo, dice Turroni, quattro miliardi e mezzo.

Una cifra analoga a quella impegnata finora per la ricostruzione degli edifici privati a LAquila. E proprio dal capoluogo abruzzese, se vogliamo rompere con un passato di memoria corta, si deve partire. La ricostruzione qui rimasta ferma per pi di cinque anni, con lufficio speciale sommerso da una marea sterminata di pratiche, ognuna delle quali riguardava una singola abitazione. Finch c stata la svolta degli aggregati, che era stata anchessa proposta da Turroni in uno schema di ordinanza messo a punto nei primi mesi del dopo terremoto. Si cio stabilito che la ricostruzione privata dovesse procedere per blocchi interi dove gli edifici sono collegati strutturalmente, affidati con gara a una singola impresa, essendo tutti i proprietari daccordo e consorziati. Loperazione ha permesso di trasformare lAquila nel cantiere di consolidamento antisismico pi grande del mondo. Per giunta su edifici storici. Sulla citt svettano 114 gru, con 583 cantieri aperti di cui 227 nel centro urbano. In poco tempo sono stati innescati interventi sulledilizia privata per 4 miliardi 377 milioni, con un risparmio di 473 milioni rispetto alla spesa prevista, grazie anche alle economie di scala garantite dallintervento su interi aggregati urbani. Pezzi di citt, per capirci, considerati alla stregua di condomini. Lesperienza dellAquila dimostra che procedendo cos, e con le tecniche modernissime e i materiali ormai a disposizione, si possono mettere immobili antichi nelle condizioni di resistere a forti terremoti con un costo che oscilla fra 1.000 e 2.000 euro al metro quadrato. Il prezzo della ristrutturazione di una casa normale.



La domanda se il modello aquilano degli aggregati non si possa applicare anche ad altri centri storici a rischio, ma prima che abitazioni e chiese del Quattrocento (e anche ospedali e caserme) vengano gi. A costi economici e umani, ovviamente, assai inferiori. Il problema sono per sempre i soldi che mancano, anche se un simile piano straordinario di messa in sicurezza dei borghi e dei centri storici, partendo dalla dorsale appenninica, potrebbe essere finanziato attingendo ai fondi europei.

Perch dunque non provarci? O meglio aspettare il conto del prossimo terremoto, magari tornando alle care pratiche individuali, casa per casa, che alimentano il vecchio rassicurante sistema clientelare dove tutti lucrano, dal geometra al proprietario? Magari con qualche imprenditore che di notte ride nel letto pensando ai quattrini che si possono fare con un terremoto? La verit che si finirebbe per mettere in seria crisi quella definita da Turroni nella lettera a Renzi lindustria delle catastrofi che fa girare un sacco di soldi. Li fa girare nei puntellamenti degli edifici con i tubi innocenti, affittati a 25 euro per ogni snodo come a LAquila: e pi i muri restano puntellati e le facciate dei palazzi ingabbiate, pi denari girano. Li fa girare negli appalti. E nelle cose che non centrano un fico secco, come la ripresa produttiva del Molise dopo il terremoto del 2002 finanziata con 454 milioni pubblici. Pensate: 1.458 euro per ogni molisano.

http://www.corriere.it/economia/16_agosto_26/censimento-catene-45-miliardi-salvare-centri-storici-20586eb8-6b03-11e6-a743-cbace9857496.shtml


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