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«No a città nuove, rinascano dov’erano»
Lorenzo Salvia
Corriere della Sera 26/8/2016

Il ministro Delrio respinge le scelte per L’Aquila del 2009: ma siano i sindaci a decidere

«Stavolta saranno i sindaci a decidere. E credo che tutti preferiranno ricostruire il proprio paese lì dov’era, non di abbandonare quello vecchio per farne uno nuovo da un’altra parte». In un’intervista al Corriere della Sera , il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, sembra escludere per le zone terremotate il modello delle new town ma ribadisce che verrà ascoltata la gente: «Il governo non forzerà la mano».

ROMA «Ogni terremoto ha la sua storia, non voglio giudicare le scelte fatte nel 2009 all’Aquila. Però...» Però? «Stavolta a decidere saranno i sindaci. E credo che tutti preferiranno ricostruire il proprio paese lì dov’era, non di abbandonare quello vecchio per farne uno nuovo da un’altra parte». Il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio è appena uscito dalla riunione che ha stanziato i primi 50 milioni per il sisma dell’altra notte.

No alle new town, dunque, a differenza dell’Aquila?

«La decisione verrà presa quando usciremo dall’emergenza vera e propria. Adesso è il momento di scavare, per tenere accesa la speranza di chi è stato colpito da questa tragedia tremenda. Ma quando imposteremo la ricostruzione daremo la parola a chi rappresenta la gente del posto».

Perché è sicuro che nessun sindaco sceglierà di ricostruire in un altro posto?

«Perché sono stato sindaco, come Matteo Renzi. E le nostre città sono la nostra storia, tanto più in quei piccoli borghi che rappresentano il cuore dell’Italia. La gente che vive lì va ascoltata, il governo non forzerà la mano».

La ricostruzione, però, ha tempi più lunghi rispetto alle new town.

«E questo è il vero problema. Il tema è ridurre al minimo la durata degli attendamenti e far ripartire subito i servizi, a cominciare dalle scuole: non dico fin dal primo giorno, ma subito dopo i bambini dei paesi colpiti dovranno tornare sui banchi».

Per fare questo servono decisioni rapide. Ci sarà un commissario del governo?

«Decideremo con calma. Adesso è il momento di aiutare le famiglie e star loro vicino. Il tempo del dolore e dell’emergenza non è finito. Però so per esperienza che ha funzionato bene il modello dell’Emilia Romagna dove il commissario era il presidente della Regione. Le scelte vanno concordate con il territorio, fatte insieme e non calate dall’alto. Altrimenti non funzionano».

C’è una stima dei danni?

«No, serviranno diversi giorni. La rilevazione va fatta casa per casa, infrastruttura per infrastruttura».

Per il terremoto dell’Aquila la spesa programmata fino al 2029 è di quasi 14 miliardi. Arriveremo alla stessa cifra?

«Difficile dirlo ma non credo. I comuni colpiti allora avevano 140 mila abitanti. Stavolta siamo a poche migliaia».

Chiederemo all’Unione Europea che i soldi spesi per l’emergenza e la ricostruzione non vengano conteggiati nel tetto del 3% per il deficit?

«Siamo davanti a circostanze eccezionali. Non credo ci siano dubbi nemmeno in Europa. Sarebbe importante che restassero fuori anche i soldi che spenderemo per prevenire queste tragedie».

Si stima che per mettere in sicurezza tutte le costruzioni italiane servirebbero 360 miliardi di euro. La cifra è corretta? E, soprattutto, lo sforzo è sostenibile?
«L’ordine di grandezza è quello e nel lungo periodo non solo ce la possiamo ma ce la dobbiamo fare. Anche perché solo tra il 2010 e il 2012 abbiamo speso 4 miliardi di euro per riparare i danni».
Renderete obbligatoria l’assicurazione della casa contro il rischio sismico?
«L’ipotesi era stata valutata quando abbiamo discusso la riforma della Protezione civile. Ma poi è stata scartata e sono contento così».
Ma oggi chi l’assicurazione la fa su base volontaria non può nemmeno scaricarla dalle tasse. Non è assurdo visto che sono detraibili, per dire, anche le spese per il veterinario?
«Questo è oggettivamente un paradosso. Ma il vero obiettivo è rafforzare gli sconti fiscali per chi fa interventi di ristrutturazione anti sismica».
Gli sconti ci sono già.
«Ma il meccanismo non funziona nei condomini. Devono essere tutti d’accordo, alcuni non se lo possono permettere, altri non pagano le tasse perché hanno un reddito basso e quindi non sono interessati a uno sconto fiscale. Troveremo un meccanismo semplice per aiutare le famiglie a fare questo passo».
Ma pensate solo a sconti fiscali o anche a un intervento dello Stato, insomma a soldi freschi da mettere sul piatto?
«Certo che ci vuole anche un intervento diretto dello Stato. Ma non mi chieda quanto stanzieremo perché prima bisogna fare un piano organico e poi metterci le risorse che servono».
Ministro, si dice che con la prevenzione non si vincono le elezioni. Non saranno mica le solite promesse del giorno dopo, che evaporano nel giro di qualche settimana?
«Il tempo ci giudicherà, non ci sono più alibi: noi italiani siamo bravissimi a rialzarci, come stiamo dimostrando anche in queste ore difficili. Ma dobbiamo anche imparare a cadere il meno possibile».



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