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Firenze, la mappa del rischio sismico La zona fragile? Intorno a Porta al Prato
Lisa Baracchi
Corriere fiorentino 28/8/2016

L’ingegnere: in centro il 90% degli edifici va adeguato alle norme antisismiche

Uno studio del Comune e dell’Università di Firenze mette in evidenza le zone della città che si trovano su un terreno più instabile in caso di terremoto, come quella intorno a Porta al Prato. Nel centro storico si trova il 90% di edifici che avrebbero bisogno di essere adeguati alle normative antisismiche.

Uno studio del Comune e dell’Università di Firenze mette in evidenza le zone della città che si trovano su un terreno più instabile in caso di terremoto, come quella intorno a Porta al Prato. Nel centro storico si trova il 90% di edifici che avrebbero bisogno di essere adeguati alle normative antisismiche.Uno studio del Comune e dell’Università di Firenze mette in evidenza le zone della città che si trovano su un terreno più instabile in caso di terremoto, come quella intorno a Porta al Prato. Nel centro storico si trova il 90% di edifici che avrebbero bisogno di essere adeguati alle normative antisismiche.I rischi per le case fiorentine in caso di terremoto? Sono ipotizzati e riassunti in una mappa, dove dal bianco che indica il basso pericolo si passa al giallo del pericolo «medio» e si arriva alla zona «più fragile» quella arancione, concentrate in un’area che abbraccia il piazzale di Porta a Prato, viale Belfiore, viale Redi fino a parte di via Circondaria. Anche se il 90 per cento degli edifici più bisognosi di adeguamenti antisismici si trova nel centro storico (secondo una stima che accomuna i centri storici delle città italiane).

La mappa di «pericolosità sismica» nasce dall’incrocio di una serie di informazioni: quelle del «database geologico» conservato dal Comune di Firenze che «fotografa» gli strati che si trovano nel sottosuolo della città e quelle dello studio del passaggio di onde sismiche nei vari strati del terreno. Ci ha lavorato il gruppo di geofisica sperimentale del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze che ha curato negli ultimi mesi anche le verifiche sismiche su alcuni degli edifici strategici, da Palazzo Vecchio, al Campanile di Giotto fino all’Accademia di Belle Arti.

La mappa della pericolosità sismica è in definitiva la bussola che serve ai tecnici per progettare i nuovi edifici e mettere in sicurezza quelli esistenti. Perché a influenzare la scelta degli interventi da parte dei tecnici sarà senz’altro anche la posizione di un edificio nelle zone della città: una scossa creerà ben più oscillazioni su una casa che si trova su sedimenti fluviali, cioè lasciati dell’Arno, rispetto a una che si trova su un terreno roccioso, come verso Fiesole.

Ma ogni edificio è un caso a sé, impossibile generalizzare, avvertono i tecnici, per capire la probabile resistenza al terremoto di una casa serve la valutazioni della vulnerabilità (che classifica gli edifici in funzione dei materiali e delle tecniche con cui sono costruiti).

Spiega Andrea Vignoli, professore del dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell’Università di Firenze che ha coordinato il gruppo che in passato ha lavorato per accertare i danni dopo i terremoti in Umbria, Marche, Abruzzo, Emilia: «A livello nazionale sappiamo che il 70 per cento degli edifici avrebbe bisogno di essere adeguati, nei centri storici la percentuale sale anche al 90 per cento, mentre scende al 60 nelle zone periferiche con case costruite dopo il 1982», la data di arrivo in Toscana delle prime norme antisismiche. Sulla cultura della prevenzione è necessario lavorare, come insiste Alessandro Romolini che fa parte della commissione emergenza sismica dell’Ordine degli architetti di Firenze (e del gruppo di volontari che lavora sulla prevenzione e sulla pianificazione della ricostruzione post emergenza): «Quelle che abbiamo sono ipotesi di come una zona risponderebbe alle sollecitazioni dell’onda sismica a cui affiancare le verifiche sismiche sugli edifici: una struttura in cemento armato risponderà meglio di una in muratura, ma se progettata con certe caratteristiche frequenti prima del 1974 e delle norme antisismiche, sarà più vulnerabile, come abbiamo visto a L’Aquila. Altro esempio, un edificio in muratura con pietre fluviali avrà più danni di uno con pietre e mattoni regolari».

Nuovi solai, incatenamento dei muri, isolatori sismici, telai a croce: quanto costa migliorare la sicurezza antisismica della propria casa? Dai 100 ai 300 euro a metro quadrato secondo le stime più recenti.



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