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Venere e Laocoonte A Brera la galleria dei gessi d’autore
Francesca Bonazzoli
Corriere della Sera - Milano 11/10/2016

Il presidente dell’Accademia di Brera, Galateri di Genola, lascia l’incarico il 18 novembre con l’inaugurazione del deposito sotterraneo dei gessi. In restauro la Venere; il «Poseidone pop» e il Laocoonte con falce e martello.Quando, il prossimo 18 novembre, Marco Galateri di Genola lascerà la presidenza dell’Accademia di Brera a Livia Pomodoro, inaugurerà il suo lascito più prestigioso: il deposito sotterraneo dei gessi dove verranno conservati in modo degno i calchi di capolavori come la Porta del Paradiso del Ghiberti. Forse, però, per quella data, Galateri non avrà fatto in tempo ad apporre la firma sul progetto Grande Brera.

Quarant’anni sono volati via in annunci e quando finalmente si era giunti a un passo dalla firma, prevista per giovedì, la spartizione del Palazzo di Brera ha rimesso i coinquilini in gran subbuglio. L’accordo fra Pinacoteca, Accademia e Istituto lombardo di scienze e lettere è saltato in dirittura d’arrivo perché i contendenti, che forse non si aspettavano che la decennale palude si fosse alla fine prosciugata, sentiti soffiare venti di sospetto reciproco, sono voluti rientrare in partita lanciando allarmi a mezzo stampa e denunciando di essere stati tenuti all’oscuro. Come nel caso del gruppo di docenti dell’Accademia che ha fatto pervenire al Corriere la bozza di accordo ricevuta, sostengono, a giochi fatti.

«Una minoranza», spiega Galateri di Genola. «L’incendio non è partito da lì. Brera oggi è un piccolo paradiso nel rapporto fra le diverse istituzioni che ci convivono. Con il direttore James Bradburne siamo in ottimi rapporti, come lo ero con la precedente direzione. Lo scambio di spazi fra le due istituzioni non è un’imposizione da parte di nessuno e il fatto che esista una minoranza contraria, con cui peraltro sono in ottimi rapporti, è sano».

Eppure la firma è saltata. Il Miur (da cui dipende l’Accademia) ha preso tempo e altrettanto ha fatto il ministero della Difesa (che deve concedere la caserma Mascheroni all’Accademia). «È solo una questione di tempi necessari per il suo studio, ma il progetto spero andrà in porto. Sarebbe da stupidi perdere i 40 milioni che questa volta, a differenza di tutte le altre, sono davvero disponibili. Il progetto della Grande Brera non è né della Pinacoteca né dell’Accademia, ma dello Stato e coinvolge appunto i tre ministeri che lo stanno ancora discutendo. Per questo fin dal mese di luglio ho mandato la lettera con la prima bozza di accordo sulla definizione degli spazi al consiglio accademico: perché ne prendessero visione».

Risultato: alcuni docenti si sono messi di traverso. Ma è storica anche la conflittualità tra gli organi di governo dell’Accademia (collegio docenti, consiglio accademico, direzione e consiglio di amministrazione). «Il lavoro di questi anni si è però sempre svolto in collaborazione col direttore e il consiglio di amministrazione che ha votato all’unanimità tutte le delibere. Resta, questo sì, un problema di governance . Per esempio non ci sono riunioni congiunte fra il consiglio di amministrazione e quello accademico. Forse il clima di sospetto è dovuto alle precedenti esperienze perché sotto la mia gestione non è mai avvenuto che fossero prese decisioni sulla testa delle persone. Ma ribadisco che nessuno dentro l’Accademia è contrario all’ampliamento degli spazi nella caserma Mascheroni». Di traverso si è messo anche l’Istituto lombardo di scienze e lettere che occupa alcuni spazi del Palazzo concessi nel 1810 da Napoleone. Dovrebbe cederli temporaneamente, solo per la durata dei lavori, ma nel timore di essere estromesso per sempre, ha fatto sentire la sua voce sostenendo che la Pinacoteca sta tentando di calpestare i suoi diritti imperiali. E così ecco tornato puntuale il gioco delle tre carte che finora ha portato all’immobilismo. Gioco in cui si è inserita anche l’indignazione dell’architetto Bellini per l’accantonamento del progetto vinto nel 2009 per la risistemazione di Brera. Secondo Galateri è un «piano ormai scaduto» che non ha trovato e mai troverà un accordo con l’Accademia e quindi meno male che anche Bradburne l’ha abbandonato. Nella sala dove l’architetto Bellini voleva mettere la gipsoteca c’è un’importante biblioteca storica molto frequentata, mente la gipsoteca è già quasi pronta nei sotterranei. Ma la netto delle beghe, qual è stata l’esperienza più bella del presidente uscente? «La sintonia con gli studenti. Mi hanno sempre appoggiato e io da loro ho imparato ad apprezzare l’arte contemporanea. Penso che quella parte di città radical chic che vede gli studenti come un disturbo sbaglia. Loro sono il nostro futuro».




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