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PRATO. Reperti etruschi, il Pit li destina a Campi
11 ottobre 2016 IL TIRRENO




È nella pianificazione regionale che il mistero del “trasloco” si chiarisce, domenica partirà la seconda “Marcia Giusta”
11 ottobre 2016



Si chiama “La marcia giusta” e viene fatta per il secondo anno consecutivo. In un giorno non casuale, il 16 ottobre (partenza da piazza del Comune alle 14,30) lo stesso dell’inaugurazione del nuovo Pecci. Archeologia contro contemporaneità, uno scontro singolare.

“La marcia giusta” è per Gonfienti, per gli scavi “dimenticati” e, per dirla con le parole di Maila Ermini , «ancora più necessaria oltre che per il sostanziale abbandono e disinteresse per l’area archeologica, anche per lo “scippo”dei reperti trovati a Prato che saranno collocati a Rocca Strozzi di Campi Bisenzio».

Ecco appunto, i reperti che dopo l’esposizione in anteprima del 25 e 26 settembre scorsi nel futuro museo archeologico di Campi, sono stati reimballati e attendono - sempre a Campi - collocazione definitiva e il cui trasloco ha colto di sorpresa molti, primi tra i quali i sindaci che si sono succeduti dal 1984 fino a oggi.

E siccome le amministrazioni “parlano” con gli atti perché le “strette di mano” non sono sufficienti a formalizzare decisioni, è sugli atti che bisogna cercare quando, nero su bianco, è stato scritto che kylix e pezzi di pregio rinvenuti a Gonfienti dovevano trovare una casa diversa da quella d’origine una volta terminata la mostra a Palazzo Pretorio “L’ombra degli etruschi”.

La prima cosa certa è che per quanto si cerchi negli archivi degli atti del Comune e della Provincia di Prato, la soluzione Rocca Strozzi come domicilio dei pezzi etruschi non compare mai. Ma non c’è solo Prato.

Partiamo dal 2003 (delibera della giunta provinciale, Daniele Mannocci alla presidenza) nella quale la Provincia aderisce all’accordo di programma (con i Comuni di Prato, Campi Bisenzio, Provincia di Firenze) con il quale si avvia il percorso «per l’identificazione dell’esatta estensione della Città Etrusca sul Bisenzio nei comuni ci Prato e Campi Bisenzio”. Un salto di qualche anno (trascorso, tra l’altro, con la firma di Prato, Pistoia e l’Empolese del protocollo d’intesa, nel 2006, per l’istituzione del Parco della piana nel quale l’anno prima erano entrati Campi, Firenze e i Comuni dell’hinterland fiorentino e con il tentativo, tra il 2007 e il 2008, poi fallito, di realizzare un museo dei reperti di Gonfienti a Villa Niccolini) e si arriva nel 2010 quando si firma un nuovo protocollo d’intesa tra le Province di Firenze e Prato, i Comuni di Prato, Carmignano, Campi Bisenzio e Interporto “per la valorizzazione del patrimonio dell’area archeologica di Gonfienti e del Comune di Carmignano”. In quell’accordo si decidono diverse questioni: di continuare gli scavi, si parla di Parco Archeologico della Piana, si nomina la Provincia di Prato “ente coordinatore del progetto parco archeologico esteso a Carmignano e ad altri soggetti dei quali si rivelasse opportuno il coinvolgimento”, si prende la decisione di recuperare fondi ma niente di più. Nel 2012 la Fondazione Cassa, Soprintendenza e Regione firmano il terzo protocollo d’intesa, poi allargato alla Provincia di Prato per lo stanziamento di 400.000 euro (200.000 la Provincia, 200.000 la Fondazione) per scavi, messa in sicurezza dell’area.

Si arriva nel 2013 quando, non a Prato ma a Firenze, in Regione(ma è difficile credere che gli amministratori locali non ne fossero a conoscenza) si delinea il Piano di indirizzo territoriale (Pit) nel quale entra il Parco della Piana che ingloba l’area archeologica di Gonfienti.

E’ in quel documento che effettivamente le questioni si chiariscono: il Pit prevede la costituzione di un centro servizi, nel Mulino di Gonfienti, per la “conservazione, documentazione e valorizzazione della città etrusca e del territorio di Gonfienti che comprenda servizi per il pubblico” (con percorsi multimediali, definizione della gestione eccetera) ma prevede anche che “in comune di Campi Bisenzio dove è stato finanziato il recupero di Rocca Strozzi” sia questo edificio a diventare “il museo del territorio con la collocazione di parte dei reperti provenienti dall’area archeologica di Gonfinenti”.

Nello stesso anno Campi dà il via al primo lotto di lavori per Rocca Strozzi che procedono velocemente fino ad arrivare al febbraio 2016 dove una delibera riguarda il finanziamento delle piste ciclabili d’acceso al museo a partire dall’area archeologica di Prato. L’ultimo atto reperibile sulla vicenda con la partecipazione di Prato è del 2014: un altro protocollo d’intesa (il quarto), firmato con Regione, Provincia e Comune. Nell’ambito degli interventi sulla sicurezza si individua lo sviluppo culturale come priorità. E con Museo Pecci e Cascine di Tavola anche l’area archeologica di Gonfienti entra nelle istituzioni da “valorizzare”, in particolare sotto il profilo dell’accessibilità e fruizione. Si parla di prosecuzione
degli scavi (di proprietà del ministero), di gestione dell’area e di favorire “la creazione di una rete per l’archeologia che consenta un effetto di valorizzazione reciproca tra l’area di Gonfienti e quella di Carmignano”. Di Campi e dei reperti non si fa parola.

Cristina Orsini



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