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Napoli, l'accusa dei direttori dei musei: "Regione e Comune non ci aiutano"
di ANTONIO FERRARA
19 ottobre 2016 LA REPUBBLICA




Forum a "Repubblica" con i manager di Capodimonte (Sylvain Bellenger), Reggia di Caserta (Mauro Felicori), Museo archeologico nazionale di Napoli (Paolo Giulierini) e Parco e museo di Paestum (Gabriel Zuchtriegel) a un anno dall'insediamento


I quattro direttori dei musei autonomi della Campania (Museo archeologico nazionale di Napoli, Capodimonte, Reggia di Caserta e Parco archeologico di Paestum) tracciano un bilancio a un anno dall'insediamento nel corso di un forum nella redazione di Repubblica. Dalla loro, Paolo Giulierini, Sylvain Bellenger, Mauro Felicori e Gabriel Zuchtriegel portano in dote la crescita dei visitatori con medie dal 20 al 60 per cento e un programma di attività che ha fatto riemergere i beni culturali campani dall'oblio.

Ma restano i problemi di organizzazione, che vuol dire difficoltà di relazioni sindacali e impossibilità di gestire il personale. Per i direttori, insomma, la riforma Franceschini che ha reso autonomi 20 musei italiani (a fine dicembre saranno 29) era "urgente, necessaria ma è già insufficiente", perché - a parte i 4 musei autonomi e l'altro sito dotato di autonomia (Pompei) - restano numerose difficoltà nella gestione dei musei.

A partire dal caso del Polo museale della Campania (che comprende 28 istituti) e che difficilmente potrà funzionare al di là dei meriti dei dirigenti responsabili, come Anna Imponente arrivata da pochi mesi a Napoli. Ma sono Regione e Comune di Napoli a finire sotto accusa: manca una strategia di promozione turistica che affianchi l'azione dei musei, ancora scarsa è la segnaletica. E manca l'idea di un sistema museale a Napoli come offerta:in alberghi o ristoranti non si promuovono i musei, il cammino è ancora lungo.

Ma i direttori mettono in campo alcune proposte: superare il Polo museale e affidare a loro la gestione dei siti "minori" simili per tematismi e tipologia; autonomia anche nella gestione del personale; sviluppare una promozione turistica che tenga conto e punti sui musei da parte di Regione e Comune di Napoli.

Che bilancio fate della vostra esperienza, dopo 12 mesi di attività?

Felicori (Reggia di Caserta): "Molto positivo. La Reggia di Caserta era in un cono d'ombra, abbiano fatto lavoro di comunicazione e iniziato a ridarle la dignità che merita, con una crescita del 40 per cento dei visitatori. Il museo è un'azienda e il numero dei visitatori è certo un indicatore, ma se hai idea elitaria della cultura ti stanno bene anche pochi visitatori. Invece deve migliorare il funzionamento della macchina: il museo dovrebbe essere come la Ducato o la Lamborghini. Godiamo poi dell'attenzione del governo per i restauri. In sintesi: grande successo di comunicazione, grande impegno per i restauri, affanno nel funzionamento quotidiano".

Giulierini (Archeologico): "Dopo 12 mesi si è capito che serviva la figura del direttore nel museo. La controprova non è stata solo data dai risultati eccezionali, ma dal fatto che chi c'era prima faceva il conservatore e ora lo fa ancora meglio. Come direttori noi integriamo figure che c'erano già. Non c'era l'identificazione tra museo e direttore, invece noi ci mettiamo la faccia. Si crea un patto di reciproca responsabilità con i cittadini: quello che noi presentiamo è di fatto un programma politico e culturale che sarà oggetto di verifica da parte del pubblico: è uno scatto enorme. Perché il museo torna a essere proprietà non degli storici dell'arte o degli archeologi, ma dei cittadini. I dati vedono un incremento medio del 20 per cento di visitatori, supereremo i 400mila visitatori".

Zuchtriegel (Paestum): "Siamo l'unico dei 20 musei in una zona rurale e abbiamo la fortuna di avere la ferrovia sul posto. Stiamo lavorando con Giulierini e con i direttori dei musei di Reggio Calabria e di Taranto all'Intercity della Magna Grecia che fermi a Napoli e a Paestum . Trenitalia è molto disponibili. Abbiamo altissima percentuale di visitatori italiani che vengono da fuori, il 25-30 per cento sono francesi, americani e tedeschi. Quasi tutti vengono una volta nella vita, e per questo abbiamo cominciato con un abbonamento annuale a 15 euro. Organizziamo concerti, spettacoli che sono inclusi nel biglietto. Il nostro obiettivo è incrementare il legame col territorio. È possibile fare di Paestum un centro culturale e sociale come tutti i grandi musei, ma solo che in un contesto diverso. Vogliamo essere un luogo per la cittadinanza, per le scuole del Cilento e della piana. Non sarà mai come un museo di Napoli o Roma. Mail pubblico sta rispondendo bene".

Bellenger (Capodimonte): "Noi viviamo un paradosso. Siamo un museo in città, ma il collegamento è così cattivo che è il problema principale della reggia. La navetta funziona bene, ma è ancora poco conosciuta, costa 12 euro compreso l'ingresso al museo, 6 per ragazzi e giovani fino a 25 anni. In 5 mesi tremila persone hanno visitato il museo grazie alla navetta. Ho chiesto a Sightseeing di fare una pubblicità più incisiva. Per questo il servizio Shuttle andata e ritorno al Bosco costa da ieri solo 3 euro. Con la Terza municipalità stiamo lavorando sul tema della "collina gentile" che inizia all'Archeologico e va fino a Capodimonte, riscoprendo percorsi pedonali, itinerari ciclabili. Questo è importantissimo, ma non è sufficiente perché a Napoli la visibilità di tutti i musei è assai carente: a Firenze trovi in ogni albergo la liste dei musei, le mostre, le rassegne musicali, gli appuntamenti culturali. Tutto questo a Napoli non c'è ancora, al massimo troverai la mappa degli ospedali. Il discorso sul contenuto culturale è molto nascosto. Ma quello che facciamo per il museo non è sufficiente: manca un offerta del contenuto culturale dalla città, negli alberghi non si trova materiale promozionale dei musei, il Comune non fa un'adeguata segnaletica. Non c'è segnaletica, questo dipende dal Comune che me lo ha promesso a marzo".

Manca quindi un sistema di offerta unico?

Bellenger: "Non c'è un sistema. Punto"

E chi dovrebbe promuoverlo?

Bellenger: "Il Comune. Se poi lo vuole affidare a un privato, va bene. La Campania sta beneficiando della crisi internazionale legata al terrorismo, ma se non c'è una rete di trasporti e un'organizzazione turistica nella Regione e a Napoli non andremo molto lontano. Il museo va trattato come un prodotto: ieri è iniziata una campagna di pubblicità dietro gli autobus che con manifesti di 6 metri per 3. I numeri dei visitatori sono in crescita, saremo circa il 20-25 per cento in più. E spero che questa campagna assieme alla mostra di Vermeer che apre il 18 novembre ci aiuti molto. Per la prima volta ci sarà un App dedicata ai giovani".

Che cosa occorre fare, allora?

Felicori: "C'è il tema del rapporto con il territorio: soffriamo del fatto che la Regione non ha ancora elaborato una politica di promozione turistica di cui abbiamo un bisogno vitale. Ho aspettative che il Governo con il Piano strategico nazionale del turismo risolva il problema di come l'Italia si organizza nel mondo, ma per promuovere la Campania in Francia o in Germania, la Regione ha un grande ruolo e qui c'è la prima attesa: al momento non mi pare ci sia una chiara strategia al riguardo. E la seconda critica, non sono polemiche, è sul tema accessibilità: la Reggia non ha collegamenti Intercity con Roma e con Napoli. Non può volerci un'ora per andare da Napoli e Caserta, 25 chilometri appena...".

Giulierini: "Il contesto è diverso da museo a museo, da sito a sito. Per noi la criticità è la Galleria Principe di Napoli che è nel degrado e non consente di far nascere l'isola culturale con l'Accademia di Belle Arti. C'era un problema di identità, che era tutta schiacciata sul tema archeologico e invece che il museo è frutto della storia di un Regno e di Napoli capitale.

Bellenger: "Proseguire nelle collaborazioni: l'accordo che abbiamo con il Conservatorio San Pietro a Majella ci ha portato un successo enorme, più di 1000 persone sono state all'ultimo concerto del Luglio musicale sul Belvedere di Capodimonte. La più bella vittoria dell'anno è il Bosco pulito: era abbandonato e coperto di spazzatura, ora sembra un bosco inglese, impeccabile. È l'inizio di un grande progetto e del nostro master plan per gestire le collezioni, i 140 ettari e i 17 edifici che ci sono e che hanno tutti ora una destinazione ben definita: 5 erano già stati restaurati, ma non si sapeva che farci dentro...".

Felicori: "È uno dei mali della nostra Italia quello di ristrutturare edifici pubblici senza finalità. Alla Reggia di Caserta, nelle Cavallerizze vuote, abbiamo messo ora il Consorzio mozzarella campana dop".

Zuchtriegel: "Noi a Paestum non abbiamo questo problema: restauriamo la ex Cirio e ci faremo depositi e laboratori".

Bellenger: "Se non si trova la destinazione, è inutile restaurare. Ci vuole un progetto con destinazioni coerente, ci vuole una visione più ampia. Il grande problema dei giardini è la manutenzione: sono caduti 19 alberi dal mio arrivo a Capodimonte e per fortuna nessuno è stato ferito. Serve studiare ogni albero e avremo una mappa delle loro condizioni".

Avete sottolineato le difficoltà organizzative del vostro lavoro. Che fare?

Giulierini: "Il sistema feudale dei rapporti con i sindacati spero possa esser smantellato dal nuovo decreto ministeriale in arrivo e che darà a maggiore libertà ai direttori di spostare il personale nelle sale museali in deroga alla vecchia norma sul rapporto sale/personale, ma mia spetto la guerra civile".

Felicori: "Ho messo molto enfasi sul Patto con Caserta. Sono convinto che Caserta, ma anche Paestum, possono essere casi di studio di come il bene culturale gestito in modo imprenditoriale possa produrre ricchezza e lavoro. Se i visitatori continuano a crescere del 40 per cento all'anno, possiamo iniziare ad assumere, con i nostri mezzi. Se a Caserta aumento i visitatori e si fermano a dormire in città, nel tempo di comincia a vedere relazione tra la curva della Reggia e quella del Pil territoriale".

Zuchtriegel: "La gente viene da noi e ci ringrazia: il bar, il b&b, il ristorante percepiscono un cambiamento dei visitatori non solo per numeri ma anche per qualità: ci sono più visitatori paganti, più famiglie, più viaggiatori individuali".

Giulierini: "Abbiamo fatto i depliant, ma negli alberghi e nei ristoranti non c'è nulla sul sistema museale napoletano. Manca l'idea di un sistema museale a Napoli come offerta. Mentre noi direttori ci muoviamo, non capisco i progetti di medio periodo degli enti territoriali".

Come si deve riorganizzare l'offerta museale?

Felicori: "Per organizzare il sistema museale vedo filiere tematiche più che territoriali. Vedo per esempio il marchio dei siti borbonici o quello dell'archeologia: San Leucio o Carditello senza la Reggia di Caserta non hanno senso, come anche la Reggia di Portici. Serve esaltare nell'offerta gli specialismi".

Giulerini: "I Poli museali così come sono sono destinati a scomparire, è un sistema troppo eterogeneo. Auspico che si vada per tematismi per cui i grandi attrattori si occupino della gestione sei musei satelliti".

Zuchtriegel: "Ci vuole sana competizione che fa emergere il contenuto speciale e particolare di ogni singola realtà, ance piccola. Non ci sono reti museali nelle grandi città come Parigi o New York, ma ci sono tante realtà che fanno di tutto per promuovere la cosa particolare che hanno. La rete poi nasce
da se".

Bellenger: "Si deve prima creare l'identità, poi viene la rete. Serve la programmazione. Direi che la riforma Franceschini è presente, necessaria ma insufficiente. È l'inizio, ma si deve andare avanti. Il problema più grande: non si può avere una politica manageriale se non gestisci il personale che invece è ancora gestito da un sistema stranisssimo, che è la mobilità".



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