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TORINO-FIRENZE-Masbedo. Maneggiare con cura
Ginevra Bria
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/56970/masbedo-handle-with-care/

Con il progetto “Handle with care”, Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni si sono trovati a dover rispondere alle superfici del tempo, alle sue corruzioni, agli studiosi che ne garantiscono la continuità, dando vita a un progetto di cura dell’immagine. Li abbiamo intervistati.




Handle with care è il titolo del video a più canali realizzato dai Masbedo all’interno dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e del Centro Conservazione e Restauro di Venaria. Nicolò Massazza (1973) e Iacopo Bedogni (1970) si sono trovati a diretto contatto con la materialità dell’oggetto artistico, il suo valore e la sua durata, con i rituali e i gesti di conservatori e scienziati che si confrontano con confini culturali e temporali.
Handle with care è accompagnato da una selezione di altri lavori che funzionano come indizi. Fotografie, piccole sculture, installazioni, video e oggetti di diversa dimensione sono in mostra sia nelle sale del Centro Restauro di Venaria, sia nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio a Firenze per poi essere riunite, entro un corpo unico, nello spazio centrale della Citroniera della Reggia di Venaria, l’imponente navata barocca disegnata da Filippo Juvarra e concepita come spazio plastico.
Qui, infatti, il pubblico si muoverà tra opere dedicate all’analisi dei meccanismi di produzione, conservazione e distribuzione dell’opera d’arte (Cose, 2012), alla presenza e assenza dell’artista come produttore di opere e comportamenti (BB-547-CJ, 2016), alla natura dello sguardo artistico, che insieme crea e distrugge il mondo in una dimensione a-cronologica (30 Luglio 2007, 2016). Il progetto si presenta come una mostra in due atti, allestita in spazi espositivi specifici, in dialogo. A Firenze la manifestazione chiude il programma dell’Estate Fiorentina 2016. In questa città lo spazio vivrà della presenza fisica degli artisti, ingaggiati per due giorni in momenti live di costruzione dell’immagine, e delle lezioni tenute dagli ospiti invitati nei giorni 22, 23 e 24 ottobre, con l’intervento conclusivo del direttore della Galleria degli Uffizi Eike Schmidt. A Venaria, invece, la Reggia e il Centro Restauro, per la prima volta luogo espositivo, faranno da sfondo a una mostra e a un seminario in programma a gennaio 2017. Ecco che cosa ci hanno raccontato i Masbedo.

Da quale esigenza e da quale ispirazione è nato Handle with care?
La prima suggestione l’abbiamo avuta a Ghent durante la visita al MSK dove ancora oggi è in fase di restauro Il Polittico dell’Agnello Mistico di Van Eyck. Ci ha colpito vedere questa attenzione verticale, il silenzio dei restauratori che si relazionano con il dettaglio e il gesto chirurgico del loro lavoro. È un modo di “curare” l’arte, di estirpare il passaggio del tempo, lo sbiadire, l’azione incandescente del reale. Ed è anche un aspetto per noi interessante la cura del frammento danneggiato da tutelare.

Come si è poi evoluto il progetto?
Successivamente, con Paola Nicolin, per lenta espansione, ha preso forma un progetto espositivo e un workshop che si è trasformato nel secondo capitolo del suo progetto The Classroom. La nostra intenzione è diventata realtà nel momento in cui abbiamo iniziato a girare all’interno del Centro di Restauro di Venaria. Questa mostra, in fondo, cerca di decifrare il senso dell’immagine, o meglio il mestiere delle immagini ed è una riflessione sull’arte, dove la presenza dell’artista appare e scompare. Da produttori d’immagini contemporanei quali ci sentiamo, il punto di partenza è la volontà di indagare la gestualità anche quotidiana che appartiene ai produttori di immagini. Il restauro, la cura, i restauratori, sono parte integrante di un sistema che ha il privilegio di un contatto diretto con l’opera, una questione che ci è sembrata particolarmente utile raccontare.

Quali differenze avete riscontrato (in termini di sistematizzazione delle opere, di ambienti, di organizzazione del personale, di accoglienza…) fra l’Opificio delle Pietre Dure a Firenze e il Centro Conservazione e Restauro di Venaria?
Entrambi sono dei meravigliosi paradossi, cliniche per la cura dell’eterno, organizzate come tali con dipartimenti legati ai materiali di cui si occupano, reparti lignei, reparti di alta tecnologia con nomi cibernetici: Tac, Fors, XRF, infrarossi in falsi colori, stratigrafia, fluorescenza, riflettografia, poi manualità, pazienza, tanta pazienza, e un tempo quasi mistico dove la realtà con le sue urgenze e pratiche rimane chiusa fuori, senza esistere. La gestualità dà ritmo al lavoro faticoso e ossessivo, non mancante di poesia e grazia femminile. Restauratori e artisti paiono unirsi dentro un lavoro fatto di “quieta e invadente follia”.

A livello di copyright e di permessi, come vi siete mossi, dato che avete riprodotto opere d’arte di autori diversi?
È l’interesse per il frammento e il dettaglio ciò che muove ogni nostro gesto e scelta. I centri dove abbiamo lavorato sono stati luoghi di incontro con persone, prima che con opere, del tutto uniche. Questa reazione chimica con il centro, la città, le istituzioni con le quali abbiamo avuto la possibilità di collaborare ha posto le condizioni di un lavoro corale di azione e reazione al contesto. In questo senso dicevamo che tutto ha a che fare con i gesti: delle persone, delle macchine, le pause e le ripetizioni. Un vocabolario minimo, che ci ha guidati anche nel determinare la ragione delle inquadrature.
Ci interessa la capacità dei restauratori di isolarsi a favore del solipsismo dell’opera che accentra su di se ogni interesse e, come un buco nero, assorbe tutte le energie, i suoni e il tempo, per cui, tranne alcune visioni d’insieme, abbiamo escluso la riconoscibilità dell’opera su cui si lavorava, trasformandole tutte in un’unica “grande opera” dove un micro cosmo di gesti se ne prende cura in forma viva e simbolica.

Tecnicamente il lavoro si sviluppa in presa diretta. Che cosa non vi aspettavate di trovare? E quale ritmo ha assunto la narrazione?
Sin da subito ci ha affascinato la relazione quadro/scultura e tecnologia. Macchine che agiscono per trovare il difetto, macchine che scrutano il corpo del quadro generando una serie di immagini molto aggressive. Nella Citronaia lo spettatore si troverà all’interno di un vero e unico centro di restauro, il mondo raccontato è stato divisi in moduli con ritmi narrativi differenti.

Dopo Handle with care, come si è modificata la vostra idea di conservazione nel tempo dell’opera d’arte?
Già rispetto ai nostri supporti, lavorando con il video, questo argomento è tutto da immaginare con enormi perplessità e poca preparazione a livello oggettivo. Comunque, al di là di questa considerazione, riavvicinandosi alla storia dell’arte da questa strada si approda all’eterno e si tocca con mano la sua utopia.

Immaginereste mai i vostri lavori, tra qualche secolo, magari proprio alla Reggia di Venaria?
Non riusciamo a immaginare il nostro lavoro domani figurarsi tra qualche secolo e comunque già dei nostri colleghi e amici sono a Venaria a testimoniare il contemporaneo, cosa buona e giusta da prendere come sana abitudine, senza aspettare i secoli che verranno, proprio perché si tratta di luoghi in cui il tempo acquista nuovo valore e si apre al dialogo trasversale

Quale supporto ha avuto il vostro progetto a livello di sponsor? E come, a vostro modo di vedere, i due diversi pubblici di Firenze e Venaria accoglieranno il vostro lavoro?
Pensiamo a un unico pubblico che è il pubblico che ama ed è tentato dal contatto diretto con l’opera. In questo non crediamo ci siano differenze. Si tratta di un’unica mostra in due atti che porta a Firenze lo studio e la dimensione della produzione e a Venaria la riflessione sull’opera “finita”. Le istituzioni hanno accolto, sostenuto, valorizzato e fortemente voluto questo progetto. Da un lato l’Estate Fiorentina, e il circuito delle istituzioni del Comune di Firenze, dall’altro la Venaria Reale, il centro di Restauro e Conservazione, il MiBACT e Civita. Accanto a questo l’intervento di privati che sostengono il nostro lavoro da tempo, In Between Art Film e Snaporazverein di Federica Bianchi.

Firenze // dal 22 al 24 ottobre
Masbedo. Handle with care
a cura di Paola Nicolin
PALAZZO VECCHIO
Piazza Della Signoria
055 2768465
http://museicivicifiorentini.comune.fi.it/palazzovecchio/

Venaria // dal 29 ottobre al 15 gennaio 2017
Masbedo. Handle with care
a cura di Paola Nicolin
REGGIA DI VENARIA
Piazza Della Repubblica 4
011 4992333
www.lavenaria.it



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