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BENEDETTO CROCE, IL FUTURO DELLA STORIA
MARTA HERLING
21 novembre 2016, la Repubblica



Pubblichiamo di seguito uno stralcio della relazione del segretario generale dell'Istituto italiano per gli studi storici, Marta Herling, per l'inaugurazione dell'anno accademico 2016/2017, che si apre oggi alle 15.30 a Palazzo Filomarino. L'Istituto festeggia i settant'anni nel segno del fondatore, Benedetto Croce.


QUESTA inaugurazione l'Istituto italiano per gli studi storici la dedica al 150° anniversario dalla nascita del suo Fondatore. E in segno di testimonianza per l'opera che ci è stata affidata, rende omaggio a Benedetto Croce: con il patrimonio dei 1200 borsisti che l'Istituto ha formato e che il rapporto presentato dal Consigliere Carmela Decaro documenta. Con l'Associazione ex allievi che a quel patrimonio dà voce e rappresentanza. Rapporto e Associazione nella stesura e costituzione si devono al contributo della Regione Campania per il progetto "La formazione della classe dirigente nel Mezzogiorno d'Italia". La ricorrenza del centocinquantenario si associa ai 70 anni dalla fondazione e inaugurazione dell'Istituto (1946/1947): cui è dedicato il programma dei seminari e lezioni dell'anno accademico 2016-2017.

Concepito per i borsisti e aperto agli uditori che ne fanno richiesta, esso risponde ai principii espressi nella premessa crociana allo statuto: "L'approfondimento della storia nel suo rapporto sostanziale con le scienze filosofiche, della logica, dell'etica, del diritto, dell'utile, della politica, dell'arte, della religione, le quali sole definiscono e dimostrano quegli umani ideali e fini e valori, dei quali lo storico è chiamato a intendere e narrare la storia". Quei principii oggi intesi come unità del sapere umanistico nel dialogo e confronto fra le discipline che nel programma sono illustrate, si aprono ai nuovi orizzonti degli interessi e della vita scientifica dell'Istituto. Fra i docenti dei corsi e seminari: Piero Craveri, Giuseppe Galasso, Fulvio Tessitore, membri del Consiglio direttivo; Biagio De Giovanni, Domenico Conte, Paolo Macry, Maurice Aymard, Paolo Cammarosano, Andrea Giardina, Girolamo Imbruglia, Krzysztof Pomian, Mauro Visentin, Luca Serianni, Adriano Prosperi, Michele Ciliberto, Vincenzo Cerulli, Alessandro Roncaglia, Emma Giammattei, Marta Herling, Stefano Petrucciani. 214 candidati hanno presentato domanda per il concorso: i 15 vincitori delle borse di studio e i 9 con rinnovo – che l'Istituto ha assegnato con il contributo del Dipartimento per le politiche di coesione, ministero Beni culturali, ministero Istruzione Università e Ricerca, Regione Campania – provengono per il 79% dalle università dell'Italia settentrionale e centrale, per il 16% dal Mezzogiorno e il 5% dall'estero. Nell'albo dei 24 borsisti: 21 sono dottori di ricerca. La fisionomia di scuola post-dottorale che l'Istituto sta assumendo corrisponde al restringimento di prospettive offerte dall'università italiana alle giovani generazioni di ricercatori, ma evidenzia anche l'eccellenza di un percorso formativo e scientifico unico nel suo genere. Su tale premessa, il presidente Natalino Irti ha aperto una riflessione nel Consiglio direttivo per il riconoscimento del ruolo che l'Istituto svolge e del titolo che rilascia. Nell'anno che celebra il 150° anniversario dalla nascita di Croce e i 70 anni compiuti dal suo Istituto, si testimonia così la vocazione al dialogo con le giovani generazioni che – per riprendere le parole del primo direttore Federico Chabod – "dà vita per l'eternità" alla scuola di Palazzo Filomarino e rivolge al futuro lo sguardo di coloro che per l'Istituto operano.

70 anni costituiscono una pagina della storia, e per scriverla sono necessari testi e documenti. Quelli conservati nell'archivio storico dell'Istituto verranno riordinati e inventariati in un catalogo informatico che sarà consultabile sul sito web, e saranno resi disponibili anche in formato digitale. Le cartelle dei borsisti dal 1947; gli atti con la corrispondenza a corredo: dalla convenzione con la Banca Commerciale Italiana del 1945 (che reca le firme di Croce con le figlie Elena, Alda, Lidia e Silvia, e degli amministratori delegati Mattioli e Antonio Rossi), all'atto costitutivo e statuto del 1946 ( sottoscritto da Raffaele Mattioli per la Banca Commerciale e Luigi Einaudi per la Banca d'Italia), la convenzione con la Fondazione Biblioteca Benedetto Croce del 1955. I libri dei verbali del consiglio e delle assemblee degli enti partecipanti, la corrispondenza dei direttori, i fascicoli dei docenti e istituzioni italiane e straniere con le quali l'Istituto intrattiene rapporti di collaborazione. È un patrimonio imponente anche nella sua consistenza sul quale per i primi 40 anni si darà avvio a un progetto che reca l'impronta delle ricorrenze alle quali ci richiamiamo.

Da studiosa della storia dell'Istituto, che frequento dal 1984/85 quando vi sono stata ammessa da borsista, e al quale ho dedicato i due volumi da me curati sui primi 65 anni; ma anche in omaggio alle mie radici familiari che ad esso mi legano - vorrei associare due scritti crociani dalla Critica del 1946: l'anno in cui l'Istituto è stato fondato. E li rivolgo nel pensiero agli allievi e ai tempi che ci circondano. Il ricordo di Adolfo Omodeo e "La fine della civiltà" da cui riporto un brano profetico: "La fine della civiltà, di cui si discorre, della civiltà in universale, è non l'elevamento ma la rottura della tradizione, l'instaurazione della barbarie, ed ha luogo quando gli spiriti inferiori e barbarici, che, pur tenuti a freno, sono in ogni società civile, riprendono vigore e, in ultimo preponderanza e signoria. Allora questi, incapaci di risolvere in sé innalzandola a maggiore e migliore potenza la esistente civiltà, la scalzano, e non solo soverchiano e opprimono gli uomini che la rappresentano, ma si volgono a disfarne le opere che erano a loro strumenti di altre opere, e distruggono monumenti di bellezza, sistemi di pensieri, tutte le testimonianze del nobile passato, chiudendo scuole, disperdendo o bruciando musei e biblioteche e archivii: che questo accada per ignoranza e incuria, o per allegro spirito di distruzione, o per meditato proposito. [...] Questa casa, questa chiesa ideale, che sola è reale, l'uomo possiede sempre, e in questa è la sola e degna umana vita. Che cosa altro si può all'uomo domandare? La storia trova il suo senso nell'etica". Concludo con il ricordo di mio padre Gustaw Herling, che nello stesso 1946 esule a Roma, chiese a Croce che aveva conosciuto nel suo "interludio bellico in Italia" a Villa Tritone a Sorrento, l'autorizzazione a pubblicare la sua traduzione polacca de "La fine della civiltà" nel primo numero di "Kultura" la rivista che fondò con Giedroyc nel 1947 e che ha formato la cultura polacca della seconda metà del Novecento come "La Critica", cui si ispirò, nella prima metà del secolo.

Lo scritto crociano fu ripreso da Herling nella sua postfazione all'edizione polacca della "Storia d'Europa" di Croce, pubblicata a Varsavia nel 1998 dopo la caduta del muro di Berlino e il crollo del comunismo nei paesi del blocco sovietico. Ne scrisse la prefazione Bronislaw Geremek che rese omaggio al filosofo di Napoli, alla sua "religione della libertà" e a "uno dei centri di studi storici più autorevoli in Italia" - l'Istituto italiano per gli studi storici.



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