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LIGURIA - La Regione cambia colore
MICHELA BOMPANI
18 novembre 2016, LA REPUBBLICA



LA FACCIATA BEIGE ANZICHÈ BIANCA. FAVOREVOLI E CONTRARI

STREGA comanda colore: Regione. Il Palazzo di piazza De Ferrari, sede dell'amministrazione regionale, ha cambiato colore, dopo l'intervento di restauro commissionato dalla proprietà, Unipol. Molte le perplessità e qualche polemica: addetti ai lavori e passanti non digeriscono il colore marroncino dei piani alti, contro il chiaro travertino del pianterreno. Prima dell'intervento, il palazzo era uniforme e chiaro. «Hanno recuperato un colore che non c'entra con la facciata originale», dice Luigi Berio, designer che si occupa di Immagine della Città e Beni Culturali. «Nessun errore: questo restauro rimedia ai guai del passato», assicura Carla Arcolao, architetto della Soprintendenza.



IL Palazzo della Regione cambia colore: e non è un nuovo souvenir di Genova per i turisti. Scoppia la polemica sul restauro della facciata del Palazzo in piazza De Ferrari. Ieri, è stato smontato l'ultimo ordine di ponteggi e in molti hanno deglutito forte. Perché quello scomparso sotto le impalcature, prima dell'estate, era un palazzo di colore chiaro, uniforme, in parte di pietra, in parte intonacato a sua imitazione. Quella "uscita" dall'intervento curato da A&A, Ingegneri associati di Torino, cui appartiene il progettista e responsabile dei lavori, Paolo Piacenza, è invece una facciata bicroma, con due colori: il porticato in pietra chiara, al piano terra, mentre i due piani superiori sono color tortora, un beige neppure troppo chiaro.

Quella che sei mesi fa è stata presentata dalla stessa Unipol, proprietaria dell'immobile e committente dell'intervento di restauro, come una "ripulitura" del prospetto, in realtà si è rivelato un intervento di restauro sostanziale, con l'obiettivo di portare il palazzo alla sua veste originale.

Così conferma la soprintendenza, con il soprintendente unico, Vincenzo Tiné, che indica come l'intervento abbia recuperato l'originale assetto della facciata e che tutti i permessi necessari siano stati accordati da via Balbi, anche se lo stesso Tiné ha ereditato il lavoro poiché è stato incaricato come soprintendente unico a intervento avviato.

Non tutti sono d'accordo però e il malumore e le perplessità stanno propagandosi non soltanto tra gli addetti ai lavori. A rimanere allibito di fronte al risultato dell'intervento è Luigi Berio, designer genovese, che ha studiato Architettura e che si occupa di Immagine della città e dei Beni culturali, e che sta recuperando e cura l'archivio dell'architetto di primo Novecento Renzo Picasso. Il Palazzo della Regione, che peraltro il presidente della Liguria Giovanni Toti sta cercando di acquistare proprio dalla proprietaria Unipol, è stato costruito tra il 1925 e il 1926 da Cesare Gamba, lo stesso architetto del Ponte Monumentale, che aveva firmato il Palazzo della Navigazione generale italiana che proprio qui aveva sede. «La facciata è composta da tre ordini uguali è un tutt'uno dice Berio, guardando i disegni del progetto del palazzo - non c'era differenza tra il basamento, al pianterreno e i piani superiori: chi ha progettato quella facciata voleva unità e non differenziazione tra diverse parti del palazzo ».

Nel progetto del palazzo di Gamba la pietra del piano terreno viene sostituita, come spesso accadeva, ai piani superiori con un intonaco che ne imitasse la tessitura.

«Nei due piani superiori - dice Berio - il trattamento dell'intonaco doveva simulare la porosità della pietra, per garantire insomma una unicità del prospetto, anche da un punto di vista cromatico, non solo del materiale. Si faceva "finta" che tutto il resto dell'edificio fosse di pietra, si barava con l'utilizzo dei colori».

Non è il solo, Berio, a tentennare davanti alla novità cromatica, un po' troppo decisa, che viene contestata al palazzo della Regione. «Cesare Gamba è stato anche l'architetto del Ponte Monumentale, lavorava con materiali chiari, uniformi, l'obiettivo era quello di avere un palazzo dalla tonalità unica, e la partitura dei piani, degli archi, lo conferma ».

Secondo Berio, a ingannare i restauratori potrebbe essere stato uno strato di intonaco, di colore più scuro, tra il tortora e il beige, che è stato interpretato come colore originale: «Potrebbe essere stato confuso un fondo di preparazione con il colore originale della facciata - indica il designer - ma su quel colore scuro, invece era previsto un colore più chiaro, proprio perché stendendolo, irregolarmente, si sarebbe giocato a ricreare l'effetto della pietra, con un fondo scuro sotto ».

E Berio squaderna una serie di foto d'epoca che riproducono, ancorché in bianco e nero, la facciata, su piazza De Ferrari, del palazzo in questione: «Se osserviamo le foto storiche, anche se in bianco e nero, si nota immediatamente che non c'è quello scarto cromatico tra il pianterreno e i piani superiori». Non sarebbe strano peraltro diversificare il pianterreno dal resto dell'edificio, anzi è una caratteristica molto diffusa nell'architettura: «Ma in questo caso siamo in presenza di un edificio che, per come è stato progettato nel suo ritmo di volumi, nella facciata, indica già dalla forma continuità che ci aspetteremmo anche nel risultato del suo colore».



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