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Brescia. Vittoria alata e Bigio: due statue un unico destino
Massimo Minini*
Corriere della Sera - Brescia 26/11/2016

* Massimo Minini presidente della Fondazione Brescia Musei

La Vittoria andrà in un luogo magico, con un’eco incalcolabile
Il Bigio dovrà attendere un po’, intanto spazio ad altre sculture

Constatato il grande interesse e la curiosità che suscitano alcuni argomenti che riguardano la Fondazione Brescia Musei (FBM), chiedo ospitalità per confermare alcuni punti che, a volte, vengono distorti da varie interpretazioni, articoli, polemiche, mentre, come fa dire Leonardo Sciascia a Candido Munafò: «Le cose quasi sempre sono semplici».

Così mi ha fatto piacere leggere la pacatissima considerazione dell’architetto Tortelli a proposito dell’ annunziato trasferimento dei bronzi (Vittoria Alata inclusa) dal museo di Santa Giulia alla cella destra del Tempio.

Tortelli analizza le ragioni della scelta precedente, mettere la scultura nel museo, che trovo assolutamente condivisibili. Riconosce anche che, passato tanto tempo, la museografia ha nuove esigenze e che quindi si può cambiare.

In effetti identica considerazione si potrebbe applicare al Teatro Romano. I lettori forse ricorderanno le due posizioni dei «puristi» che volevano il teatro intoccabile e dei «modernisti» che lo volevano sistemato per poterlo utilizzare. Fino ad oggi era prevalsa la prima posizione, diciamo più «scientifica».

Con l’affidamento a FBM l’orientamento pare essersi inclinato dall’altra parte. Anche se dobbiamo dire che certe scelte di fondo sono fatte in condivisione stretta con l’Assessorato, il Comune e la Soprintendenza con cui abbiamo una perfetta intesa. Quindi nessun colpo di testa, ma cambiamenti ponderati e soprattutto fatti dopo aver trovato i finanziamenti.

Ora lo spostamento del grande Bronzo riveste un carattere di simbolicità molto alto.

Quando Vittoria venne alla luce il mondo intero gridò al miracolo. L’eco di quella scoperta era sicuramente identico se non superiore a quello che affiancò il pescaggio dei due bronzi a Riace.

Toccare la Vittoria è un fatto che produrrà un effetto che non possiamo nemmeno prevedere. La scultura è già stata studiata, ma immaginate che al suo interno è ancora presente e intatta la terra di fusione originale che ci fornirà notizie preziose sull’opera.

Pensiamo ad un cantiere visibile, in Santa Giulia, dove i lavori potranno essere seguiti anche dai visitatori, passo passo.

Perfetta la considerazione che all’epoca la scultura non venne messa nel tempio per incongruità — diciamo così — di rito.

Ma se duemila anni fa la Vittoria aveva un senso, oggi ne ha un altro: oggi non è più una dea (la sua raffigurazione), è una bellissima opera d’arte. E come lei lo sono le sei teste di bronzo dorato che l’altro ieri un ammutolito Mimmo Paladino ha visto e non credeva ai propri occhi.

Quindi sì, se il diavolo non ci mette lo zampino, la Vittoria andrà in un luogo magico, mitico, ampio. Potremo ammirarla girandole attorno, come facciamo al Louvre con la Venere di Milo; le sculture hanno un davanti, ma a volte anche un bel didietro e non si vede perché anche questa nobile parte non debba godere della nostra stupita ammirazione.

Costa troppo? Una fetta della polemica riguarda il costo. Certo, non costa due soldi, ma troveremo i finanziamenti. Anzi posso dire che la magia della Nostra ha già fatto un mezzo miracolo.

Qualcuno ha già offerto un aiuto importante per portare a termine l’operazione, o almeno per iniziarla. E questa generosità avrà sicuramente un effetto trainante.

Il valore simbolico di un capolavoro va oltre ogni aspettativa.

Diceva il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Mantova dieci giorni fa che ci sono le questioni materiali, ma che anche le immateriali hanno le loro ragioni, a volte superiori. Perfetto. La Vittoria di questo ci parla, ormai. Una Dea promossa ad opera d’arte, quell’arte che, morta la Dea, fa vivere il capolavoro attraverso i secoli.

Un piccolo inciso: é di questi giorni la notizia che Brescia ha vinto il primo premio, medaglia d’oro, per Interactive Multimedia, con il nostro progetto «Brixia Time Machine», la macchina virtuale del tempo che ci riporta a duemila anni fa. Mai successo ai nostri musei di vincere qualcosa di così importante. Questa è la prima volta e non sarà l’ultima.

A volte i resoconti degli incontri sono strani.

L’altro giorno abbiamo avuto una interessante riunione con la commissione cultura del Comune. Maggioranza e minoranza, un po’ di polemiche, ma mi pare normale. Ognuno fa il suo mestiere. Personalmente ho avuto uno scambio franco di opinioni con Paola Vilardi, ex assessore, che è stata precisa nelle osservazioni così come precise e spero soddisfacenti sono state le risposte. I giornali hanno un po’ enfatizzato, specialmente i titoli, che sono la parte più responsabile del formarsi di questi schieramenti. Tipo Bigio sì/Bigio no, oppure polemica sulla Vittoria alata.

Devo dire che abbiamo avuto anche espressioni di apprezzamento nei confronti di FBM, dicendo che abbiamo traghettato la navicella da una sponda all’altra di un fiume agitato. Grazie quindi. Per il successo tireremo le somme a fine mandato.

Naturalmente il Bigio divide e la soluzione proposta di mettere altre sculture a turno sulla base orba desta polemiche e avversità. Si tratta di una soluzione-ponte in attesa di una decisione. Io resto dell’avviso che «L’Era Fascista» potrebbe essere trasformata in qualcos’altro. In una scultura ad esempio. Proprio come la Vittoria che da Dea è diventata opera d’arte perdendo l’aura religiosa che aveva all’inizio.

Sono cose per cui ci vuole tempo. Le passioni devono decantare. La casa di Nerone oggi è vista non come la dimora di un tiranno, ma come la reggia di un imperatore. La scultura del Dazzi, cui venne appiccicato un titolo spropositato come le sue chiappe, ha bisogno ancora di un po’ di tempo per essere eventualmente perdonata.

Se il fascismo in Italia è finito nel ‘45, a Brescia non dimentichiamolo, è riapparso nel ‘74…

Un monumento, tolto con un voto unanime del consiglio comunale, potrebbe eventualmente tornare com’era dov’era con identico pronunciamento ma di segno opposto. Quando il ragazzone non dividerà più gli animi, potrebbe essere quello il momento di rimetterlo sulla sua base — e la Soprintendenza è d’accordo — che nel frattempo avrà ospitato pro tempore, palestra della scultura, altre opere a conferma della grande continuità che l’arte in Italia ci offre da sempre.



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