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Dipinti di Belgrado. «Il conte conosceva Göring, ma per noi è un mistero»
Edoardo Semmola
Corriere fiorentino 27/11/2016

Il legale dei Contini Bonacossi: «E se glieli avesse venduti?»

«Tiziano? Tintoretto? Questo è un vero mistero». Il primo a meravigliarsi delle notizie provenienti dall’inchiesta della Procura di Bologna è proprio chi per gran parte della vita si è dedicato alla cura dell’enorme collezione d’arte dei Contini Bonacossi, l’avvocato della famiglia Sandro Pazzi. «Non mi risultano queste opere» spiega il legale e autore del libro «La donazione dimenticata» (Mondadori) che ripercorre la storia della collezione. La storia dei conti fiorentini ricorda che nel novembre del 1943 la loro villa nella tenuta di Capezzana a Carmignano fu saccheggiata dalle truppe naziste «che portarono via gran parte delle opere d’arte». Fu un fatto eclatante, si trattava di uno dei patrimoni privati d’arte più ricchi d’Italia, tanto da ricordare la donazione fatta dai Contini Bonacossi agli Uffizi come la seconda più significativa dopo quella dell’Elettrice Palatina.

Tanto eclatante che gli Alleati rimediarono a tempo di record: «Subito dopo la guerra gli americani riportarono tutto alla tenuta, l’intera collezione, senza che, stando agli atti e alla memoria dell’epoca, mancasse niente». Questo risulta dalle parole del conte Alessandro Augusto, che era erede di metà del patrimonio, e dalla deposizione al Tribunale di Firenze nel 1980 di uno dei massimi esperti e storici, Carlo Ludovico Ragghianti. «Sono sempre stati tutti convinti, e io in primis, che fosse tornato tutto pochi anni dopo la fine della guerra», racconta Pazzi, incredulo rispetto all’attribuzione alla collezione della famiglia fiorentina di due degli otto dipinti rinvenuti a Belgrado e risalenti al bottino di guerra dei tedeschi. «Mi sembra singolare che non sia mai uscita notizia né dalla famiglia né da Ragghianti circa eventuali altre opere, come il Tiziano e il Tintoretto di cui si parla ora. Non ce n’è traccia nelle loro carte».

Ma la certezza assoluta non può averla nemmeno Pazzi. Perché «fino al 1948 non esisteva un catalogo, una cognizione precisa dell’interezza della collezione», e quindi non è possibile risalire a eventuali «movimenti» di opere prima di quella data. «Chi può escludere che Contini abbia venduto di nascosto dei quadri a Goering? — si domanda — Di sicuro si conoscevano bene, come conosceva Mussolini. È un mistero». Firenze è uno dei centri nevralgici di questa caccia ai tesori artistici trafugati dai nazisti durante l’occupazione. A partire dallo 007 fiorentino e «monument man» Rodolfo Siviero a cui dobbiamo il recupero di 200 dipinti rubati agli Uffizi, della Madonna col bambino di Masaccio, del salvataggio dell’Annunciazione di Beato Angelico dal convento di piazza Savonarola, dei De Chirico a Fiesole, e di altri altri capolavori. Molte piste di ricerca sono ancora aperte. Una di queste, una natura morta di van Huysum, è ancora oggetto di dibattito. Rubata dagli Uffizi è stata ritrovata in Germania «e l’illegittimo proprietario tedesco — spiega l’ex soprintendente Cristina Acidini — ha provato a rivendercelo. Ma noi tramite il governo gli abbiamo fatto sapere che non saremmo entrati in trattative economiche con chi detiene illegalmente un dipinto trafugato. La vicenda non si è ancora conclusa».



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