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Norcia nel terremoto, un mese dopo
Fabrizio Ricci
www.rassegna.it, 01/12/2016

Le dimensioni del disastro dopo il sisma del 30 ottobre appaiono più chiare. Situazione critica, soprattutto per chi vive in camper o in container e ora deve fare i conti anche con il freddo. Nella zona rossa straordinario impegno dei vigili del fuoco

Nel container dove Silvio dorme con sua moglie, l'altra notte, nonostante la stufa fosse accesa al massimo, la temperatura non ha superato i 16 gradi, mentre fuori il termometro arrivava a segnare anche meno otto. L’inverno a Norcia non scherza, questo è un dato di fatto. E comunque un container è già qualcosa, soprattutto per una persona disabile, in carrozzella, come è Silvio, “Disabile e non diversamente abile, che è una cosa diversa”, precisa. Dopo la scossa del 30 ottobre ha dormito 8 notti in macchina, "ma non potermi sdraiare per me è un problema perché le gambe non le muovo e allora si gonfiano: una vergogna!”, accusa senza mezzi termini. Poi, per fortuna, è arrivata quella che ironicamente Silvio chiama “la sua villa”, grazie alla solidarietà di un’azienda edile di Gualdo Tadino. E finalmente ha potuto sdraiarsi di nuovo.

Silvio e Antonio, vita da sfollati
Siamo in un piccolo parcheggio della zona industriale di Norcia. Qui, proprio accanto al container di Silvio, è parcheggiato anche un camper, in realtà un Ducato arredato all'interno, che ospita Antonio, sua moglie e suo figlio. “Lo abbiamo avuto in prestito fino al 31 dicembre - spiega il padrone di casa - grazie alla Cgil che ci ha messi in contatto con un iscritto di Perugia”. Anche Antonio, infatti, è nel sindacato, fa il delegato alla Vus (l'azienda di servizi pubblici locali) per la Funzione Pubblica. Attualmente nel camper ci vivono in tre, ma sarebbero dovuti essere in quattro. “Mia figlia per fortuna è ospite dai parenti nelle Marche – spiega ancora Antonio - visto che studia all’Università di Camerino e preparare gli esami qui sarebbe stato impossibile. Ma anche laggiù ci sono stati danni ingenti e ora le lezioni le fanno in videoconferenza”.

Nella quotidianità di Silvio e Antonio c’è l’immagine di Norcia un mese dopo la terribile scossa del 30 ottobre, una delle più forti dell’ultimo secolo in Italia. Si dorme nei camper, o nei container, si mangia alla mensa dei militari o a quella della protezione civile (“tanto la cucina da queste parti non delude mai”) e poi la sera ci si ritrova in un ristorante, messo a disposizione da un nipote, parzialmente inagibile, ma comunque utilizzabile per le esigenze primarie, come quelle di lavarsi, farsi un caffè e soprattutto stare un po’ insieme. Perché fuori, quando fa buio, è praticamente un deserto.

I vigili del fuoco: salvati dall’ora legale
Gran parte della popolazione di Norcia, e delle tante frazioni limitrofe, è stata trasferita negli alberghi sull’Adriatico o al lago Trasimeno. D’altronde il 75% delle abitazioni nel paese di San Benedetto è inagibile. È per questo che in strada - fuori dalle mura si intende – si incontrano per lo più vigili del fuoco o militari. Ce ne sono centinaia impegnati quotidianamente in questa zona del cratere, con i loro turni di 12 ore, che possono diventare anche 24 nei momenti più delicati. Il tutto per i soliti 1400 euro al mese.


“Il 30 ottobre ci ha salvati l’ora legale. Se fossero state le 8.30 anziché le 7.30, non saremmo stati a fare colazione al campo base, ma sui tetti per gli interventi di messa in sicurezza che non si sono mai interrotti dal 24 di agosto”. Qualcuno dei suoi colleghi ringrazia Santa Barbara, protettrice dei pompieri, invece Danilo Anastasi, caposquadra dei vigili del fuoco e coordinatore provinciale per la Fp Cgil di Perugia, ringrazia quel giro di lancetta che ha salvato la vita a lui e a molti suoi colleghi.

Oggi, dentro la zona rossa
Oggi, a un mese di distanza, ce ne sono decine al lavoro in piazza San Benedetto, che a vederla sembra un incrocio tra un sito archeologico e un cantiere edile. In mezzo alla piazza, accanto alla statua del santo patrono - che è ancora là, stranamente integra - i vigili del fuoco stanno tirando su una gigantesca impalcatura in tubi di ferro, che poi sarà posizionata a sostegno della facciata della chiesa di San Benedetto, l’unica cosa rimasta in piedi di questa costruzione quasi millenaria.

“Il patrimonio storico artistico di Norcia è in gran parte compromesso – spiega Roberto Minelli, della sovrintendenza per i beni artistici di Perugia – c’è tantissimo lavoro da fare e come Mibact (il ministero dei beni culturali) siamo impegnati 7 giorni su 7 al fianco dei vigili del fuoco per cercare di salvare tutto il salvabile”. C’è ad esempio la torre del palazzo comunale, proprio accanto alla Basilica, che va messa in sicurezza, perché rischia di venire giù. Per questo, gruppi di vigili del fuoco salgono in altezza, portati dalle due gigantesche gru parcheggiate in mezzo alla piazza, e rinforzano la struttura con sostegni in legno.

Gestione dell’emergenza non all’altezza
Ma non c’è solo piazza San Benedetto. Dentro la zona rossa i danni visibili a occhio nudo sono ingenti, poi c’è tutto quello che non si vede: Norcia dopo la scossa si è sposta di 60 centimetri che sono un'enormità per un unico evento sismico. E le verifiche da fare sono migliaia. Pensare di rientrare in quelle case oggi è pure fantasia. Eppure l’allestimento di sistemazioni alternative per gli abitanti di Norcia e dintorni procede a rilento. Qui, in molti, specie tra i più anziani, fanno il paragone con il terremoto del 1979: allora almeno le tende arrivarono subito, oggi invece è "l’anarchia totale" e tanta gente è stata allontanata dal paese. Nelle scuole che sono ripartite il 14 novembre ci sono molti bambini in meno.

“Questa volta la gestione dell’emergenza non è stata all’altezza dal nostro punto di vista – osserva Filippo Ciavaglia, segretario generale della Cgil di Perugia - La scossa di agosto in Umbria è stata presa sottogamba e quando il 30 ottobre la situazione è precipitata ci siamo ritrovati con un motore inadeguato rispetto alla catastrofe che avevamo davanti”. Anche la Cgil ha visto chiudere le sue due sedi della Valnerina, a Norcia e Cascia, e ora sta tentando di riorganizzarsi. “Abbiamo un ufficio mobile, un camper che si sposta nei vari centri colpiti per offrire quell’assistenza che serve a molti lavoratori e pensionati – spiega Ciavaglia - ma anche noi dovremo trovare una sistemazione più stabile in tempi rapidi, perché vediamo che c’è molto bisogno della nostra assistenza”.



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