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Cinema e Giganti, il futuro dell’isola secondo Franceschini
di Alessandro Pirina
30 novembre 2016 LA NUOVA SARDEGNA

SASSARI Arte e cultura, Mont'e Prama e cinema. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini scommette su una Sardegna che vada oltre il turismo balneare. Un concetto che ribadirà questa mattina a Caprera, dove è atteso per sottoscrivere il Contratto di sviluppo per i beni culturali e il turismo nelle isole italiane. Ministro, in cosa consiste il Patto che firmerà a Caprera? «Vogliamo creare una programmazione integrata tra i Comuni delle isole minori, le Regioni e lo Stato su cultura e turismo per trasformare l'insularità da debolezza a punto di forza. Le isole minori sono perle di biodiversità, crocevia di culture, e devono diventare un laboratorio di sostenibilità». L'economista Jean-Paul Futoussi è convinto che il futuro dell'isola stia proprio nel trinomio cibo-salute-turismo. «A livello mondiale il volume del turismo sta crescendo in maniera esponenziale. Negli anni '50 l'Italia era la prima meta, oggi siamo quinti. Ma all'epoca i viaggiatori internazionali erano solo 25 milioni, adesso sono quasi un miliardo e mezzo ed entro alcuni anni saranno il doppio. In questo scenario le potenzialità della Sardegna sono enormi. La strada per allungare la stagione e intercettare nuovi flussi è quella di andare oltre la sola proposta balneare. Passa, come sta facendo la Regione, per la valorizzazione di quell'impasto unico di cultura, paesaggio, qualità della vita, prodotti e sapori che esprimono l'anima della comunità». In Sardegna musei e siti archeologici lamentano da sempre una forte carenza di personale. Esiste una soluzione? «È un problema generale, non solo sardo. Una prima risposta è stata il concorso per l'assunzione a tempo indeterminato di 500 professionisti del patrimonio culturale in deroga alla normativa che blocca il turnover nella pubblica amministrazione. Non basta ma è un segnale importante da parte di un governo che, dopo anni di tagli e di contrazione delle risorse, ha aumentato del 37 per cento i fondi per la cultura». Lei ha incentivato i privati a sostenere economicamente i restauri e la gestione di beni culturali, ma finora nell'isola ci sono state poche risposte. Come si può superare la diffidenza verso l'Art bonus? «L'Art bonus funziona e ha superato i 131 milioni di euro di donazioni a sostegno del patrimonio culturale. L'idea di fondo è quella di superare una mentalità miope che vedeva nella collaborazione tra pubblico e privato un tabù e non una opportunità. Possono ricorrervi imprese, enti ma anche singoli cittadini. In quelle realtà dove è meno utilizzato dobbiamo fare uno sforzo di comunicazione per farlo conoscere di più». Quali prospettive per il sito di Mont'e Prama? «I giganti hanno un immenso valore archeologico e possono e devono rappresentare anche una grande occasione di sviluppo turistico e crescita economica per il territorio. Abbiamo stanziato 3 milioni di euro per il museo di Cabras e stiamo lavorando con Regione e Comune a un percorso in due tappe: accordo di valorizzazione e Fondazione. L'ambizione è quella di richiamare visitatori da tutto il mondo». Il cinema ha avuto un ruolo da protagonista nello sviluppo turistico della Puglia. Cosa può fare la Sardegna per attirare le grandi produzioni? «Un film, italiano o straniero, girato in un territorio vale molto di più in termini di promozione turistica di una campagna pubblicitaria a pagamento. Con la nuova legge sul cinema abbiamo aumentato le risorse del 60 per cento, per sostenere i giovani autori e far tornare le grandi produzioni internazionali in Italia. E stiamo lavorando con le film commission regionali a un portale nazionale che raccolga una mappatura delle location: produttori e registi avranno a disposizione un elenco dei siti con riferimenti, caratteristiche e costi». La Sardegna è conosciuta soprattutto per il mare e le spiagge, meno per il resto. Cosa consiglierebbe a chi non è mai stato nell'isola? «Sono molto legato alla Sardegna: la famiglia di mia moglie viene da Usini, dove si produce l'ottimo Cagnulari, e mia nonna paterna, Angiolina Cavicchini Lay, era sassarese. Prendo in prestito il titolo di quel libro "Sardegna, quasi un continente" perché non voglio fare torto a una realtà così vasta, ricca di tradizioni, identità e culture, scegliendo solo alcuni luoghi. L'intera Sardegna merita di essere visitata e non solo d'estate: è di struggente bellezza anche in queste giornate autunnali».



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