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ARCUGNANO - Il falso anfiteatro greco sotto sequestro
01 dicembre 2016 LA NUOVA VENEZIA



ARCUGNANO Dopo l'ordinanza di demolizione e ripristino dello stato di fatto emessa dall'ufficio tecnico del comune di Arcugnano, ecco il sequestro preventivo disposto, in via d'urgenza, dalla Procura di Vicenza dell'intero complesso denominato Anfiteatro Marittimo Berico Porto degli Angeli per un totale di circa 5.000 metri quadrati. Non solo: il curatore del sito, Franco Malosso von Rosenfranz, è stato denunciato per i reati di abuso edilizio, violazione del vincolo paesaggistico e ricerche archeologiche non autorizzate. Martedì i carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia, assieme ai colleghi della stazione di Brendola e con la collaborazione della polizia locale e il supporto della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per il Veneto occidentale, si sono presentati in via Giardini ad Arcugnano nel sito di proprietà della Lendomar Holdings Investment Ltd, società che ha sede nelle Isole Vergini, per dare esecuzione al decreto: la vicenda, che ha fatto il giro d'Italia sollevando molti interrogativi, è dunque arrivata a una svolta clamorosa sul piano giudiziario, com'era del resto prevedibile. Il provvedimento. Il provvedimento si è reso necessario poiché – si legge in una nota del Nucleo di Venezia - il complesso, falsamente pubblicizzato come teatro greco, è una costruzione recente, realizzata in assenza del permesso di costruire e di autorizzazione paesaggistica. Un falso assai grossolano: la struttura si presenta costituita da una cavea, con gradinate in appoggio al pendio collinare, e da un laghetto scavato artificialmente in luogo della scena. Le gradinate sono realizzate con blocchi squadrati di pietra tenera giallastra, semplicemente sovrapposti o stuccati. Il laghetto, realizzato negli ultimi anni, è rivestito da una guaina impermeabilizzante e da cemento. Sono presenti arredi scenici, statue in gesso e colonne in cemento, sparse in vari punti dell'area, unitamente ad alcune strutture ai lati delle gradinate che appaiono costituite da elementi in vetroresina, cartapesta o similari. L'arrivo. «Dovevano venire venerdì – ha dichiarato Franco Malosso von Rosenfranz – poi hanno posticipato e sono arrivati ad inizio settimana. C'erano anche un tecnico e due operai del Comune. Il tutto s'è protratto per circa un'ora. L'area è stata transennata. Meglio così, almeno ora cesseranno le dicerie che qui si continua a lavorare mentre il sito è chiuso da tempo. Sono sempre in attesa, e mi auguro possa accadere il prima possibile in quanto sto trascurando i miei impegni di lavoro, di essere sentito dal pm che conduce l'inchiesta. Se mi convoca magari si risparmia un sacco di ricerche e si chiarisce prima la questione in tutti i suoi dettagli». Le accuse. Tra i reati che gli vengono contestati anche quello di ricerche archeologiche non autorizzate. «Sono stupito. Tra gli incartamenti consegnatimi – conclude Franco Malosso von Rosenfranz – non me la ricordo. L'area del complesso monumentale non è sottoposta a vincoli della Soprintendenza, non si tratta di un'area archeologica. E lo conferma i colloqui che ho avuto, durante i quali, mentre da straniero mi informavo sulle prassi da seguire, mi si diceva vada avanti, se trova qualcosa ne riparliamo». Che si trattasse di una colossale "patacca" era chiaro a tutti: Arcugnano non è Taormina, non è mai stata «invasa» dai greci e non ha nulla a che spartire con la «Magna Grecia» dell'Italia del Sud. Resta un mistero capire perché il ministero dei Beni culturali lo abbia inserito tra i siti archeologici da visitare. Errore clamoroso.



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