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Milano. Mostre, Picasso il più visitato
Francesca Bonazzoli
Corriere della Sera - Milano 6/12/2016

Picasso guida la classifica delle mostre più visitate di tutti i tempi a Milano. Al secondo posto Van Gogh, poi Chagall e Dalì. Quinta l’arte di Caravaggio. E ora Escher verso la top ten.

Il 2016 è stata un’«ottima annata» per le mostre che il Comune di Milano accoglie a Palazzo Reale, sede dell’offerta espositiva di punta. Bisogna ancora aspettare la chiusura, a fine gennaio, delle esposizioni su Escher, «Hokusai, Hiroshige, Utamaro» e Jean-Michel Basquiat, allestita nella sede distaccata del Mudec, ma è già prevedibile che queste tre rassegne entreranno nella classifica delle più visitate degli ultimi dieci anni.

Se andiamo a scorrere l’elenco delle venti esposizioni finora preferite dal pubblico, troviamo il podio saldamente occupato da quella dedicata a Picasso: nel 2012 fu visitata da 557.341 persone. Portava a Milano i capolavori del Musée national Picasso di Parigi, all’epoca chiuso per ristrutturazione. Nel 2001 un’altra mostra con 200 opere di Picasso, sempre a Palazzo Reale, aveva staccato 450 mila biglietti. Il pittore spagnolo, dunque, non ha rivali e il suo primato dice anche che l’arte moderna è la preferita dal pubblico rispetto a quella antica. Dopo di lui, infatti, il podio delle venti mostre più apprezzate vede Van Gogh, che nel 2015 ha totalizzato 355.222 ingressi; Chagall, 349.218 nel 2014, e Dalì con 330.337 nel 2010. Da rilevare che Chagall e Van Gogh riuscirono a entrare anche nella classifica delle più visitate in Italia nell’ultima settimana di ottobre 2014: in un solo weekend staccarono 5.500 biglietti a testa e la contemporanea retrospettiva dedicata a Segantini 4.500. Praticamente, in quella fine di ottobre, Palazzo Reale fu preso d’assalto da 15.500 persone mentre altre 2.500 facevano la coda davanti al museo del Novecento per «Klein e Fontana» (per palati fini, non certo popolare) e a due passi, a Palazzo della Ragione in piazza dei Mercanti, 4.500 persone sceglievano le fotografie di Salgado.

Per l’arte antica, invece, bisogna aspettare il quinto posto di «Caravaggio e l’Europa», coordinata da Vittorio Sgarbi, che nel 2005-2006 offrì una panoramica completa dei cinquant’anni d’oro del movimento caravaggesco: 313.269 ingressi. Un ottimo piazzamento perché risale al lontano 2006: significa che «Caravaggio e l’Europa» è stata la quinta mostra più vista da vent’anni ad oggi. La sesta posizione è di nuovo occupata dalla modernità con Klimt, il pittore delle ossessioni erotiche della Vienna di Freud: 250.632 visitatori nel 2014. Segue Leonardo che nel 2015, avvantaggiato dal turismo di Expo, ha totalizzato 229.407 visitatori ed è stata l’unica esposizione milanese entrata nelle top ten mondiali divise per tipologia. La mostra su Leonardo si è piazzata all’ottavo posto della sezione arte antica, nel 2015 dominata dal Rijksmuseum di Amsterdam con Rembrandt.

Tornando a Milano, Warhol e Kandinsky, entrambe nel 2014, occupano l’ottavo e il nono posto e, in decima posizione, troviamo Giotto, anch’essa spinta da Expo.

L’arte moderna trionfa ancora dall’undicesimo al 16° gradino con, nell’ordine: Hopper, Segantini, Cézanne, Modigliani, Magritte e le ninfee di Monet. Dopo, è di nuovo Seicento-mania con Artemisia Gentileschi, la pittrice violentata da uno dei loschi amici di Caravaggio, mostra-evento inaugurata anche da una performance della regista Emma Dante. Era il 2011 e i visitatori furono 172.549, duemila in più di quelli che, nello stesso anno, scelsero gli «Impressionisti della collezione Clark». Infine, in coda alle venti mostre più frequentate troviamo Canova, nel 2008, e Arcimboldo che nel 2011 raccolse 157.173 preferenze.

Non sorprende, dunque, che il «menù espositivo» del prossimo anno, assecondando i gusti del pubblico, preveda Keith Haring dal 20 febbraio; Manet a marzo; Toulouse Lautrec il 19 ottobre. E, naturalmente, per l’arte antica, «Dentro Caravaggio» dal 29 settembre, giorno del compleanno del pittore milanese. Nel 2018, poi, il trionfo dell’arte moderna verrà celebrato con un intero anno dedicato al Novecento. Ma con l’intrusione di una grande superstar dell’arte antica: Albrecht Dürer.



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