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Castelvecchio. Quadri trafugati al museo, condanne per 31 anni. «Ma il rientro è più arduo»
Laura Tedesco
Corriere del Veneto - Verona 6/12/2016

VERONA. Rapina di Castelvecchio: arrivano le condanne (nella foto Sartori, i due fratelli Silvestri) ma non le opere rubate. Ieri sono stati inflitti in totale 31 anni e 8 mesi a quattro degli imputati per il colpo del secolo messo a segno il 19 novembre 2015 al museo e fruttato alla banda italo moldava 17 capolavori. Ma con la crisi di governo in atto, ieri il sindaco Flavio Tosi ha lanciato nuovi timori per il rientro, che ora vede «più lontano», delle opere da Kiev.

VERONA. Per decidere ha impiegato meno di un’ora. Una sentenza-lampo quella emessa dal giudice per l’udienza preliminare Luciano Gorra che ieri, dopo essersi ritirato alle 9.45 per decretare la sorte di (altri) 4 tra gli imputati ritenuti implicati nel colpo del secolo al museo di Castelvecchio, ha scandito il verdetto una cinquantina di minuti dopo.

E il magistrato non ha concesso alcuno sconto, accordando pressoché totale accoglimento alle richieste di condanna formulate un mese fa,al primo «round» del processo, dal pubblico ministero Gennaro Ottaviano. In totale, le 4 persone processate ieri dovranno scontare 31 anni e 8 mesi di reclusione: conteggiando i due patteggiamenti con cui erano già usciti di scena i primi due imputati(il bresciano Denis Damaschin e il moldavo Anatolie Burlac avevano concordato con l’accusa un «conto» rispettivamente pari a tre anni più 4 mesi e un anno più otto mesi), sale così complessivamente a 36 anni e 8 mesi di cella l’ammontare delle pene detentive inflitte in primo grado a Verona.

Di queste, 20 anni e 8 mesi se li dovranno spartire i due fratelli Silvestri: ritenuti tra i principali responsabili della rapina da (almeno) 17 milioni di euro messo a segno da una banda italo moldava la sera del 19 novembre 2015, si sono visti infliggere le punizioni più gravose.

A partire da Francesco Silvestri (difeso da Stefano Poli e Massimiliano Ferri), la guardia giurata di Sicuritalia in servizio quella sera al museo di Castelvecchio, bollato dagli inquirenti come «basista» che avrebbe «fornito le informazioni decisive per la riuscita del colpo da lui organizzato ed eseguito unitamente al fratello gemello Pasquale Silvestri Ricciardi (avvocati Teresa Bruno-Mirko Zambaldo)e a Svitlana Tkachuk, compagna di Ricciardi (legale Marzia Rossignoli). Per il vigilante sono stati disposti 10 anni di cella, per il gemello 10 anni, 8 mesi e 20 in giorni (in virtù dell’ulteriore accusa di detenzione abusiva di arma, poiché durante le indagini nella sua abitazione venne trovata una pistola con la matricola abrasa) e per Svitlana 6 anni. Tutti e tre hanno affrontato il rito abbreviato (e hanno dunque usufruito dello «sconto» di un terzo dal computo della pena)così come Victor Potinga, il moldavo che secondo la procura trasportò le tele rubate a Verona oltre confine. Per lui (difeso da Emanuele Luppi) il gup ha decretato 5 anni di reclusione nonostante abbia sempre dichiarato di non essere stato a conoscenza che quelli che stava portando fuori dall’Italia fossero proprio i dipinti razziati a Verona, ma l’unica concessione che gli ha fatto il gup è stata quella di escludere l’aggravante della «transnazionalità» (riconosciuta invece ai due Silvestri). Per tutti l’accusa era concorso in rapina a mano armata e in sequestro di persona (ai danni della custode del museo che, a differenza della guardia, fu immobilizzata oltre che derubata di 300 euro e telefonino). Ieri, a quest’ultima (tutelata dal legale Filippo Vicentini) accordati 20mila euro di danni mentre per il risarcimento dovranno attendere la giustizia in sede civile sia Cattolica Assicurazioni (avvocato Apollinare Nicodemo) sia il Comune (parte civile con l’avvocato Giovanni Caineri): in via principale, Palazzo Barbieri aveva chiesto in solido agli imputati 17 milioni di euro; in via secondaria, provvisionale da 1 milione e il resto da pretendere in sede civile.

Tutte istanze «congelate», almeno per ora. E il sindaco, che (leggi articolo pagina 2, ndr) vede ora con la crisi di governo il rientro delle tele «più lontano», è soddisfatto per «decisioni esemplari che ci auguriamo vengano confermate anche negli eventuali successivi gradi di giudizio. Quello che è stato compiuto a Castelvecchio è stato un reato molto grave, non solo per il valore e l’importanza delle opere sottratte ma, soprattutto, in considerazione dell’azione malavitosa commessa: una rapina a mano armata con sequestro di persona, quindi la pena è adeguata alla gravità dei fatti imputati a questi criminali» . Restano da trovare (e sanzionare) i banditi rimasti latitanti. Ma ciò che soprattutto continua a «latitare» sono soprattutto loro: il corpo del reato, i 17 capolavori che mancano a Verona da 383 giorni.



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