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Quei tesori della città salvati dai privati
EUGENIA NICOLOSI
08 dicembre 2016 LA REPUBBLICA


Alcuni sono simboli del patrimonio artistico di Palermo, come i leoni del teatro Massimo o la tomba di Ruggero II, altri sono capricci di pregio: tele e sculture, magari meno note ma uniche, custodite nei palazzi nobiliari e nelle chiese del centro storico. Di epoche, fattura e gusto differenti, sono gioielli della città accomunati da un'operazione di salvataggio, un restauro, un intervento messo in atto grazie al sostegno e alle campagne di raccolta fondi veicolate da associazioni private, circoli e ordini professionali.
Come dei mecenati contemporanei, i soci delle associazioni come Salvare Palermo, club come Rotary, Inner Wheel, Lions e Soroptimist, o di cordate di "anonimi" cittadini come nel caso di palazzo Tomasi di Lampedusa e giovani professionisti della comunicazione come i Social Influencer, hanno voluto spendere tempo, energie e denaro per restituire alla città un pezzetto di quel patrimonio storico e monumentale minacciato dal tempo o dall'incuria.
«Credo che dietro l'iscrizione a un club non ci sia soltanto il piacere della convivialità ma anche la condivisione di determinati valori, come la tutela del patrimonio - afferma Rita Cedrini del Rotary e delegato del Fai Sicilia - si crea di proposito un fondo con il pagamento delle rette ed è grazie a questi fondi che portiamo a compimento gli obiettivi che il club intende raggiungere ».
Proprio i leoni in bronzo del teatro Massimo hanno visto l'esordio cittadino del Lions club Palermo dei Vespri nel 1996, quando i soci ne sostennero il restauro. L'operazione, finanziata quasi interamente dai soci del Club, fu il preludio alla riapertura del teatro l'anno successivo, dopo oltre un ventennio di abbandono. Negli anni a seguire i soci del Lions si sono occupati del restauro delle acquasantiere rinascimentali e di due bassorilievi in marmo della Cattedrale, opere ottocentesche di Valerio Villareale, e della donazione di 7mila euro per la messa in sicurezza della sacrestia della chiesa di San Matteo al Cassaro. Sempre il Lions, ma il club Palermo Host, ha donato due anni fa la somma di 5mila euro per il restauro dei mosaici della tomba di Ruggero II che si trova in Cattedrale. Interamente sponsorizzati dal Lions Club Palermo invece i restauri dei ritratti di Giovanni Meli, Antonello Gagini e Francesco Zerilli, nei locali della biblioteca comunale.
Dal canto suo il Rotary attraverso le sezioni Palermo Mediterranea, Palermo est, ovest e Monreale, ha contribuito al recupero di dipinti conservati al museo Diocesano, ma anche a interventi nei quartieri - la rotonda di via Malaspina, per citare un esempio - e del restauro del palchetto della musica del Foro Umberto I realizzato da Giachery e Lo Faso nel 1846. Nel 2013 infatti il club Rotary Teatro del Sole ha messo a disposizione del Comune i progetti di tre architetti e ha interamente finanziato l'opera. Di gennaio scorso invece l'impegno preso dal club Palermo Monreale per il restauro del chiostro dei Benedettini (del 1172).
«Siamo pronti ad aiutare la comunità nella conservazione del patrimonio artistico secondo le nostre professionalità e possibilità - commenta Teresa D'Eredità, ex presidente di Inner Wheel - a volte siamo sostenuti da sponsor ma ancora più spesso organizziamo occasioni di incontro per raccogliere fondi. Non c'è alcuna polemica verso l'amministrazione cittadina, la Curia e i privati, che a volte non hanno la possibilità di portare a termine alcune operazioni: noi siamo felici di fare la nostra parte per la crescita del territorio». Inner wheel, attraverso il distretto di Palermo, negli anni, ha restaurato la colonna della Croce dei Vespri, l'edicola votiva dell'atrio dello Steri, i vasi in legno e argento dell'oratorio delle Dame e i crocifissi dell'oratorio di Gesù e Maria ai Lattarini e dell'Immacolata Concezione al Capo.
Grazie a una fruttuosa collaborazione tra il circolo Women only e Rotary è stata restaurata la tela "I musici" di Palazzo Alliata di Villafranca, a piazza Bologni.
Un'altra realtà interamente femminile che si dedica ai beni culturali è Soroptimist e, grazie alle sue delegazioni cittadine, sono state salvate molte opere d'arte e di arredamento di palazzo Mirto: un dipinto (ritratto di Giovanni Filangieri), il trono della sala del baldacchino, il "passaggio segreto" che sarebbe la nicchia in legno con statua di Diana e la scultura del Timido Bagnante, di Margaret Foley del 1875.
Sempre di collaborazione si tratta quando si parla delle cinque vasche dell'Orto botanico: dietro un progetto da 200mila euro c'è una cartello formato da Confcommercio, Rotary, Lions, Inner Wheel, Confindustria Palermo, l'Università e alcune aziende private e istituzioni pubbliche.
Ma a volte sono anche i semplici cittadini a unirsi senza bisogno di uno stemma. Palazzo Tomasi di Lampedusa, la casa dell'autore del "Gattopardo" distrutta dai bombaramenti del '43, grazie a trentacinque palermitani è tornato a splendere con innesti contemporanei, dopo decenni di abbandono. La stessa tenacia che ha portato alcuni giovani architetti e comunicatori dei social network a dare il via, insieme all'associazione Salvare Palermo, a una campagna di crowdfunding per il recupero del mosaico-simbolo della belle epoque, che raffigura la Demetra e che languiva sulla facciata di palazzo Serenario, adesso non più pericolante. Il mosaico noto come la Pupa del Capo e quello con l'insegna "Panificio Morello" sono stati salvati dai cittadini e dall'imprenditore Tommaso Dragotto. Nell'attesa che torni al suo posto al termine della ristrutturazione del palazzo, la Pupa è visitabile a palazzo Ajutamicristo.
Salvare Palermo è un punto di riferimento dei restauri in città che ha promosso e sostenuto in gran parte le spese per molti importanti interventi nella chiesa di San Francesco d'Assisi: alcune statue del Serpotta, la quattrocentesca Madonna in trono, l'arco della cappella Alliata e la Madonna realizzate dal Gagini alla fine del 1400. E, ancora, l'edicola di guardiania di Damiani Almeyda che si trova a villa Bonanno.
«Lavoriamo tutti per la stessa causa - conclude Rita Cedrini, questa volta in veste di capo delegazione del Fai Palermo - siamo tutti cittadini a cui sta a cuore il bene comune e insieme possiamo lavorare a cause più grandi. Sono anime generose quelle che ci danno una mano mettendo a disposizione fondi o capacità professionali ».



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