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Il museo ritrova tre capolavori "Ora è completo"
GAIA RAU
08 dicembre 2016 LA REPUBBLICA



POCO più di un anno fa, nel settembre 2015, le avevamo viste in mostra a Palazzo Corsini, attrazioni d'eccezione allo stand della galleria torinese Benappi alla ventinovesima Biennale internazionale dell'Antiquariato. Da ieri, hanno trovato il loro posto nelle sale del museo dell'Opera del Duomo, a pochi metri da quella cattedrale per cui, agli inizi del Trecento, furono commissionate. Anche il mondo dei beni culturali conosce storie a lieto fine, e quella delle tre sculture-capolavoro di Arnolfo di Cambio (un Apostolo in marmo, alto un metro e venti, originariamente sulla facciata) e Tino da Camaino (due piccoli angeli, sempre in marmo, realizzati per la tomba del vescovo Antonio d'Orso) che l'Opera ha acquistato lo scorso gennaio, restituendole al pubblico, è una di queste. Appartenute al patrimonio della Cattedrale, smantellate alla fine del Cinquecento insieme alla facciata medievale, scomparse e poi ricomparse nel parco Torrigiani, le tre opere erano state messe in vendita dagli eredi della famiglia fiorentina nel corso dell'ultima edizione della mostra-mercato. Qui le aveva viste Tomaso Montanari, che sulle pagine di
Repubblica aveva auspicato un loro acquisto da parte di un'istituzione museale, in modo da scongiurare l'ipotesi che un privato, pur costretto, a causa dei vincoli, a lasciarle in Italia, le sottraesse alla pubblica visione, magari nascondendole in un caveau. Un appello ascoltato dall'Opera che, pur alle prese con l'ingente investimento (45 milioni di euro) per l'apertura del nuovo museo, inaugurato il 29 ottobre, ha deciso, dopo un momento di riflessione, di procedere all'acquisto per «il bene superiore della città, e di quell'unicum storico-artistico, architettonico, spirituale che è piazza del Duomo », come si legge in una nota emessa nell'occasione dal cda. Per formalizzare la compravendita, sono stati necessari tuttavia altri due mesi, nel corso dei quali lo Stato, trattandosi di opere vincolate, avrebbe potuto esercitare un eventuale diritto di prelazione. Il 15 gennaio 2016 la compravendita è andata a buon fine, e da ieri le sculture — pagate dall'Opera una cifra inferiore ai tre milioni di euro inizialmente richiesti dalla proprietà — sono esposte nel museo. L'Apostolo, in particolare, è stato collocato all'interno della ricostruzione della facciata medievale della cattedrale, nella cosiddetta "Sala del Paradiso", unico elemento originale del gruppo della "Dormitio Virginis" proveniente dal timpano della porta meridionale, mentre i due Angeli hanno trovato posto nella "Sala delle navate" al primo piano. Soddisfatto ed emozionato il direttore del museo, Timothy Verdon, che ha parlato di una scelta «di grande senso civico» da parte della famiglia Torrigiani e di una «straordinaria reintegrazione di una componente di eccezionale importanza per la facciata ricostruita». «Abbiamo inaugurato il nostro museo — ha poi aggiunto — un anno fa, ma fino ad oggi, senza queste tre opere, non potevamo considerarlo completo».



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