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PALERMO - Il giallo internazionale sulle carte di Verga. Bloccati dalla magistratura i testi all'asta da Christie's La Regione Sicilia: "Non dovevano essere venduti"
Claudia Brunetto
07 dicembre 2016 LA REPUBBLICA

Lettere, telegrammi e la preziosa versione autografa della
Cavalleria rusticana per il cinema dello scrittore siciliano Giovanni Verga non sono più in mano alla casa d'aste Christie's. Si trovano ancora a Parigi, ma sotto esame della magistratura che adesso dovrà risalire alla provenienza dei tre lotti che hanno rischiato di essere venduti all'asta lunedì scorso nella sede parigina di rue Matignon, per il valore complessivo di 300mila euro. Solo l'intervento del Nucleo tutela patrimonio culturale dei carabinieri e del ministero dei Beni culturali ha bloccato tutto. La Christie's mantiene la massina segretezza sul proprietario dei documenti autografi che riportano l'indicazione: "Giovannino Verga — collezione privata francese". «Non è più una questione che ci compete — dicono dalla casa d'aste — Non possiamo rivelare nulla sulle origini dei documenti».
Il caso parigino è solo l'ultimo capitolo della misteriosa eredità letteraria dello scrittore siciliano. Il nodo risale al nucleo di documenti, acquistati dalla Regione Siciliana alla fine degli anni Settanta per 85 milioni di lire e attualmente custoditi nella sede della Biblioteca regionale universitaria di Catania. Pietro Verga, pronipote dello scrittore catanese, rientrato in possesso dei manoscritti affidati dal padre Giovannino ai fratelli romani Lina e Vito Perroni perché curassero un'edizione nazionale degli scritti di Verga per Mondadori mai pubblicata, propose l'acquisto alla Regione. Il sospetto, però, è che il corpus acquistato dalla Regione siciliana non fosse integrale perché la famiglia Perroni che ottenne la custodia delle carte nel 1928 per volere del ministro dell'Educazione Giuseppe Bottai, non ha mai restituito l'intero malloppo. E che nel tempo parte dei documenti siano finiti sul mercato in modo diverso. Questo spiegherebbe l'asta di Parigi e non solo. Già nel 2008 la Regione Siciliana aveva acquistato 170 lettere di Verga per 120mila euro sempre all'asta da Christie's a Parigi. Nel 2013 la stessa situazione. Questa volta il patrimonio finito all'asta a Milano, prima dell'intervento dei carabinieri, comprendeva 36 manoscritti di Giovanni Verga, insieme con centinaia di lettere autografe, bozze, disegni e appunti, tuttora sotto sequestro e custoditi in via cautelativa all'università di Pavia. Valore complessivo 4 milioni di euro. «Il sospetto — dice Sarah Zappulla Muscarà, professoressa di letteratura italiana all'Università di Catania — è che le carte finite alla Regione non fossero tutte. Verosimilmente anche queste ultime fanno parte di quelle non consegnate. I fratelli Perroni promettendo la pubblicazione di un'opera complessiva di Verga hanno tenuto bloccato per anni questo patrimonio. Non è escluso che spuntino altri documenti». L'ultimo tesoretto verghiano, all'asta di Parigi, era composto da una raccolta di quasi 300 lettere inedite, indirizzate dallo scrittore siciliano ai fratelli Pietro e Mario, alla mamma Caterina e al nipote Giovannino. Nei carteggi anche annotazioni sulla vita mondana a Firenze e Milano, sui capolavori come Mastro Don Gesualdo e I Malavoglia e sulle vicende relative alla genesi e al successo e alle questioni giudiziarie attorno alla Cavalleria rusticana.
«I documenti in questione — dice Rossana Rummo, direttrice generale delle biblioteche e degli istituti culturali del ministero Beni culturali — riportano delle segnature a matita uguali a quelle contenute nei documenti in possesso delle biblioteca regionale di Catania. Questo significa che fanno parte di quel blocco o che all'origine non sono state vendute tutte alla Regione siciliana ». Regione che adesso reclama le carte di Giovanni Verga che stavano per essere vendute all'asta.




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