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FIRENZE - Nuovi musei, primi bilanci vola l'Opera del Duomo Innocenti su, Novecento giù
ERNESTO FERRARA GAIA RAU
10 dicembre 2016 LA REPUBBLICA



GIOVANI musei crescono. O almeno ci provano. Il nuovo spazio dell'Opera del Duomo che ha aperto un anno fa, gli Innocenti che hanno debuttato a giugno, il Novecento che ha ormai girato la boa dei primi mille giorni. Tre novità affacciate da poco sulla piazza col mercato culturale forse più complicato d'Italia. Dove giganti come gli Uffizi, la Galleria dell'Accademia e Palazzo Vecchio dominano incontrastati e attrarre visitatori è missione niente affatto semplice: quasi un paradosso se si pensa che ogni anno a Firenze sbarcano la bellezza di 14-15 milioni di turisti. Un mare magnum in cui i nuovi arrivati rappresentano comunque un fenomeno positivo. Ma c'è chi la sfida la sta vincendo e chi soffre. Chi in poco tempo si è affermato, come il nuovo museo dell'Opera del Duomo, chi sembra sulla buona strada come gli Innocenti, e chi fatica a trovare il suo posto al sole come il museo del Novecento di Santa Maria Novella. Stella brillante all'esordio, ora piuttosto nana bianca, ristretta, numeri che fotografano un arresto, una crisi. Un museo alla ricerca di un rilancio.
Era il 24 giugno del 2014 che il sogno di dare a Firenze uno spazio dedicato all'arte del secolo breve decollava. Ai più apparve un miracolo: 50 anni dopo l'appello di Carlo Ludovico Ragghianti per la creazione di un grande museo di arte contemporanea che risarcisse Firenze dello sfregio dell'alluvione aveva trovato corpo. De Chirico, Morandi, Depero, Vedova, De Pisis, Rosai, Fontana, Consagra, Severini, Casora, Palazzeschi nell'antico chiostro delle Leopoldine ristrutturato. I primi mesi furono incoraggianti: 46.946 visitatori in 6 mesi nel 2014. L'effetto novità trascinò la giovane creatura al boom. Il 2015 ha arrestato l'ascesa: 47.360 accessi. Il 2016 che doveva essere l'anno della maturità sta segnando un declino: circa 30 mila visitatori a novembre, che vuol dire poco più di 80 al giorno. Una china che novembre potrebbe aver arrestato: 26.432 ingressi a fine ottobre, 2900 nei successivi 30 giorni, di cui 1.300 indirizzati alla mostra di Gaetano Pesce, la prima delle temporanee con cui Palazzo Vecchio vuole rilanciare un museo pensato per i fiorentini e chiamato però a competere su un mercato globale. L'operazione ha funzionato: a novembre +10% sulla media 2016. Nel 2017 il Comune già progetta altre mostre: una dedicata a Paolo Poli. Anche la collezione permanente si arricchirrà con l'affresco "Partenze" di Giampaolo Talani. Basterà? Senza il nuovo ingresso di via Palazzuolo, un bookshop e perché no, un ristorante, difficile che i numeri possano schizzare in alto, sebbene il Comune non ne sia ossessionato.
Sfida ufficialmente vinta per il nuovo museo dell'Opera del Duomo che, inaugurato il 29 ottobre 2015, ha dimostrato di valere l'investimento monstre da 45 milioni di euro sostenuto dall'ente per l'ampliamento e la ristrutturazione della struttura originaria. A parlare non sono tanto i numeri assoluti, quanto quelli relativi: il milione e 350 mila visitatori — pochi meno, per fare un confronto col settore pubblico, di quelli totalizzati nel 2015 dall'Accademia, secondo museo statale d'Italia — che, nel giro di un anno di attività, hanno acquistato il biglietto da 15 euro hanno comprato infatti, oltre all'ingresso al museo, quello ai monumenti del complesso dell'Opera, compresi Cupola del Brunelleschi e Campanile di Giotto, già presi d'assalto dai turisti ben prima dell'autunno scorso. Il dato più sorprendente è invece quello relativo ai mesi invernali: «Un periodo tradizionalmente morto — spiega il presidente dell'Opera Franco Lucchesi — in cui eravamo abituati a registrare cali del 30-40%, e che invece quest'anno ha registrato un +6%, che imputiamo proprio al museo». «Campanile e Cupola — aggiunge — attirano un pubblico più giovane, motivato un po' dalla sfida e un po' dalle viste da cartolina. Il museo richiama invece visitatori più anziani e colti, avidi di storia e cultura». Una diversificazione che non porterà, tuttavia, a biglietti separati: «È un'ipotesi che escludiamo. La nostra missione non è presentare una collezione di opere, ma rendere comprensibile lo straordinario patrimonio che abbiamo nella sua unitarietà. Per venire incontro ai fiorentini, gli unici che si sono lamentati dell'ingresso troppo caro, abbiamo piuttosto scelto la strada della card annuale da 50 euro, che sta iniziando a dare i primi frutti». Quanto al futuro dello spazio, «continuiamo a investire molto, perché ne vale la pena. Ma a noi non interessa la rincorsa ai numeri. L'idea è renderlo sempre di più un polo di attrazione culturale. Proseguiremo con i concerti, approfittando di un'acustica perfetta, e apriremo al contemporaneo esponendo, in primavera, due opere di Bill Viola, a confronto con la "Maddalena" di Donatello».
Risultati meno ambiziosi quelli del nuovo Museo degli Innocenti che nei 4 mesi trascorsi dalla sua apertura, il 24 giugno scorso, fino alla fine di ottobre, ha totalizzato circa 32.900 ingressi, con una media di oltre 8 mila visitatori al mese che, se fosse confermata, porterebbe la struttura a sfiorare in un anno i 100 mila accessi superando partner pubblici di tutto rispetto come, per esempio, il Museo archeologico nazionale (circa 66 mila visitatori nel 2015). Dati tutto sommato incoraggianti per un museo poco interessato alla rincorsa dei grandi numeri ma rivolto a un pubblico di nicchia, colto, interessato. E capace di riservare qualche sorpresa: come un boom di vendite registrato dal bookshop, specializzato in pubblicazioni per bambini e ragazzi.



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