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Roma. Villa Sciarra, che beffa. Da luogo del cuore a vittima dell’oblio
Maria Egizia Fiaschetti
Corriere della Sera - Roma 10/12/2016

È il più votato dai romani tra i luoghi del cuore del Fai: sette ettari di verde alle pendici del Gianicolo. Villa Sciarra sopravvive anche grazie all'impegno civico e a un accordo tra il Comune e il carcere di Rebibbia che scade il 20 dicembre. La manutenzione, senza il contributo dei detenuti, potrebbe non essere più garantita. E il parco rischia di ripiombare nel degrado.

Luogo del cuore trai i più votati dai romani (3.450 preferenze) sul sito del Fai, preferito ai Fori Imperiali e al parco degli Acquedotti: è Villa Sciarra, sette ettari di verde alle pendici del Gianicolo dove la biodiversità convive con statue allegoriche e arredi dal gusto neoclassico. E il foliage, in questi giorni, è da sindrome di Stendhal. Tra i più ammirati gli alberi di gingko: nuvole d’oro su cielo indaco. Un capolavoro di arte e natura, se non fosse che la manutenzione è in bilico: affidata allo spontaneismo. Lo sanno bene i volontari dell’associazione «Amici di Villa Sciarra» che il giorno dell’Immacolata hanno riparato la staccionata in legno sul lato della collina che affaccia su via Ugo Bassi.

«Da maggio la pulizia è migliorata grazie al coinvolgimento dei detenuti di Rebibbia — racconta il presidente dell'associazione, Federico Marolla — , ma dal servizio Giardini ci hanno detto che l’accordo scade il 20 dicembre e non sanno se sarà rinnovato: il personale è insufficiente, senza rinforzi il degrado è inevitabile». L’impegno degli ultimi mesi, ovvero la sinergia virtuosa tra cittadini e istituzioni, rischia di essere vanificato. Se finora per la gestione ordinaria il triangolo Comune-sovrintendenza-volontari ha funzionato, per la rinascita di Villa Sciarra servirebbe un intervento di più ampio respiro. Basta inoltrarsi negli angoli più nascosti per imbattersi nell'abbandono: la «gloriette», tempietto in Aurisina fiorita, marmo originario del Carso, è scheggiata in più punti e coperta di graffiti. Scarpe, rifiuti di cibo, spazzatura, raccontano la trasformazione in dormitorio e luogo di bivacchi. A pochi metri, sotto un folto cespuglio, si intravede il giaciglio di un clochard. Dal lato opposto della villa, vicino all'ex chiosco (mai rimosso), un altro invisibile occupa l'antica garitta. I bagni pubblici sono inutilizzabili: recintati e chiusi con una catena. «Non sono a norma, manca l'accesso per disabili — spiega il presidente dell'associazione — : è assurdo, quando il Comune con un piccolo contributo per il servizio potrebbe guadagnarci».

Transennato pure il ninfeo accanto al laghetto con le tartarughe: «Hanno rubato la conchiglia che decorava la vasca — esclama incredulo Marolla — fino a qualche giorno fa c'era». Tra i molti contrasti — siepi potate al millimetro che delimitano l'esedra con le statue dei 12 mesi tutte rovinate — spicca il castelletto Wurts (dal mecenate americano che acquistò la villa nel 1902 per poi donarla a Mussolini, ndr ): «È tutto pronto per il Museo della matematica — sospira Marolla — persino i touch screen... Non si capisce cosa aspettino ad aprirlo».



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