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UDINE - Piazza San Giacomo, entro il 2017 una rampa da 50 mila euro
di Giulia Zanello
12 dicembre 2016 IL MESSAGGERO VENETO


Udine, struttura in ferro e vetro per diminuire l’impatto: c’è l’ok della Soprintendenza. L'assessore Pizza: dopo la posa, accesso vietato ai furgoni


UDINE. Entro la fine del 2017 piazza San Giacomo avrà finalmente la rampa di accesso al terrapieno. E si tratta della pedana definitiva, quella alla quale anche la Sovrintendenza ha dato l’ok.
La conferma arriva dall’assessore comunale alla Mobilità e ambiente Enrico Pizza che, progetto alla mano, illustra come verrà realizzato il manufatto che consente di accedere senza ostacoli al plateatico.
Ma le novità per piazza Matteotti non sono finite: l’assessore, infatti, annuncia che presto sarà consentito il transito solo sul lato della piazza sul quale si affaccia la chiesa, a seguito delle numerose riparazioni alle caditoie che si sono rese necessarie per il continuo passaggio di pesanti furgoni.
«I tempi per la realizzazione della pedana, il cui progetto è stato realizzato in piena collaborazione con il Criba, il centro regionale eliminazione barriere architettoniche, sono legati al bilancio e la posta è già stata inserita in quello previsionale – assicura l’assessore –.
Si tratta di un investimento partito da qualche decina di migliaia di euro e arrivato a 50/70 mila euro, dunque importante, considerato che il restauro dell’intera piazza è costato 250 mila euro.
Poi si procede con l’iter per la realizzazione della struttura – aggiunge Pizza –, che prevede l’approvazione definitiva del progetto da parte della Sovrintendenza, la gara e l’assegnazione dei lavori».
Per la sponsorizzazione della pedana, in riferimento a quanto osservato dalla presidente del Comitato provinciale delle associazioni di persone con disabilità Ernestina Tam, Pizza precisa che se c’è «qualcuno disponibile a finanziare l’intervento benvenga, ma la normativa stabilisce che il Comune debba comunque aprire un bando e in tal senso garantiamo comunque la disponibilità totale».
Entro fine 2017, insomma, l’accesso alla piazza sarà garantito a tutti gli utenti, mentre nel frattempo, spiega Pizza, si continuerà a utilizzare le rampe provvisorie.
«A tutti coloro che organizzano eventi in piazza chiediamo di assicurare la piena accessibilità, o li invitiamo a scegliere un’altro sito per la manifestazione», precisa l’assessore. Ultimo dettaglio, la rampa definitiva sarà posizionata dall’altro lato rispetto a dove si trova ora, sul lato Nord, (di fronte al negozio Querini Lei,) e, per questo motivo, l’accessibilità non sarà più consentita ai mezzi sui quattro lati.
«Il passaggio dei furgoni, che pesano tonnellate, oltre a creare pericolo per i pedoni, provoca danni evidenti alle caditoie in pietra, una delle quali, recentemente restaurata, è stata nuovamente danneggiata da un mezzo in transito – evidenzia l’assessore –: porterò in giunta la proposta di una pedonalizzazione ancora più ristretta».
A illustrare le caratteristiche tecniche del manufatto – che sarà lungo quasi sei metri – è l’architetto Stefano Carlutti, tecnico della consulta regionale delle associazioni per le persone disabili Fvg, rappresentante del Criba nonché autore del progetto.
«Si tratta di una struttura lineare, molto semplice, realizzata in ferro con un parapetto in vetro per diminuire l’impatto – rimarca Carlutti –. Siamo contenti che finalmente il prossimo anno piazza San Giacomo avrà la sua rampa, ma non capiamo per quale motivo il Comune non ci abbia dato notizia né dell’approvazione del progetto lo scorso marzo da parte della Sovrintendenza, né della mancanza di fondi.
Durante l’incontro organizzato dal Comitato a ottobre – prosegue – al quale avevamo invitato l’assessore che non aveva però potuto partecipare per precedenti impegni e si era scusato, avremmo desiderato discutere anche la questione del Peba, il piano di eliminazione di barriere architettoniche, strumento del quale anche il Comune si dovrebbe dotare».
Nessun commento invece sui lavori di via Mercatovecchio: «Aspetto di vedere il progetto – sottolinea –, certo è che se pensano di superare il problema delle barriere eliminando gli scalini risolvono il problema solo a metà, escludendo le persone non vedenti. Sarebbe l’ennesimo esempio di intervento a macchia di leopardo senza un percorso logico».




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