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LIVORNO - Giusti: così faremo di Montenero la nostra Loreto sul mar Tirreno
di Mauro Zucchelli
11 dicembre 2016 IL TIRRENO


Nei secoli ci si era dimenticati il decreto relativo alla “patente” ufficiale come santuario cattolico: riaffidato formalmente ai monaci vallombrosani (che pure lo custodivano dalla fine del Settecento)




LIVORNO. Il chiodo fisso del vescovo-architetto Simone Giusti resta quello: fare del santuario di Montenero qualcosa di equivalente sul mar Tirreno rispetto a quel che Loreto è sul versante dell’Adriatico. Ovvio che il presule faccia riferimento all’aspetto devozionale: come centro propulsore di fede, di religiosità popolare, di vocazione monastica. Ma è indubbio che possa avere una qualche ripercussione anche al di fuori del recinto confessionale l’idea di prendere come pietra di paragone una delle capitali del turismo religioso made in Italy: Loreto muove un esercito di 4 milioni di pellegrini ogni anno. Sembra come quando si paragona il porto di Livorno a quello di Rotterdam, ma se i volumi di flusso turistico alla fine fossero anche soltanto la metà della metà della metà...
Dunque, non è una piccola bega di diritto canonico la firma che il vescovo Giusti e l’abate generale vallombrosano Giuseppe Casetta – con don Alberto Vanzi nel ruolo “notarile” di vicario giudiziale – hanno messo in calce a una sfilza di documenti per mettere la parola “fine” alla singolare vicenda emersa proprio andando a ritroso nei secoli per cercare le carte che attestano i diritti giuridico-religiosi sull’area del santuario montenerese. Detto in estrema sintesi: benché sia da chissà quanto un centro di fede cattolica, ci si era dimenticati di dargli la “patente” di santuario mariano. Lo è nei cuori dei fedeli ma non lo era nelle carte bollate d’archivio.
Il vescovo Giusti ha fatto il decreto e, nominandosi reggente, ha di fatto riannodato i fili di quella storia. L’ultimo passo è stato l’intesa – alla presenza di don Luca Bernardo Giustarini (tornato a Livorno dopo la parentesi a Pordenone) e don Alessandro Paradisi, alla guida della parrocchia montenerese di Santa Maria delle Grazie – con cui la diocesi affida il santuario ai monaci vallombrosani. Anche se l’effetto è un po’ paradossale: per quanto senza un foglio che lo attesti, è comunque dalla fine del Settecento che la congregazione di Vallombrosa custodisce il santuario, mica da ieri.
Dunque, ora proprietà, custodia e gestione del santuario sono stati rimessi in carreggiata. Ma solo dal punto di vista dei titoli giuridici, perché resta il “peccato” che nessun giubileo è riuscito a sanare: l’Aula mariana. Realizzata in fretta e furia per il Giubileo indetto nel 2000 da papa Joseph Ratzinger, è nuova di zecca eppure è rimasta da allora più chiusa che aperta: colpa delle infiltrazioni di acqua che l’hanno messa nei guai fin dai primi mesi. Eppure, come raccontano i vecchi monteneresi, tutti sapevano che lì sotto passava una falda.
All’inizio monsignor Giusti era andato all’attacco e non aveva lesinato critiche (da architetto di radice michelucciana) alle scelte tecnico-costruttive: al punto che nel febbraio 2009 aveva provocatoriamente avanzato l’idea di buttar giù l’Aula.
Adesso, a quanto è dato sapere, il progetto è meno shocking: si tratta di una risistemazione che prevede una serie di interventi tali da permettere di far tornare agibile l’Aula mariana.
È lo snodo cruciale del progetto: il santuario storico non ce la fa a reggere grossi flussi di pellegrini, c’è bisogno di poter contare sullo spazio da 1.200 posti nato dal progetto di un architetto di grido come Adolfo Natalini incastrando una ellisse per gran parte nel sottosuolo, tant’è vero che il tetto è in realtà un prato.
Fonti della curia riferiscono che il progetto è stato inviato a Roma per avere i finanziamenti della Conferenza episcopale: l’acquisizione alla piena titolarità della diocesi di Livorno è il passaggio-chiave per poter ottenere quei soldi. Ma queste tappe sono state già fatte, adesso – viene fatto rilevare dalla curia – l’attesa è determinata dall’esigenza di aspettare il via libera della Soprintendenza.
Il vescovo Giusti punta ad accelerare i tempi? Il motivo c’è: nel 2017 cade il settantesimo anniversario della proclamazione della Madonna di Montenero come patrona della Toscana. L’aveva fatto papa Pio XII nel ’47, la data clou è il 15 maggio. Nelle prossime settimane una copia della Madonna di Montenero inizierà a girare per le parrocchie della diocesi.



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