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NALBERO, SEGNO DI UNA SFIDA
SERGIO PASANISI
14 dicembre 2016 la repubblica



ORA che i lavori sono finiti, le polemiche che hanno accompagno la costruzione di Nalbero sembrano oramai lontane. E ci auguriamo che i suoi principali detrattori, con in mano una tazzina caffè o meglio un calice di spritz, godendosi il panorama del golfo di Napoli dal nuovo bar, possano avere un atteggiamento più benevolo nei confronti di Nalbero.
Come molti hanno ricordato in questi giorni, la costruzione di strutture temporanee in occasioni particolari, non è una novità. Dalle feste barocche a quelle borboniche, il potere ha spesso fatto ricorso ad architetture "precarie" per spettacolarizzare particolari eventi in chiave di gioco. E far felice così, in modo diverso e per qualche giorno, la propria gente. Oggi si potrebbe brindare, usando un termine abusato, con enjoy Naples!
Tutto ciò è già successo anche in ambienti urbani ancor più sensibili dal punto di vista storico culturale di via Caracciolo. Basti pensare all'Estate romana, agli interventi "effimeri" di Renato Nicolini, o al famosissimo Teatro del Mondo, progettato da Aldo Rossi in occasione della Biennale di Venezia del 1980. Ma ogni caso è un caso a sé. L'Estate romana, un modello esportato in tutte le città, si ricorda più per aver riportato i romani nelle strade teatro degli eventi terroristici che per le opere temporanee realizzate, francamente modeste dal punto di vista architettonico. Mentre il teatrino di Rossi per la sua forte immagine evocativa, ha avuto un tale successo internazionale da essere trasferito a Dubrovnik e poi ricostruito nel 2004 a Genova Capitale Europea della Cultura.
Ma Nalbero, di là dal piacevole ricordo di un aperitivo con gli amici, cosa lascerà ai napoletani? Forse oggi è presto per dirlo, non conoscendo ancora la portata dell'iniziativa. Però qualche previsione possiamo farla. Innanzitutto c'è da sottolineare le due novità, rispetto agli esempi del passato, una parzialmente positiva e l'altra meno. La prima è che l'iniziativa è di un imprenditore privato. La seconda è che l'opera realizzata, contrariamente a quelle sopra citate, non avendo peraltro alcuna salienza architettonica (malgrado l'ispirazione un po' maldestra alle architetture verdi "a la page"), non è espressione di alcuna politica culturale (pubblica o privata che sia).
Queste importanti novità se, come c'è da augurarci, l'iniziativa avrà successo, impongono alcune domande per futuro. Come rispettare il principio di concorrenza nella concessione anche temporanea di spazi pubblici a privati senza eccessive penalizzazioni burocratiche? Come innalzare la qualità culturale di operazioni analoghe? Qualsiasi risposta implica evidentemente un ruolo attivo e un maggior protagonismo da parte del Comune che farebbe bene a continuare ad avere, come in questo caso ha giustamente fatto il sindaco de Magistris, un atteggiamento costruttivo in casi del genere, ma anche propositivo su entrambi i fronti: concorrenzialità e salienza culturale.
Ulteriore novità per Napoli, forse ancor più rilevante delle altre, è che con Nalbero si prosegue sul tracciato di un nuovo uso, seppur temporaneo, di una delle zone più sensibili della città sotto il profilo paesaggistico. Tracciato iniziato qualche anno fa con l'America's Cup e legato ad un uso contemporaneo anche della città storica che apre la strada ad un concetto di paesaggio non come un entità astratta o, ancor peggio, come entità amministrativa soggetta, in quanto tale, a politiche di esclusiva conservazione e immutabilità. Ma a un paesaggio inteso nella vera essenza percettiva del termine. Un paesaggio quindi da tutelare ma anche da migliorare, purché tale miglioramento sia oggettivamente apprezzabile. E in questo senso la città si dovrebbe a questo punto domandare: quanto sono apprezzabili negativamente i "baffi" della scogliera della Rotonda Diaz, oggetto, come noto, solo di un'autorizzazione paesaggistica legata esclusivamente alla temporaneità dell'opera?



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