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Beni culturali: allarme istituti per riduzione fondi
Ansa 07/11/2002

Con la prossima finanziaria gli istituti culturali italiani rischiano di vedere gli stanziamenti dello Stato a loro favore raggiungere il livello piu' basso degli ultimi dodici anni, fermatisi a 8,5 milioni di euro. L'allarme e' stato lanciato oggi a Venezia nella giornata di apertura della V Conferenza nazionale degli Istituti culturali, promossa dalla Direzione generale per i Beni librari e gli Istituti culturali del Ministero, d'intesa con il Coordinamento degli assessori alla Cultura delle Regioni. A parlarne, nella Sala Sansoviniana della Biblioteca Marciana, e' stato in particolare Tullio Gregory, dell'Istituto dell''Enciclopedia Italiana, che nella sua prolusione ha anche denunciato ''la progressiva diminuzione degli investimenti pubblici per la ricerca e la formazione'' in genere, e i limiti di una classe politica che ''solo raramente ha manifestato un reale interesse, o adeguata consapevolezza, delle istituzioni nel panorama culturale e scientifico italiano''. Le istituzioni di cui si parla sono i circa 150 enti che godono di un annuale contributo dello Stato, dall'Istituto di Studi sul Rinascimento di Firenze all'Accademia nazionale S.Cecilia di Roma fino alla Fondazione Cini di Venezia. Istituti di rilievo nazionale e internazionale che, con i loro archivi e biblioteche, rappresentano una parte rilevante del patrimonio culturale italiano, e che svolgono una funzione essenziale - e' stato sottolineato - nella ricerca extrauniversitaria in campo umanistico, nella diffusione delle conoscenza, nel fornire servizi al territorio e nel farsi attori di progetti di tutela e valorizzazione dei beni culturali. Ma l'inadeguatezza dell'intervento statale a loro favore si evidenzia anche, ha rilevato ancora Gregory, nell'''infelice decreto legislativo n.419 del 20 ottobre 1999'', quello cioe' sulla privatizzazione, trasformazione e fusione degli enti in questione, che equipara in un unico elenco ''l'Ente nazionale della Cinofilia Italiana e l'Istituto Storico italiano per il Medioevo o quello per la Storia del Risorgimento italiano'', mettendo così a rischio anche funzioni istituzionali importanti come la pubblicazione di fonti e studi per la storia d'Italia ''cui solo un ente pubblico puo' far fronte''. Un altro punto critico e' rappresentato dalle norme sugli sgravi fiscali che dovrebbero favorire gli investimenti privati, e in particolare dall'art.38 del collegato fiscale alla finanziaria del 2001 che prevedeva sgravi fino ad un totale di 270 miliardi di lire. Uno strumento che vorrebbe avvicinare l'Italia al sistema statunitense, dove l'intervento privato svolge un ruolo di primo piano nei bilanci delle attivita' culturali, ma che in Italia e' ancora così poco conosciuto da essersi già trasformato in un'occasione mancata. Per favorire le sponsorizzazioni private occorrerebbe dunque una maggiore informazione su tali strumenti normativi, ha sottolineato il Direttore generale del ministero Francesco Sicilia, sottolineando che informazioni al riguardo sono disponibili anche sul sito dello stesso ministero. Sicilia ha pero' anche prospettato una visione piu' ottimistica sui finanziamenti pubblici destinati agli Istituti culturali, cui il ministro Giuliano Urbani, ha sottolineato, ha gia' rivolto la sua attenzione: oltre ad ulteriori risorse per 3-4 miliardi di lire annui previsti per i prossimi due anni da una legge ad hoc, si spera infatti in altre iniziative parlamentari a favore di un progetto presentato per la finanziaria dallo stesso ministro. Ad essere chiamato in causa pero', in anni di riforma federalista, non e' solo lo Stato: anche Regioni ed enti locali - ha rilevato in particolare Flavia Nardelli dell'Istituto Sturzo - possono svolgere una funzione, tramite un nuovo coordinamento tra poteri pubblici. E su questo argomento sono intervenuti sia l'assessore regionale veneto Ermanno Serrajotto, leggendo anche un dettagliato intervento del suo collega piemontese Giampiero Leo, sia il presidente della Provincia di Venezia Luigino Busatto. E quest'ultimo ha anche lanciato una proposta, pur senza definirne ancora le modalita' tecniche: perche' non destinare una percentuale dei grandi introiti derivanti dal turismo - il principale fruitore di tanti beni culturali - proprio al finanziamento degli Istituti culturali.



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