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Cultura Caro Franceschini, i monumenti di Roma sono di tutti: la cultura non pu essere solo business
di Manlio Lilli
IlFattoQuotidiano.it / BLOG / 13 gennaio 2017



Dopo la creazione del Parco del Colosseo, sar dunque la volta del Pantheon. La mission fare cassa. Quei monumenti piuttosto che luoghi simboli della citt e del Paese sono quasi un feticcio da esporre. Slot machine a servizio di unidea di patrimonio culturale improntata al business, contrabbandato per valorizzazione. Cos quel che sgomenta non neppure lidea che sia necessario, per il ministro, che i luoghi della cultura con maggiore appeal producano proventi. Quel che suscita preoccupazione non neppure la convinzione che per Franceschini sia ineludibile accrescere gli ingressi con operazioni spericolate, come promette di essere linstallazione di una biglietteria al Pantheon.

C qualcosa di molto pi grave di tutto questo. Ed lidea di fondo che i monumenti vadano ingabbiati. Vadano sostanzialmente enucleati dal tessuto cittadino. Diventino parti, evidentemente importanti, ma sostanzialmente accessorie. Insomma Franceschini persegue politiche che sembrano ispirate a un modello di citt costituita da aggiunte diverse. Un modello di citt nella quale i monumenti sono chiusi. Meglio, sono chiusi ogni volta che questo status possa produrre rilevanti risorse.

Del progetto dei Fori, aperti alla citt, cerniera nobile tra settori moderni, non si parla pi. Ora c il Parco del Colosseo. A breve ci sar la biglietteria per accedere al Pantheon. Operazioni che indubitabilmente regaleranno ingenti risorse (a chi?), ma che priveranno Roma della sua anima. Finiranno per stravolgerla definitivamente, facendone una Venezia in grande scala. Una Disneyland nella quale verranno ancora di pi turisti, da ogni parte del mondo, ma dalla quale si allontaneranno gli abitanti. Cio i fruitori di diritto. Una citt nella quale le distanze tra centro e periferie diventeranno sempre pi incolmabili.

Il motivo? Perch alla mancanza di interventi sui settori pi esterni si aggiungeranno le operazioni di parcellizzazione del patrimonio culturale al quale facevo riferimento. Franceschini lascia supporre di non conoscere sufficientemente il ruolo che il patrimonio culturale riveste da sempre per la Citt. Ruolo che non azzardato definire anche sociale. La gran parte dei monumenti sui quali gi intervenuto oppure si appresta a farlo sono stati luoghi vissuti. Parti a tutti gli effetti del tessuto cittadino. La citt un organismo pubblico per vocazione. E in questo i monumenti dovrebbero essere degli imprescindibili caposaldi. Beni Comuni che lo Stato deve tutelare e rendere fruibili. Non certo alienare, anche se in maniera parziale.

Tra le tante voci, il vecchio ladro distinse quella argentina di un bimbo che gridava: Mio! Mio! Come stonava, comera brutta quella parola, davanti a tanta bellezza. Il vecchio, adesso, lo capiva, e avrebbe voluto dirlo al bambino, avrebbe voluto insegnargli a dire nostro, invece che mio, ma gli mancarono le forze. Anche Franceschini come il protagonista de Luomo che rubava il Colosseo di Gianni Rodari non sembra rendersi conto della differenza. Il nostro non sembra interessarlo. Preferisce continuare a pensare che i monumenti debbano essere privati.



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