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Trentino. Soprintendenza, giusta lagenzia
Tristano Scarpetta
Corriere del Trentino 14/1/2017

Soprintendenza, necessario snellire

Beni culturali, Marzatico benedice la trasformazione. In un anno 20.000 autorizzazioni

Una mole di 20.000 comunicazioni nel 2016, autorizzative e non, da parte di Soprintendenza e soggetti collegati. necessario snellire. Per questo la trasformazione in agenzia della Soprintendenza per i beni culturali trova il favore del suo capo, Franco Marzatico, che anzi fa sapere di averla sollecitata. Lobiettivo stesse tutele con servizi pi rapidi e flessibili. Alla riorganizzazione dei musei secondo quattro poli, Marzatico d un assenso condizionato.

TRENTO. La trasformazione in agenzia della Soprintendenza per i beni culturali, trova il favore del suo capo, Franco Marzatico, che anzi fa sapere di averla sollecitata. Lobiettivo quello di garantire le stesse tutele ai beni con servizi pi rapidi e flessibili, grazie a un alleggerimento burocratico. Alla riorganizzazione dei musei secondo quattro poli, Marzatico d un assenso condizionato: Limportante che la necessaria razionalizzazione del sistema non vada a detrimento delle realt meno visibili, ma per questo non meno importanti.

Nella versione delle riforma della cultura approdata gioved in commissione, la Soprintendenza viene trasformata in unagenzia della Provincia. Condivide?

Si tratta di unidea che viene incontro alla nostra richiesta di un minor carico burocratico che potesse snellire il nostro lavoro. A titolo di esempio, si tenga presente che nel 2016 le comunicazioni, autorizzative e non, tra la Soprintendenza e altri soggetti sono state 20.000. Un carico che rischia di rallentare la nostra azione e di far apparire la Soprintendenza come lorgano che si mette di traverso.

Il solo nome della Soprintendenza spesso evoca lavori bloccati, beni non usufruibili. Fate un po paura?

Ecco, non deve essere cos. Ovviamente, il nostro primo compito e resta la tutela del patrimonio culturale provinciale, ma c modo e modo di farlo. Unattivit di carattere commerciale, ad esempio, non sempre incompatibile con un bene tutelato, che anzi da una virtuosa coabitazione pu anche risultare valorizzato. Il nostro obiettivo tutelare, valorizzare, fare ricerca senza necessariamente musealizzare tutto. Quando la Soprintendenza viene vissuta come un peso, si rischia il disamore per il bene stesso. Non dimentichiamo che educare al bello educare alla virt.

In concreto, cosa cambier?

Senza entrare nel tecnico, diciamo che passeremo dallessere un organo di un ente molto pi vasto ad avere una nostra autonomia finanziaria e operativa. Io vengo dalla direzione del Castello del Buonconsiglio. Lagenzia assomiglier a quel modello operativo che, in alcuni casi, pu dimezzare i tempi di lavoro. Attueremo anche altre semplificazioni. Una parte considerevole di quelle 20.000 comunicazioni che citavo interessa lo spostamento o il prestito di opere di musei. Salvo i casi particolarmente delicati, in futuro sar sufficiente comunicare alla Soprintendenza lo spostamento. Nellambito dellordinariet, i musei potranno agire senza dover ogni volta attendere sopraluoghi e autorizzazioni.

Non si rischia di avere una maggiore efficienza a scapito della tutela dei beni?

Direi proprio di no. La tutela del bene disciplinata da norme di carattere statale il cui mancato rispetto configura lomissione.

Pi in generale, cosa ne pensa del riassetto prefigurato dalla riforma della cultura?

La necessit di un intervento palese. In particolare, va superato lattuale frazionamento e un modello di tipo concorrenziale che induce i singoli enti museali allhappening, alla ricerca della performance per vedere garantire i finanziamenti. Mi pare si vada positivamente verso un modello pi solidaristico, dove quello che conta, anche in termini di attrattivit, il risultato del sistema Trentino, non del singolo ente.

Condivide il passo indietro che ha permesso lintroduzione di un quarto polo, inizialmente non previsto, per letnografia?

S. Francamente il Muse e il Museo degli usi e costumi mi parevano un po carne e pesce. Fare unazione di riordino sempre difficile e comporta dei margini di rischio. Lidea del museo unico universale anacronistica, una suddivisione difficile ma necessaria. Si tratta ora di capire cosa significher ente capofila. Credo che sar molto importante definirne bene i ruoli in modo che i matrimoni non siano imposti, ma prevedano la necessaria condivisione.

Ha parlato di rischi, lei quali vedi profilarsi?

Credo ci siano tutti i margini per fare bene. Limportante cogliere che, a fianco delle stelle come il Mart, o il Muse, necessario garantire la giusta attenzione a realt come il Museo della guerra, il Museo degli usi e costumi, o il Museo diocesano, il cui contributo culturale importantissimo anche se i ritorni in termini di visite e di turismo sono pi contenuti.



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