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ROMA- All'ultimo stadio
Salvatore Settis
www.eddyburg.it, 03/03/2017

Quale che sia la cubatura prevista, questo in primo luogo un problema di legalit, anzi di legalit costituzionale.
la Repubblica, 3 marzo 2017 (c.m.c.)




In questo paese senza, lo storytelling ormai un instrumentum regni. C un problema? Basta dire che si trovata la soluzione (senza dire quale) e tutti si placano.

Quando arriva il momento della verit la soluzione, quella vera, non interessa pi a nessuno. Abbiamo visto governi annunciare, dopo un Consiglio dei ministri, interventi che salvano la scuola, esaltano la cultura; per poi scoprire che il testo era ancora tutto da scrivere. Vediamo ora il Comune di Roma adeguarsi al costume, e fare altrettanto con la vicenda stadio.

La discussione, anche dentro un M5S sempre pi diviso (ma sempre pi forte grazie alle debolezze altrui), riguardava lenormit delloperazione edilizia, in cui lo stadio una piccola parte rispetto a un milione di metri cubi di costruito, un Business Park con tre grattacieli firmati dallarchistar di turno (altezza 220 metri). Dopo il consueto zig-zag di dichiarazioni, ecco il miracolo: dimezzate le cubature (ma dove?), decapitati i grattacieli (ma di quanto?), ridotte le opere pubbliche (e il verde?). La descrizione cambia a seconda di chi ne parla: limportante dire che c laccordo fra Roma (intesa come citt) e la Roma (intesa come societ calcistica). Limportante che il M5S dia un messaggio rassicurante: anche a noi piace lurbanistica contrattata, state sereni. Non siamo poi cos radicali, non temiamo di varcare la linea dombra del cemento (Tomaso Montanari, Repubblica, 14 febbraio).

E naturalmente ora tutti vogliono lo stadio. I progetti in lista dattesa includono la Lazio (che in nome della par condicio rivendica il diritto di devastare un altro pezzo di campagna romana), Firenze, Milano, Bologna, Napoli, Palermo. Ma perch questalluvione di stadi? Lultimo governo Berlusconi lanci un disegno di legge che considerava urgente e indifferibile costruire per ogni dove nuovi stadi. Ma quel testo era un cavallo di Troia, autorizzando intorno agli stadi la costruzione di zone residenziali e servizi, insomma vere e proprie new town.

Il tutto in barba alla tutela del paesaggio: per velocizzare le necessarie varianti urbanistiche e commerciali le garanzie di legge venivano annullate mediante il teatrino di una conferenza dei servizi e la dichiarazione di pubblica utilit e indifferibilit e urgenza delle opere. Quella norma non fu mai approvata come legge autonoma, ma venne riversata con un colpo di mano dal governo Letta nel comma 304 della legge di stabilit 2014: su questa base che le procedure per lo stadio furono avviate, e la giunta Marino le dichiar di pubblica utilit e urgenza.

La ratio della norma chiara: lo sport come scusa per rilanciare la cementificazione del paesaggio. Ma in termini di legalit? La decisione sul progetto spetta a una conferenza dei servizi prevista per oggi, ma lunico parere scritto formulato dal Comune quello, negativo, dellex-assessore Paolo Berdini, secondo cui il luogo presenta caratteri di fragilit idrogeologica che sconsigliano ledificazione, che comporterebbe un notevole consumo di suolo e renderebbe impermeabile la met circa dellarea. Inoltre, la delibera della giunta Marino fu fatta sul vecchio progetto, e una dichiarazione di pubblica utilit non pu darsi senza il nuovo progetto. Non ci sono nemmeno valutazioni che lo riguardino; ma i documenti ufficiali sul primo progetto restano validi, perch interessano valori a rischio anche con cubatura ridotta.

In un parere pro veritate Ferdinando Imposimato rileva che, mentre secondo la legge lo stadio non pu prevedere altri interventi salvo quelli strettamente funzionali alla fruibilit dellimpianto, le costruzioni previste non sono in alcun modo finalizzate allo stadio, ma hanno il solo scopo di procurare guadagni a vantaggio del proponente e soci, secondo la strategia di (...) insinuare ledilizia residenziale speculativa, di volumetria esorbitante quella dellimpianto.

Insomma, scrive Imposimato, si parla di uffici direzionali, ma tale Business Park serve a mascherare unoperazione di mega speculazione edilizia; il progetto dunque contrario allutilit sociale, viola gli articoli 9, 32, 41 e 42 della Costituzione, e la delibera che ne dichiara linteresse pubblico da ritenersi nulla. Altri dati di fatto sono richiamati nel parere unanime dei Comitati tecnico-scientifici per larcheologia, il paesaggio, le belle arti e larchitettura: quellansa del Tevere mantiene un carattere rurale, con tre casali agricoli, un ponte romano, lo storico castello della Magliana, e il vincolo paesaggistico in una fascia di 150 metri dal fiume. Larea di interesse archeologico, e nessuna indagine di archeologia preventiva vi stata effettuata.

Infine, la Soprintendenza di Stato ha vietato la distruzione anche parziale dellippodromo di Tor di Valle, opera di grande innovazione costruttiva degli architetti Lafuente e Rebecchini (1960), e la Direzione Generale del Ministero ha rilevato che lintervento previsto in un ambito della piana fluviale del Tevere sostanzialmente integro e di notevole qualit paesaggistica e il progetto comporta interferenza con le visuali da e verso il centro storico, tutelato quale sito Unesco. Con tali valutazioni, come mai possibile decidere senza un nuovo articolato progetto che consenta di rivederle? Come far a esprimersi il responsabile unico del procedimento nella conferenza dei servizi (a quel che pare, il funzionario di Palazzo Chigi Carlo Notarmuzi)?

Quale che sia la cubatura prevista, questo in primo luogo un problema di legalit, anzi di legalit costituzionale. Questo progetto non una risposta alla crisi economica n alla macelleria sociale che ne consegue, e nemmeno al degrado di quellarea, ma la prosecuzione di pessime abitudini. E infatti non propone di costruire impianti sportivi o uffici riscattando le periferie pi cadenti o recuperando edilizia di pregio (come lo Stadio Flaminio o ledificio Inps a Piazza Marconi), ma punta su unarea a verde agricolo con vincoli paesaggistici e archeologici. La vicenda Stadio una cartina di tornasole: non lo storytelling ma la verit dei fatti mostrer chi sta dalla parte della legalit, e chi alla Costituzione preferisce la speculazione.



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