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PISA - La ruota vista Torre? Un'idea disneyana contraria alla storia
di SALVATORE SETTIS (*)
02 marzo 2017 IL TIRRENO


Secondo Salvatore Settis sarebbe una scelta sciagurata. Lultimo di una serie devastante di strafalcioni urbanistici


Pisa non ha fortuna. Citt fra le pi belle dItalia, ricca di storia e di monumenti, ha la benedizione e la disgrazia di accogliere un monumento-icona, la Torre pendente, che (risulta da appositi sondaggi) il nostro monumento pi celebre, battendo in fama anche il Colosseo. Pochi si rendono conto che la Torre (il campanile del Duomo), anche se non pendesse, sarebbe comunque ineguagliabile per architettura e sapienza matematica e costruttiva.

Ma dato che la Torre ormai unicona, par quasi che tutto quel che importa di questa citt piccola e preziosa sia concentrato l. Anche lultima bizzarra invenzione, una ruota panoramica alta fino a 50 metri, pensata per far vedere la Torre dallalto, in una visione disneyana del mondo che evidentemente si ritiene lunica possibile. Ma anche senza questo minacciato e grottesco luna park, pochi turisti si allontanano da quello che DAnnunzio chiam per primo il Prato dei Miracoli, e quanto succede in citt resta troppo spesso in sordina. Eppure non mancano monumenti e musei, in un tessuto urbano prezioso anche se in parte devastato dai bombardamenti del 31 agosto 1943. E non mancano i problemi. Qualcosa di indovinato si visto e si vede in questi anni (il restauro delle mura medievali, la ripavimentazione di alcune strade centrali), ma la lista degli strafalcioni urbanistici e culturali devastante. Ricordiamone qualcuno.

Lo spostamento della stazione degli autobus, collocata in prossimit della stazione ferroviaria di Pisa centrale, accadde proprio mentre crescevano le esigenze di parcheggi nel centro storico, e i vecchi hangar degli autobus sarebbero stati adattissimi allo scopo. Se ne fece, invece, un centro culturale della Provincia, in gara con quello del Comune alla Leopolda, e a parcheggio fu destinata la centralissima piazza Vittorio Emanuele II. Si abbatterono i pini che la decoravano, si scav sotto la piazza (incontrando, comera prevedibile, cospicui resti medievali che rallentarono i lavori, e provocando lesioni nelladiacente palazzo delle Poste). Risultato: quella che era una piazza alberata diventato un desolato suk popolato di bancarelle, giostre ed altre amenit, mentre sullingresso al parcheggio troneggia, degradato a posteggiatore, un bronzeo Vittorio Emanuele II.

Del resto, chi arriva a Pisa viene accolto da un totem da cui risulta che la citt storica un centro commerciale naturale. Scopriamo cos che i nostri avi non costruivano citt, ma centri commerciali. Che la forma urbana, quella in cui vissero Dante e Giotto, Ariosto e Michelangelo, Leopardi e Canova non fu che lanticipazione dei centri commerciali allamericana: una perversione che si sta diffondendo, tanto che la Toscana ha pubblicato nel 2010 un Rapporto sulloperativit dei centri commerciali naturali, la Campania vi ha dedicato nel 2009 unapposita legge.

Laeroporto di Pisa, il pi grande e sicuro della Toscana (espandibile nella pianura) ha intanto abdicato, auspice la Regione presieduta dal pisano Enrico Rossi ma col consenso del Comune, in favore della primogenitura del piccolo e malsicuro aeroporto di Firenze (che ci fosse qualche potente e prepotente fiorentino, dietro questa operazione? Ricchi premi a chi indovina).

Anche il volo Delta Pisa-New York, che a Firenze non pu atterrare, sparito dalla programmazione dei voli; e intanto stato cancellato il tratto ferroviario per Pisa aeroporto, rarissimo caso in Italia in cui una stazione ferroviaria arriva dentro un aeroporto, portandovi passeggeri da Firenze in meno di unora. Ma per indirizzare i passeggeri sullo scalo fiorentino, meglio lasciare inattivi quei pochi chilometri di binario, inventandosi un Pisa mover, ridicolo fin dal nome, ma certo scomodissimo per chi arrivasse da Firenze.

Vogliamo spostarci al mondo della ricerca e degli studi? Pisa giustamente fiera della sua ottima universit, della qualit degli allievi della Scuola Normale e della SantAnna, e dellarea di ricerca CNR, la maggiore dItalia. Grande centro di studi, Oxford sullArno, e cos via. Tutto vero.

Ma allora come mai la Biblioteca Universitaria, preziosa raccolta libraria collocata da secoli nel Collegio della Sapienza (sede di rappresentanza dellUniversit) chiusa da anni , ufficialmente a seguito del terremoto dellEmilia del maggio 2012? A parte questa annessione di Pisa allEmilia-Romagna e un terremoto che colpisce selettivamente, in tutta la Toscana, solo quelledificio, come mai gran parte dei libri sono stati deportati a Lucca? Che cosa stato fatto in questi anni? La Biblioteca Universitaria di Pisa fu classificata (con pochissime altre) di prima classe nel 1876 (ministro della Pubblica Istruzione era allora Ruggero Bonghi), ma il divorzio dellIstruzione e dellUniversit dai Beni Culturali (1975) fin con lassegnare la Sapienza allUniversit di Pisa, la Biblioteca al Ministero dei Beni Culturali. Ma mai possibile che queste alchimie burocratiche finiscano col danneggiare chi vuole studiare?

In questo contesto scoraggiante, la proposta di intervenire sullultimo grande rudere dei bombardamenti del 1943, che si trova in posizione visibilissima sul Lungarno, benvenuta come un sasso nel pantano. Beninteso, la soluzione migliore sarebbe pur sempre di ricostruire il palazzo distrutto dalle bombe e dal fuoco, ma una ferita cos cospicua nel cuore della citt non tollerabile pi a lungo, dato che tutti gli altri palazzi bombardati (due dei quali adiacenti a questo) sono stati via via ricostruiti. Ma se la propriet non interessata a farlo, un memoriale della guerra e delle sue distruzioni potrebbe essere una buona idea.

Chiss che da questo ritorno di memoria i pisani non recuperino quel tanto di orgoglio civico che basta per accorgersi che Pisa non un centro commerciale naturale, bens una citt.

(*) Salvatore Settis un archeologo e storico dellarte italiano. Dal 1999 al 2010 stato direttore della Normale di Pisa. Il suo ultimo libro Costituzione! Perch attuarla meglio che cambiarla, Einaudi, 2016.



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