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Ndrangheta, sequestrato il parco eolico pi grande dEuropa. Gratteri: Dietro ci sono i soldi della cosca Arena
di Lucio Musolino
Il Fatto Quotidiano online, 3 marzo 2017 (p.s.)



Il parco eolico di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), considerato fra i pi grandi dEuropa per estensione e potenza erogata, tra i beni per 350 milioni di euro sequestrati dai finanzieri di .


Ammonta a circa 350 milioni il sequestro effettuato dalla Guardia di finanza di Catanzaro alla ndrangheta di Crotone. Nel mirino della Dda c la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto che si vista applicare i sigilli al parco eolico Wind Farm. Su richiesta del procuratore Nicola Gratteri e dellaggiunto Vincenzo Luberto, gli uomini del colonnello Michele Di Nunno hanno eseguito il decreto emesso dal Tribunale nei confronti di Pasquale Arena, nipote del vecchio boss Nicola Arena (fino a poco tempo fa detenuto al 41 bis) e fratello di Carmine Arena, ucciso a colpi di bazooka nellottobre 2004. Dietro il parco eolico pi grande dEuropa ci sono i soldi e i beni accumulati in anni e anni di comportamenti mafiosi dice Gratteri La cosca Arena tra le pi agguerrite, una famiglia che in modo costante ha dominato il respiro sociale ed economico del territorio.

Funzionario del Comune di Isola Capo Rizzuto, Pasquale Arena ritenuto il gestore occulto degli affari della cosca, luomo che curava gli interessi economici della famiglia e che era riuscito, attraverso una fitta rete di societ tedesche, svizzere e della Repubblica di San Marino, a far entrare la famiglia mafiosa nel business delle energie rinnovabili. Le societ estere, infatti, detenevano formalmente le quote sociali di altre tre societ con sede a Crotone e Isola. Un sistema di scatole cinesi che ha consentito a Pasquale Arena di ottenere le autorizzazioni da parte degli enti locali e di realizzare e avviare, per conto della cosca, il parco eolico Wind Farm con 48 aerogeneratori e diverse opere accessorie.

Il procuratore Gratteri ha ripreso una vecchia indagine e ha inferto un duro colpo allimpero che sembrava ritornato in mano alla cosca Arena. Linchiesta delle Fiamme gialle, infatti, aveva portato alcuni anni fa gi al sequestro preventivo degli stessi beni che, per, in seguito ad alcuni ricorsi, erano stati restituiti ai formali intestatari delle societ coinvolte nellindagine. La successiva attivit investigativa, coordinata dal pm Domenico Guarascio, ha consentito agli investigatori del Nucleo di polizia tributaria di ricostruire i vari passaggi dellinvestimento e ricondurre il parco eolico nellimpero degli Arena.

Con loperazione di oggi, denominata lIsola del vento, i finanzieri del Gico sono riusciti a svelare il sistema adottato dalla ndrangheta per schermare il patrimonio. Un sistema che, secondo gli investigatori, era costituito da sofisticati e complessi reticoli societari e da strane cessioni di quote che servivano a occultare i veri padroni di uno dei parchi eolici pi grandi dEuropa. In particolare il coinvolgimento della famiglia Arena nel progetto sarebbe avvenuto attraverso la partecipazione nella compagine societaria della Purena Srl, che deteneva partecipazione nella Vent1 Capo Rizzuto Srl.

Questultima poi subentrata alla societ sammarinese Seas Srl (rappresentata da Maximiliano Gobbi) che, per prima, aveva chiesto lautorizzazione a realizzare il parco Wind Farm al Comune di Isola Capo Rizzuto. Dalle indagini era emerso, inoltre, che lagente mandatario della Seas Srl era Nicola Arena (nipote dellomonimo boss) che per era assolutamente privo sostengono gli inquirenti di qualsivoglia competenza tecnico-professionale, sia nello specifico settore delle energie alternative, sia, pi in generale, nel campo giuridico-economico necessario alla stipula degli atti amministrativi. Ma Nicola Arena era anche socio della Purena Srl a sua volta socia della Vent1 Capo Rizzuto Srl che ha realizzato materialmente il parco e che era amministrata dal tedesco Martin Josef Frick, personaggio chiave dellinchiesta.

In unintercettazione del 27 aprile 2009, infatti, i finanzieri sentono parlare al telefono Frick con unimpiegata di uno studio notarile alla quale comunicava i nominativi dei proprietari dei fondi su cui insisteva il parco. Le pale eoliche, in sostanza, erano state impiantate nei terreni riconducibili direttamente alla famiglia Arena o ai loro prestanome.



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