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FIRENZE-Siria e Iraq, lappello per la Storia e lArcheologia
Marcello Lazzerini
http://www.lindro.it/accorato-appello-siti-siria-iraq/

La situazione del patrimonio culturale in Siria e Iraq di una gravit estrema, come non si verificava dalla II Guerra Mondiale. necessario che la Comunit Internazionale si attivi per supportare chi opera sul territorio e salvare quanto ancora non andato distrutto : questo lappello che il Professor Paolo Brusasco, docente di archeologia e storia dellarte del Vicino Oriente presso la Scuola di Scienze Umanistiche dellUniversit di Genova, ha lanciato durante TourismA 2017, il Salone Internazionale dellArcheologia, tenutosi nei giorni scorsi a Firenze. Paolo Brusasco, fra i massimi esperti del settore, ha condotto importanti scavi archeologici in Siria nella Valle dellEufrate a Tell Shiyukh Tahtani e in Iraq ( a Babilonia ed in altri siti) e con gli archeologi di quei paesi mantiene, pur fra molte difficolt, i contatti. Ultimamente riuscito a procurarsi immagini inedite che documentano la gravit della situazione che va denunciando. Il suo grido dallarme che riguarda non solo i territori in mano al sedicente Stato Islamico (IS) ma anche i territori liberati. Certo, tutti sappiamo dei 6 anni di guerra civile, dei trecentomila morti, degli undici milioni di sfollati e di intere citt distrutte, oltre alle citt-simbolo delle civilt del passato a tutti note come Aleppo e Palmira, sappiamo delle notizie terribili che riguardano le popolazioni intrappolate nelle citt, prese in ostaggio o costrette allesodo fra immani difficolt. Allinterno di questi tragici fatti che si trascinano da anni, c anche il problema dei siti archeologici distrutti e a rischio di saccheggio.


Prof. Brusasco, per quanto riguarda il patrimonio archeologico, qual oggi la situazione che determina il suo accorato appello accolto con grande calore dal pubblico che affollava lAuditorium del Palacongressi di Firenze?

Il mio appello per la gente siriana, vittime di una guerra terribile, di frustrazioni e violenze inaudite, e per lo stato di grave pericolo del patrimonio archeologico delle citt di Palmira, Mosul e Ninive. La situazione di una drammaticit estrema, per quanto riguarda Siria e Iraq dopo due anni e mezzo di occupazione dello Stato Islamico. Ma il problema grave anche nei siti liberati, come quelli iracheni abbandonati e senza alcun sistema di difesa, dunque preda di saccheggiatori in stile Museo di Bagdad. Loccupazione dellIS e la guerra in atto hanno effetti terribili sulle citt i territori e le popolazioni civili. Ma anche sul patrimonio culturale di questi paesi di cui ci siamo occupati per tanto tempo.

Poi, come sapete, le missioni italo-siriane sul campo si sono interrotte quattro anni fa col divampare della guerra civile. Come ho detto nel mio appello, alla distruzione del patrimonio archeologico non concorre per solo lIsis ma vi contribuiscono anche le altre forze in campo, dallesercito di Assad alle forze alleate. Attualmente sono due le zone pi a rischio: Mosul, ancora sotto attacco da parte delle forze di liberazione irachene, e la piana di Ninive, liberata il 17 gennaio scorso ma dove ancora nessun archeologo ha potuto mettere piede a causa dei bombardamenti nelle aree vicine. Sappiamo che a Ninive sono stati compiuti distruzioni e saccheggi, come quello al palazzo di Sennacherib, di cui a TourismA ho mostrato le foto. La piana di Ninive sede di un immenso patrimonio culturale, non solo perch qui fior la civilt Assira ma anche perch in questi luoghi si svilupp il cristianesimo, di cui sono testimonianza le numerose chiese.

Anche Palmira stata al centro della riflessione del prof. Brusasco. La citt da pochi giorni stata rioccupata dalle forze di Assad e dei loro alleati russi, iraniani, libanesi, le ultime notizie parlano di combattimenti a 10 chilometri di distanza, di un ulteriore scempio del Tempio di Baal e del teatro divenuto luogo di pubbliche esecuzioni da parte dei miliziani dellIs prima di abbandonare la citt, di ulteriori devastazioni delle zone archeologiche, e dei dissensi che vi sarebbero tra gli strateghi siriani e quelli russi riguardo alluso propagandistico dei luoghi archeologici, attualmente lanfiteatro romano, uno dei siti pi belli al mondo, sarebbe occupato da militari in tuta mimetica.

Tutto ci conferma lattualit dellallarme lanciato pochi giorni fa dallo stesso archeologo circa luso spregiudicato dei siti archeologici, ove era avvenuta la costruzione di una base militare russa (di supporto alle truppe del presidente siriano) direttamente sui resti dellantica necropoli. Si trattato di una costruzione in cemento armato, questa la denunzia, che doveva avere una specifica funzione: quella di supporto logistico per lo sminamento dellarea. Una situazione che ricorda quello che fecero gli americani a Babilonia nel 2003. Evidentemente le lezioni del passato non sono servite a nulla. Col rischio di mettere a repentaglio gli eventuali reperti lasciati sul posto dalle devastazioni nemiche. Purtroppo, larcheologia viene spesso utilizzata come propaganda bellica. Non solo da parte dellIS con la plateale furia distruttiva di monumenti simbolo delle antiche civilt. Che senso avevano le immagini dellorchestra di San Pietroburgo che tempo fa si esibita nel teatro romano di Palmira, lantica citt carovaniera? E chi vi assisteva? Non certo la popolazione del luogo, in fuga per i colpi di cannone che non molto lontano davano il segnale di combattimenti in corso. Pi che di musica il sito avrebbe bisogno di una concreta difesa.

Le amare parole del prof. Brusasco chiamano in causa le strategie politiche e militari di fronte alle quali vien da chiedersi quanto questa conflittualit interna alle forze di liberazione, circa luso dei siti archeologici, possa nuocere o ritardare il primario obbiettivo della salvaguardia e del recupero del patrimonio archeologico o di ci che resta.

Al prof. Brusasco chiediamo: al di l dei casi di Palmira, Ninive e Mosul, qual la situazione dal punto di vista del patrimonio perduto o recuperato?

Non tutto perduto. Buone notizie arrivano da Nimrud, lantica capitale assira del IX sec a.c. bombardata da Isis nel 2015-16: sembra che le macerie dei famosi rilievi decorativi del Palazzo di Nimrud, siano ancora tutte in loco e forse almeno in parte recuperabili. In altri siti, devastati dalla furia distruttiva e propagandistica dellIs, si sono ritrovati reperti che possono essere recuperati e utilizzati per un eventuale ripristino del sito stesso. In altri, sono andati completamente distrutti. Di fronte a questo stato di cose, il pericolo quello dei saccheggi: molti reperti una volta avvenuta la distruzione sono oggetto di traffici illeciti in base ai quali vanno a rifornire vari mercati anche in Occidente. Quello del saccheggio uno dei traffici pi fiorenti in queste aree di guerra. Uno dei siti pi saccheggiati proprio quello di Ninive, lantica capitale assira, simbolo un tempo di integrazione religiosa.

Di fronte a queste devastazioni e saccheggi cosa pu fare la comunit internazionale?

Anche se non siamo presenti fisicamente nei territori le nostre missioni cercano di monitorare i diversi siti archeologici, cercando di documentare le diverse situazioni, raccogliendo pi informazioni possibili in vista di un ritorno sul campo per il loro recupero. Ma intanto la comunit internazionale qualcosa potrebbe fare: aiutare i cosidetti monuments men che in Siria si sono adoperati per salvare molti reperti nei musei, sotto i bombardamenti di Assad. Queste figure sono spesso abbandonate a se stesse, non vengono riconosciute perch considerate anti-governative mentre in realt si tratti di ribelli moderati con i quali sarebbe possibile fare prevenzione sul campo per salvare il patrimonio archeologico. tempo che la comunit internazionale lo faccia. Si fa molto per la documentazione dei danni ma pochissimo per la prevenzione. Uneffettiva salvaguardia di tale patrimonio pu avvenire solo se c il concorso e la partecipazione attiva della popolazione locale.

Ninive era simbolo di integrazione religiosa, di convivenza fra tradizioni, religioni, popoli e civilt diverse : questo ci che prende di mira lIsis?

S, certo ma quella che in atto anche una guerra tra musulmani, tra etnie gruppi e frazioni in lotta tra loro che il Califfato intende sottomettere ed egemonizzare in base ad una idea politica di dominio ultranazionale. Per parte nostra, non ci resta che operare e auspicare a beve la fine di ogni ostilit, il ritorno alla pace, che significa innanzitutto ricostruzione delle condizioni di vita, di sicurezza, di civilt ( case, scuole, ospedali, lavoro) che sono le condizioni essenziali primaria per il recupero di ci che ancora recuperabile di quel prezioso patrimonio dellumanit rappresentato dai siti archeologici, dalle antiche citt e dai musei del Medio Oriente. Lauspicio che la comunit internazionale si attivi prima sensibilizzando le stesse forze alleate che fronteggiano lIs. In gioco, oltre alle vite umane vi sono le vestigia di un passato che potrebbe divenire veicolo di rinascita.



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