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Verona. Biblioteca record. Ha 1.500 anni
Gian Antonio Stella
Corriere della Sera 20/3/2017

A Verona un tesoro da 15 secoli: testi sfuggiti a peste e bombe. la biblioteca aperta pi vecchia del mondo.

Narra Sartorius, appoggiato allautorit di Procopio, che Teodorico proibisse di mandare la giovent della sua nazione alle scuole nel timore, diceva egli, che avvezza a temere uno staffile, non tremasse cresciuta alla vista di una spada. Lo scriveva due secoli fa, riprendendo cronisti bizantini, lo storico Giulio Ferrario. Annotava anche che il re degli Ostrogoti, magnanimo fomentator delle lettere, che sollev gli uomini dotti ai pi ragguardevoli onori, era s rozzo nella letteratura, che non sapeva pure scrivere il suo nome.

Contraddizioni. Fatto sta che, un millennio e mezzo dopo, Verona celebra il compleanno della Biblioteca Capitolare, originata dalla Schola Sacerdotum Sanctae veronensis della Cattedrale, nata ufficialmente (anche se pare esistesse gi da un oltre un secolo) proprio ai tempi di Teodorico. Quel barbaro semianalfabeta che sollev gli uomini dotti ai pi ragguardevoli onori.

Certo, la storia ricorda biblioteche ancora pi antiche. Come quella Ebla, forse la prima biblioteca organizzata, attiva per oltre due secoli dalla met del terzo millennio avanti Cristo. Quella di Assurbanipal, fondata nel VII secolo a.C. a Ninive, sulla sponda sinistra del Tigri, che ospitava migliaia di tavolette dargilla. Quella di Alessandria, voluta da Tolomeo II e spazzata via da ripetuti saccheggi nei primi secoli dopo Cristo. O ancora quelle di Pergamo nellEolide o del Foro romano, aperte ai tempi di Augusto Nessuna rimasta a disposizione degli studiosi, per, per quindici secoli consecutivi. A partire almeno dal 1 agosto 517, data annotata da un amanuense, Ursicino, su un codice sulle vite di San Martino e San Paolo di Tebe da lui trascritto. Codice conservato nella Capitolare con altri straordinari tesori bibliografici.

Tra i 1.200 manoscritti, 245 incunaboli, 2.500 cinquecentine, 2.800 seicentine, 11.000 pergamene e centomila volumi di inestimabile valore culturale orgogliosamente elencati nellinvito al convegno che domani celebrer i 1.500 anni a Villa della Torre a Fumane di Valpolicella, infatti, ci sono pezzi di valore inestimabile. Come lunico esemplare al mondo delle Istituzioni composte dal giurista Gaio tra il 168 e il 180 d.C.: lunica opera della giurisprudenza classica arrivata ai giorni nostri per via diretta senza trascrizioni che possano averne alterato il significato.

Non meno rilevanti, spiega il prefetto della biblioteca Bruno Fasani, sono unedizione del De Civitate Dei di SantAgostino databile intorno al 420, l Evangeliario Purpureo Veronese (quattro Vangeli del V secolo, vergati in lettere doro e argento su una pergamena di color porpora), sul quale avrebbe giurato Teodorico, il Sacramentario di Verona , primo messale ufficiale della Chiesa, codici del IV secolo di Virgilio e Tito Livio...

Tra le chicche, il famoso Indovinello veronese ripreso da Umberto Eco in Baudolino . Un giocoso enigma annotato da un anonimo copista dellVIII secolo su un orazionale mozarabico, libro di preghiere liturgiche redatte in Spagna e scritte in caratteri visigotici, enigma che per molti studiosi potrebbe rappresentare il pi antico documento in italiano volgare. Dice lindovinello: Se pareba boves/ alba pratlia arba/ et albo versrio teneba/ et negro smen seminaba. Alla lettera: teneva davanti a s i buoi, arava bianchi prati, e un bianco aratro teneva e il nero seme seminava. Parlava di se stesso, lo scrivano: mandava avanti i buoi (le dita della mano usate per scrivere), arava i bianchi prati (le pagine), teneva un bianco aratro (la penna doca) e seminava il nero seme (linchiostro).

Furono in tanti, di secolo in secolo, a studiare nella Capitolare. Su tutti Pipino dItalia (mandato dal padre Carlo Magno con lidea che Verona era la nuova Atene), Dante Alighieri e Francesco Petrarca. Il primo, che gi in precedenza aveva passato qualche mese a Verona, ci and a vivere nel 1312, accogliendo linvito di Cangrande della Scala (Lo primo tuo refugio e l primo ostello/ sar la cortesia del gran Lombardo/ che n su la scala porta il santo uccello) ed probabile che proprio nellantica biblioteca abbia trovato spunti (come quello sullabate di San Zeno) per la Commedia che in quegli anni andava scrivendo. Il secondo ci si rifugi una trentina di anni dopo, nel 1345, e mai visita alla Capitolare fu pi proficua. Vi scopr infatti le orazioni ciceroniane Ad Brutum , Ad Atticum e Ad Quintum fratrem e proprio da quella scoperta sarebbe fiorita la sua passione per le epistole.

Un millennio e mezzo di vita culturale, silenzi, studi, meditazioni. Ma pi ancora, se possibile, di tenacia. Quella che consent alla Capitolare di sopravvivere agli eventi pi traumatici. Come il devastante terremoto del 1117. O la peste del 1630, che ammazz due terzi dei veronesi, compreso il prefetto della biblioteca, il quale aveva appena finito di spostare e nascondere gran parte dei pezzi migliori, a partire dai codici, per lasciar spazio a una ristrutturazione. Col risultato che per quasi un secolo, defunto il custode dei nascondigli, nessuno riusc pi a trovare i preziosi reperti. Finch per le insistenze di Scipione Maffei (uomo nato nobile nella critica libera, franca, spregiudicata e originale, scriver Giacomo Leopardi) le ricerche ripresero pi seriamente fino alla riscoperta del tesoro salutata da Maffei con febbrile ardore: Non venivano fuori se non codici in lettere maiuscole, o, se pure in altra forma, in una scrittura che risultava millenaria... Perdevo quasi il senno e i sensi per lo stupore, e mi sembrava di sognare stando sveglio, dal momento che sapevo che uno o due codici di quellantichit bastano talora a dar fama e lustro a biblioteche reali....

Anche Napoleone si entusiasm, purtroppo, davanti al patrimonio della Capitolare. E ordin ai suoi esperti di impossessarsi di 31 codici e 20 incunaboli, fatti portare alla Bibliothque nationale de France, da dove sarebbero tornati (e non tutti) solo dopo il Congresso di Vienna. Ancor pi gravi, per, sarebbero stati due traumi successivi. Prima lalluvione di Verona del 1882, quando lAdige si port via persino il Ponte Nuovo e copr di fango migliaia di pergamene. Poi il bombardamento americano del 4 gennaio 1945, che rase al suolo laula maggiore.

Ma proprio qui sinnesta una delle storie pi sorprendenti. I pezzi pi preziosi nelledificio non cerano pi: li avevano messi al riparo dalle bombe, nella canonica di Erbezzo in Lessinia e poi in un altro luogo, alcuni ufficiali tedeschi (perfino uno arruolato nelle SS) amici dellItalia e delle belle arti italiane. Per primo Wolfgang Hagemann, che quando si era presentato al prefetto della Capitolare Giuseppe Turrini, era stato subito riconosciuto: per laurearsi aveva studiato l, a Verona, nella biblioteca millenaria. Ma la sorpresa sbalorditiva arriv col subentro degli americani. Si present un ufficiale, Bernard Peebles, e restarono tutti a bocca aperta: aveva preparato la sua tesi l anche lui.



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