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Il collezionismo privato fa bene, non solo allarte
Marzio Fatucchi
Corriere fiorentino 21/3/2017

Nel libro di Alessia Zorloni lanalisi di unattivit che in Toscana ben radicata

Larte non la fanno i ricchi, ma nasce soprattutto dalla ricchezza. Come per un ciclo biologico, per, prima o poi torna e ritorna democratica. E il cambiamento che sta avvenendo anche nel settore delle collezioni private lo dimostra. La scelta di cultori e appassionati, un tempo collezionisti privati, sta nello stesso momento diventando un business che arricchisce chi lo fa, il territorio dove le collezioni si trovano. Ed a volte anche i musei pubblici.

Si parlato di tutto questo (e di molto di pi) a Palazzo Strozzi durante la presentazione del volume Art wealth ma nagement di Alessia Zolorni (Springer edizioni). Uno strumento per il mecenate 2.0, o meglio, per il mecenate del terzo millennio. Perch il mondo sta cambiando: il 70% delle attuali collezioni private al mondo sono state costituite dopo il 2000, il 45% in Europa ma ormai il 33% in Asia: La crescita dei musei privati ha coinciso con la crescita della ricchezza personale in tutto il mondo, si ricorda nella prefazione del libro curata da Barbara Tagliaferri di Deloitte (organizzatrice e sponsor dellincontro a Palazzo Strozzi). Lattivit dei collezionisti privati, si legge nei case studies portati dal testo, racconta di collezionisti che sviluppano le loro raccolte basandosi sui trend di mercati. Di collezioni che, soprattutto nei nuovi centri urbanizzati nei Paesi in via di sviluppo, aiutano ad incrementare il valore immobiliare delle aree circostanti. Ci sono potenzialit inesplorate, in questo mondo spiega Zolorni. Da questo nasce anche linteresse di Deloitte: ci sono collezionisti che ne hanno fatto una attivit business, con tanto di mutui contratti per aumentare il patrimonio di opere darte, che normalmente si ripagano facilmente il loro valore. Anche perch altri li affittano, oltre a far visitare la loro collezione. Queste realt nascono da una passione, ma possono diventare facilmente altro insiste Zolorni. Senza dimenticare per il valore dellarte, con alcuni mecenati che, per filantropia, donano parte delle loro opere a musei pubblici, oltre alla tendenza sempre pi crescente di aprire i propri musei privati al pubblico. Perch il collezionista ama condividere, spiega lautrice. E in Toscana queste realt sono gi molto presenti.

Si va dalla nota esperienza del Parco di Celle, la collezione Gori, alla collezione Nunzia e Vittorio Gaddi a Lucca, passando dal Sensus di Firenze fino alla collezione Angela and Massimo Lauro di Citt della Pieve. Ci sono poi ovviamente il Museo Gucci e quello Ferragamo. Ma larte si sposa anche col vino, come dimostrano le esperienze della Cantina Antinori (architettura contemporanea di Marco Casamonti sposata al vino e allarte) o a quella del Castello di Ama. E proprio lidea di unire due bellezze, due piaceri, in zone dove larchitettura e larte storica meno presente, (pensiamo alla Maremma) pu essere uno dei futuri possibili per le collezioni private in Toscana, dove lonnipresenza del passato artistico lascia spazi minori di azione e di immagine rispetto ad altri territori.



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