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Per un museo del Sud (ovvero dei Sud del XXI secolo)
Aurora Cavallo e Giovanni Cannata
www.emergenzacultura.org, 22/03/2017

Pu un museo contribuire alla costruzione di un percorso di identit e di senso che si fa costruzione territoriale? Lidentit meridiana come fattore di costruzione civica che riconosce i bisogni, le emergenze, le disparit e propone categorie interpretative. Un museo come luogo di conservazione e di produzione della memoria della storia del Mezzogiorno, di ricerca e di educazione, per le scuole, i territori e le comunit. Un museo che parli di resilienza, di fragilit,

di Appennino, di agricoltura e di cibo, di montagna e di costa, di innovazione, di migrazioni. I mutamenti in atto cambiano lidea di Sud, o dei Sud, inteso non come dimensione geografica, ma come condizione analitica che pone al centro le fragilit, le diversit, le disparit. Il Sud come dispositivo ha prodotto nel corso nei secoli sistemi di civilt complessi e stratificati. Se la storia contemporanea non pare dipanarsi intorno a magnifiche sorti e progressive, i processi storici del Mezzogiorno e dei suoi territori consegnano un insieme plurale di esperienze di civilizzazione ununit pluriverso (Purcell e Horden, 2000) che in primo luogo incontro. In questi territori i sedimenti successivi e i caratteri molteplici delle strutture territoriali possono farsi costruzione di ununit simbolica. Tale processo implica la costruzione di una memoria comune, precondizione perch il Mezzogiorno riconosca se stesso e immagini il suo avvenire.

Un museo pu contribuire alla costruzione di una memoria collettiva, ovvero di unidentit? Come declinare questa ricostruzione attiva, questa invenzione filologicamente rispettosa, critica e consapevole? Quale passato? Come tante storie diventano la nostra storia? Come la conoscenza di quella storia contribuisce a scrivere il futuro? Un museo che sappia indagare la dimensione sociale, ambientale, storica e politica, culturale del Mezzogiorno oggi, secondo un modello dove i rapporti tra ricerca, formazione ed educazione siano integrati tra loro, e che, come il tempo presente, sia capace di leggere i mutamenti repentini con la tensione a interpretarli, superando la descrizione, in favore della rappresentazione di fatti che divengono gi processi. I ricercatori a volte sono bravi divulgatori, qui si chiamati a sperimentare, consapevoli che non si classificher, forse piuttosto si mapperanno i mutamenti con meticolosit e scrupolo per la costruzione dellatlante dei Sud, declinato al futuro.
Un museo qui si costruisce intorno a una piccola collezione permanente e si apre a mostre temporanee, anche a carattere monografico. Nel quadro di iniziative co-organizzate e co-prodotte con universit, enti e istituzioni culturali italiani ed esteri, che esplorano temi, forme e strumenti.
Parafrasando David Thorp potremmo dire di pensare a unistituzione culturale del XXI secolo che sia flessibile, sincera, democratica, multiculturale, contraddittoria e audace. Splendida quando ricca, eroica quando non ha denaro. Deve avere la testa fra le nuvole, funzionare in maniera esemplare, avere lo spirito di squadra, i piedi per terra e un cuore grande cos. Che ami i territori, si prenda cura del pubblico, tolleri il fumo e rimanga aperta sino a tardi.

Rapporti complessi tra variabili territoriali e processi di mutamento sociali ed economici in atto mostrano una progressiva marginalizzazione delleconomia italiana e del suo tessuto produttivo dalle dinamiche europee e mediterranee: uninedita geografia della dismissione del nostro ruolo di riferimento culturale e politico prima ancora che economico. In un territorio come quello italiano a carattere marcatamente policentrico, si osserva il consolidamento delle specializzazioni come dei divari territoriali, il conflitto tra regioni e traiettorie di crescita, nel quadro di un modello di sviluppo dissipativo, che ha avuto pesanti effetti sociali, ambientali e paesaggistici. Le determinanti dei mutamenti sono riconducibili a fattori molteplici di natura sociale, economica, ambientale, istituzionale, legati a un quadro sovranazionale e globale. Se sono mutate le tendenze globali e i riferimenti macroeconomici, conseguentemente sono cambiati i paradigmi concettuali e rapporti stessi tra politiche culturali, sociali come di formazione e ricerca. Tali transizioni impongono la rilettura stessa di alcune categorie interpretative dei processi storico sociali, economici ambientali e culturali dei territori.

In questa cornice assume un ruolo chiave la formazione. Solo per citare un tema si consideri il numero degli iscritti alluniversit che in altri paesi continua a crescere, e in Italia negli ultimi anni si ridotto di un quinto (Viesti, 2016). Lo scenario della formazione e della ricerca, in particolare nel Mezzogiorno, pone in luce temi connessi tra gli altri alla capacit di coinvolgimento dei soggetti, pubblici e privati, preposti o interessati allo sviluppo territoriale. Il quadro delle iniziative a carattere culturale nel Mezzogiorno va componendosi intorno a strutture insulari che in alcuni casi vanno sperimentando percorsi di innovazione sociale che possono trovare una valorizzazione reticolare di incontro e scambio. Lo stesso patrimonio artistico culturale e naturale del Mezzogiorno, potenzialmente in grado di determinare flussi turistici rilevanti, esprime una eterogenea capacit di attrazione. Ulteriore problematica che rende la domanda per i beni culturali modesta il ruolo giocato dai contesti simbolo che tendono a concentrare flussi turistici in poche realt.

Unistituzione museale chiamata a orientare la propria missione al principio della responsabilit sociale, nei diversi domini che caratterizzano la propria missione di istituzione culturale riconoscendo che si chiamati a operare allinterno di sistemi caratterizzati da diversi gradi di complessit per la trasmissione della conoscenza, secondo criteri sistematici di confronto con il territorio ai suoi diversi livelli di governo, con gli attori pubblici e privati valorizzando e reinterpretando le diverse competenze e generando figure e percorsi capaci di affrontare le sfide della complessit.

Il carattere innovativo della proposta per listituzione di un museo dei Sud del XXI secolo legato alla sua capacit di integrare educazione, ricerca e formazione. Questa proposta pone al centro il ruolo della territorializzazione degli strumenti e delle proposte per i molti Sud di cui si compone quello che oggi larcipelago Mezzogiorno. Da qui deriva la necessit di sensibilizzare i soggetti attuatori chiamati a progettare unofferta territoriale rispetto alle forme e alla singolarit di una domanda (anche inespressa) dei territori stessi in misura radicalmente nuova rispetto a quanto accaduto con le politiche di intervento straordinario, la domanda diventa, in tal modo, il modello concreto dello sviluppo di un Sud che non solo un non ancora nord (Cassano, 1996).

Le profonde trasformazioni sociali economiche e ambientali che investono la contemporaneit si inseriscono allinterno di processi di mutamento che investono la scena globale e quella locale. Un museo pu configurarsi come catalizzatore di un processo di valorizzazione territoriale che coinvolge comunit, istituzioni e imprese. In questo sviluppo utile riprendere la lezione di Bevilacqua (1998) che ha eletto il valore della bonifica italiana a principio del Novecento: Se si voleva risanare unarea era vana fatica arginare un fiume, costruire lanno dopo un ponte, laltro ancora prosciugare uno stagno. Dopo un po il disordine idraulico riprendeva il sopravvento su tutto. Occorreva al contrario simultaneamente prosciugare lo stagno, costruire il ponte, arginare il fiume, edificare gli abitati per richiamare popolazione. Simultaneamente si riferisce alla necessit di attivare a partire da un solido progetto culturale, economie derivate e derivabili, in un quadro che determini dinamiche sistemiche. La questione meridionale una questione di raccordi: innescare uno sviluppo autonomo occorre accompagnare i territori e le comunit a collegarsi, a cooperare, a organizzarsi, a fare massa critica: a fare societ (Bevilacqua, 1998). La consapevolezza di lavorare in un quadro dinedita complessit connessa alla fragilit dei sistemi sociali, economici e ambientali impone di orientare gli obiettivi di unistituzione culturale allinterno di un progetto territoriale unitario.

I rapporti tra la complessit delle interazioni tra codici culturali, le opportunit di accesso alle informazioni e lannullamento della localit e della distanza, la dimensione globale dei sistemi produttivi e dei mercati e, dallaltro lato, i temi connessi alle condizioni di rischio legate ai fattori naturali come alle crescenti disuguaglianze e ai divari sociali e urbani, impongono una rinnovata riflessione sul significato e sul ruolo di unistituzione culturale nelle sue molteplici articolazioni e potenzialit. Il museo oggetto della presente proposta deve caratterizzarsi per un tasso elevato dinnovazione, legato alla possibilit di recuperare una dimensione dinamica e critica delleducazione e della divulgazione come della ricerca e della formazione. In questa prospettiva la condizione urbana e il territorio sono letti e interpretati nelle loro componenti fisiche, morfologiche nonch socioeconomiche e culturali, l dove gli stessi ambiti rurali si confrontano con lurgenza di reinterpretare funzioni, modelli e flussi, in un rapporto dialettico rispetto ai mutamenti in atto nelle aree urbane.

Il percorso scientifico e strategico dentro cui collocata la presente proposta guarda al bacino del Mediterraneo come riferimento territoriale e cognitivo delle proprie linee di ricerca e di divulgazione, sul piano identitario, culturale e politico. Le dinamiche in atto nel Mediterraneo mostrano numerosi fattori dinstabilit e di frammentazione geopolitica, sociale, urbana e demografica che costituiscono una sfida a un tempo politica, culturale e scientifica per unistituzione museale contemporanea.
A conclusione di queste riflessioni vale la pena richiamare alcune questioni di metodo, ovvero alcuni caveant. In primo luogo, levidenza che il cambiamento sociale guida quello economico, non viceversa. In questo senso proviamo a recuperare un orizzonte di intervento lungo, parliamo di avvenire, per favore. Ancora, proviamo a recuperare una cornice di senso e di ruolo per losso dItalia e per quello mediterraneo in genere. Infine, proviamo a ritrovare lo spessore della visione, che si configuri non come istanza dentro logiche clientelari o neofeudali che la comunit locale o parti di classi dirigente o intellettuali e studiosi rivolgono agli attori istituzionali, bens lincontro tra tutti coloro che hanno responsabilit.



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