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Piacenza: una nuova ricchezza
Giangiacomo Schiavi
Corriere della Sera 25/3/2017

Con la riscoperta del Guercino Piacenza ritrova la sua identit e lorgoglio giusto per ripartire

Piacenza si affida alla cultura e la cultura restituisce a Piacenza un frammento identitario, un simbolo che obbliga ad alzare lo sguardo, a leggere nellincanto della cupola del Duomo affrescata da Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino il segno della rinascita, la fine di un lungo sonno che anno dopo anno ha rubato la voglia di futuro.

C un legame insolito tra una mostra e una citta, tra lesposizione che va da palazzo Farnese alla Cattedrale attraverso i percorsi della storia, un legame che inietta fiducia nelle capacit di chi non accetta il declino e vuole un po osare, vincendo la proverbiale ritrosia ad apparire, a mettersi in vetrina. Piacenza schiva, Piacenza nascosta, Piacenza splendida sconosciuta, si lascia guardare in compagnia di un maestro che fa diventare la bellezza emozione, con i santi, le madonne, le sibille e i profeti immersi nellindimenticabile azzurro dei cieli, in quellinsieme che Roberto Longhi defin temporalesco, maculato, bruscato.

Per rendersene conto bisogna salire in alto, lungo i camminamenti del Duomo dove hanno lavorato le botteghe di Wiligelmo e dei maestri del XII secolo, e dove la torre del campanile sormontata da un angelo dorato che ruota su se stesso e indica la direzione del vento. Gli affreschi del Guercino appaiono con grazia e sensualit, scrive Vittorio Sgarbi, quasi si carezzano. E la citt l sotto, con il cardo e il decumano della pianta romana, con le chiese e i campanili che con le caserme ne hanno formato il carattere, con il Po che segna un ormai anacronistico confine tra Emilia e Lombardia. Una citt schiaffeggiata dalla crisi, con alcune storiche fabbriche chiuse, il fallimento della squadra di calcio, il dualismo con Parma, la narrazione spenta. Una citta che deve battere un colpo se non vuole una dolce eutanasia, che ha bisogno di uno scatto di reni e di una progettualit visionaria, che deve giocare la sua partita con il brand del territorio e del vivere bene, spiega Daniele Fornari, docente alla Cattolica, luniversit che qui ha creato una nicchia di valore con il corso di food marketing.

Piacenza pu diventare una piccola capitale della cultura, ma deve darsi obiettivi e strategie e smettere di vivere alla giornata. Deve imparare a sognare. La mostra di Guercino un evento cercato e voluto, una scelta mirata per valorizzare le nostre ricchezze artistiche, per vincere la rassegnazione con il gioco di squadra e per dare continuit alle iniziative che favoriscono il rilancio di una citt che ha tante positivit ma non le sa comunicare, spiega Massimo Toscani, presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano che ha fortemente voluto, con la Curia, la valorizzazione di un tesoro locale. Larte rende sensibile il mondo invisibile, dice il vescovo, Gianni Ambrosio, e di invisibile c tanto a Piacenza, a volte anche di immobile, come i tetti che si vedono dallalto del Duomo, come i tesori perduti nella quiete padana: c un freno che negli anni ha impedito la valorizzazione piena delle tipicit, i vini, la gastronomia, i ristoranti, la mitica coppa, i tanti prodotti di una terra generosa amata da Verdi, che a un certo punto ne fece la residenza. Come dice Oscar Farinetti, a Piacenza non sappiamo fare coccod, sintetizza Fornari. Ma lattitudine dei piacentini a non relazionarsi, a fare da soli, non regge pi nel sistema locale e globale. Piacenza vive una duplice crisi, della politica e dellimprenditoria dice Stefano Pareti, lex sindaco che pi di ventanni fa con la mostra del Panini cerc di dare una scossa alla citt . La differenza che allora il motore trainante fu lAssociazione industriali, questa volta la partecipazione della Confindustria locale stata marginale. Non entra in polemica il presidente Toscani, anche se vorrebbe pi collaborazione da esercenti e commercianti per il boom di visitatori del weekend. Il fatto che Piacenza come un diesel, deve scaldarsi prima di partire. successo anche con gli alpini. Nessuno li voleva, poi scoppiato lamore. Non deve sorprendere che liniziativa sia partita da Fondazione e Curia. Noi portiamo un valore che nei momenti difficili si fa sentire: quello della solidariet, con duemila volontari e 260 associazioni sul territorio. La citt generosa in questo, si impegna e si d da fare.

Gi dal Duomo difficile sognare. Per la voglia di cambiar aria si comincia a sentire. Libert , il giornale locale, ha messo il cavallo del Farnese sulla storica testata. Piacenza pratica, concreta. Non cambia facilmente. Vola basso, si dice. Ma oggi comincia a guardare anche in alto.



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