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Il gioco dell'oca dei Beni culturali calabresi
ANTONIETTA CATANESE
Quello che non ho - Diario scolastico - 01/02/2017

Il gioco dell'oca dei Beni culturali calabresi: la giunta delibera per il Parco archeologico di Piazza Garibaldi a Reggio ma la soprintendenza resta di nuovo vuota. Via anche Berling, dopo soli 66 giorni va in pensione. Intanto a palazzo Piacentini divorzio all'italiana tra museo e soprintendenza, a corto di locali





- Buongiorno, vorrei parlare con la soprintendente.
- La soprintendente? Non abbiamo una soprintendente.
- No, no. Non parlo di quella andata via due mesi fa. Come si chiamava? Calandra? Parlo dellultima arrivata. Irene Berling.
- Appunto. La nuova soprintendente non pi soprintendente. Perch da oggi in pensione.


Se si trattasse di una barzelletta farebbe ridere. Tuttavia una barzelletta non . E dunque di esilarante, in tutto questo, c davvero molto poco.


Da oggi, infatti, dopo un capogiro durato un anno e mezzo (con il cambio di guardia di ben sei dirigenti per i territori di Reggio Calabria e Vibo Valentia), ecco che resta di nuovo sguarnita la soprintendenza ABAP (che tradotto dal mibactese sta per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio).

Stavolta, a Irene Berling va addirittura la palma doro.

Se, infatti, Elena Calandra aveva resistito sulla seggiola (alquanto freddina) della estrema Calabria Ultra ben 70 giorni, lultima arrivata difficilmente sar riuscita addirittura a disfare valigie ed allestirsi un alloggio vista Stretto, perch a Reggio Calabria ci rimasta ancora meno: 66 giorni.


Ma al trauma dei dipendenti degli uffici che ogni giorno, come la gazzella africana, si alzano e corrono per tenere sottocchio un patrimonio enorme (solo la Citt metropolitana di Reggio Calabria conta 97 comuni che, insieme a quelli della Provincia di Vibo Valentia, fanno quasi 150) si sommava stamane un ulteriore turbamento: dentro palazzo Piacentini, infatti, gli orfani dipendenti della soprintendenza trovavano scatole e carrelli da trasloco tipici di una separazione in corso.


Che i dipendenti di Museo e Soprintendenza, nel palazzone piacentiniano, vivano da separati in casa praticamente dal giorno della riforma di ministro Franceschini non un mistero per nessuno.


Ma oggi, scongiuri fatti e lunga vita ad Irene Berling, con la prematura dipartita della soprintendente, questo divorzio allitaliana veniva anche plasticamente accompagnato da un manifesto a firma del direttore del Museo, Carmelo Malacrino: Questa porta recita il foglio che oggi i dipendenti hanno trovato affisso sullo stipite - separa gli spazi degli Uffici del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria da quelli della Soprintendenza ABAP. Per motivi di sicurezza si invita a tenerla chiusa e ad utilizzarla solo in caso di emergenza.


Fatti salvi i motivi di sicurezza, facile comprendere come i dipendenti ci siano rimasti di stucco. Specie nel giorno in cui si ritrovavano (per la settima volta in poco meno di due anni) senza soprintendente.


Il disagio viene da lontano. Sgomento a parte per il muro, che tanto va di moda, la situazione la seguente ed comune a molte realt italiane: il palazzo (che prima dello scisma tra Musei e soprintendenze ospitava tutti i dipendenti, allepoca sotto la giurisdizione di un soprintendente), stato infatti diviso, negli spazi, per ospitare gli uffici del Museo da una parte e quelli della soprintendenza dallaltra.


Separazione approvata direttamente dal Segretariato Generale del ministero e sofferta dai dipendenti della soprintendenza, a corto di locali.
Ecco perch: due ali degli uffici del terzo piano, andati al Museo, che ha 30 dipendenti, avrebbero spazi per ospitarne 50-60.
Al contrario, la Soprintendenza avrebbe spazi per 25-30 addetti, contandone invece quasi il doppio.


Diciamo che il nodo andr finalmente affrontato, prima o poi.

Magari col nuovo soprintendente. Quando arriver.

Nuovi interpelli? O una nomina diretta? Non si sa.

Quello che si sa, invece, che questo gioco delloca infinito dovr pur avere un giocatore. E dalle mosse fatte sembra proprio abbia deciso di far fare al patrimonio di mezza Calabria un passo avanti e dieci indietro, per poi riportarlo ossessivamente alla casella Uno.


Quale sia il senso lecito chiederselo: quando i siti archeologici della Citt Metropolitana restano chiusi e molti rischiano di scomparire sulle coste erose della Jonica, si fa arduo sciogliere il rompicapo di un ministero per i Beni culturali che continua ad inviare in Calabria soprintendenti mordi e fuggi.


O quando, come deciso dalla giunta comunale con la delibera del 21 dicembre scorso, finalmente si apre la strada per il Parco archeologico di Piazza Garibaldi, con tanto di iter per la revoca della gara per i parcheggi e il progetto per allargare gli scavi.


Una notizia bellissima che attender pur di avere un soprintendente come interlocutore.


Ed allora si spera che il ministero voglia cambiare gioco. Che renda stabile la gestione del patrimonio archeologico e paesaggistico su questo immenso territorio. Che ci siano spazi e serenit per lavorare.


Altrimenti viene da pensare che, paradossalmente, la Calabria stavolta sia stata scelta davvero come Regione-pilota, per un progetto ben pi ampio e strutturato: lo smantellamento totale e definitivo delle soprintendenze. E qui, se di far morire tutto si tratta, si sappia che le cose stanno andando a gonfie vele.


Ma almeno, sulla tomba di un intero patrimonio, evitino epitaffi e fiori.

E soprattutto si mordano la lingua prima di parlare di cultura.
Perch in Calabria questo delitto reato due volte: per il patrimonio che continua ad andare in malora e per tutte le speranze che nei giovani (soprattutto) fino ad oggi, nel nome della cultura, sono state falsamente e, colpevolmente, alimentate.



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