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Parco Valle dei Templi, Vermiglio nomina i componenti ma polemica: "Cda ridotto a ufficio regionale"
di ANTONIO FRASCHILLA
29 marzo 2017 LA REPUBBLICA



Parco Valle dei Templi, Vermiglio nomina i componenti ma polemica: "Cda ridotto a ufficio regionale"

Dal sindaco di Agrigento, a Legambiente e all'ex assessore Granata: "Non rispettate le norme sull'autonomia del Parco, nomine solo politiche e nessuna di carattere scientifico"


Il decreto porta la firma dell'assessore regionale ai Beni culturali, Carlo Vermiglio. E sta suscitando molte polemiche. Al centro dello scontro il Consiglio di gestione dell'ente Parco della Valle dei Templi. Vermiglio ha nominato presidente l'ex commissario Bernardo Campo, e dell'organismo faranno parte anche il soprintedente di Agrigento Gabriella Costantino, un consulente nominato dalla Regione, Sergio Alessandro. E, ancora, nel Consiglio siederanno anche il sindaco di Agrigento, Calogero "Lillo" Firetto e l'attuale direttore del Parco, Giuseppe Parello: ma questi ultimi due solo con potere consultivo e nessun diritto di voto. Proprio Firetto il primo a protestare: ""Il Governo regionale dopo aver privato il Comune di Agrigento della sua parte degli introiti del Parco Archeologico della Valle dei Templi, come previsto dalle norme, e dopo aver scippato risorse decisive alla comunit locale, nomina un consiglio di Amministrazione distante dal territorio e mal assortito anche sotto il profilo gerarchico, senza alcuna connotazione scientifica o accademica, togliendo al sindaco di Agrigento il diritto di voto, di cui ha sempre goduto - dice Firetto - la nomina del cda del Parco attesa da 7 anni, si trasforma oggi in un palese attacco alla citt".

La legge regionale sulla composizione del Parco stata modificata lo scorso anno: "Abbiamo rispettato la norma", dicono dall'assessorato. Ma la polemica non si ferma: "Non solo non si insediano i nuovi ma si pregiudica quello della Valle dei Templi,nonostante i riconoscimenti nazionali e internazionali - dice l'ex assessore Fabio Granata - Crocetta dopo aver privato il Comune di Agrigento del 30 per cento degli incassi sul Parco Archeologico della Valle dei Templi, cos come previsto da norme da me volute, ha nominato un Consiglio di Amministrazione lontanissimo dallo "spirito del legislatore"e sottraendo al sindaco di Agrigento il diritto di voto,previsto dalla legge "Granata" che porta il mio nome. La nomina del cda del Parco attesa da 7 anni, priva il Parco di un organismo delicato e autorevole,attento al territorio e alle competenze e agli interessi specifici e variegati dello stesso proprio in concomitanza di prestigiosi riconoscimenti al lavoro svolto tanti anni fa con la legge 20 e con la Convenzione da me sottoscritta con il Fai sui Giardini della Kolymbetra,leggi e atti amministrativi di assoluta avanguardia e applicate con successo proprio nella Valle dei Templi. Ha ragione il sindaco:viene tradita la legge e lo spirito della stessa che prevedeva una concertazione permanente tra la Valle dei Templi e la citt, per il solito disegno di piccolo cabotaggio,togliendo autonomia al Parco e riducendolo di fatto ad uno dei tanti servizi dell'assessorato regionale".

Sulla stessa lunghezza d'onda Legambiente: "Condividiamo in pieno la presa di posizione nettamente critica assunta dal sindaco di Agrigento in merito alla nomina, dopo sette anni, del nuovo Consiglio di amministrazione del Parco archeologico della Valle dei Templi: nonostante labito giuridico sia formalmente diverso nella sostanza il prodotto venuto fuori non cambia e sotto il vestito del nuovo organismo si confermano come predominanti sia la trama tutta politica di questo ultimo settennato che i giochi di potere messi in atto per tesserla. La costituzione del Consiglio del Parco, come previsto dalla Legge 20/2000, rispondeva al principio che esso dovesse essere il luogo di confronto fra gli attori locali e di definizione della strategia di governo del Parco, a partire dalla sintesi fra una serie di istanze fra loro eterogenee, da mettere in sintonia e sinergia. In funzione di questa esigenza il Consiglio doveva assicurare governo, competenza e rappresentativit. Queste tre condizioni erano assicurate dalla presenza di esperti nelle diverse discipline coinvolte nel governo del patrimonio del Parco (archeologia, paesaggio, geologia, economia, agronomia), dalla presenza dei dirigenti regionali (il presidente e il
direttore del parco, nonch il soprintendente), dalla presenza dei rappresentanti degli enti locali (sindaco, presidente camera di commercio, presidente della provincia). Con la nuova normativa evidente che tutto questo viene meno. Un Consiglio siffatto sar inevitabilmente privo di quel riconoscimento e di quella legittimit condivisa che si richiede nella governance di una istituzione cos importante e strategica per il territorio"



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