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Potenza dei luoghi mentali
Alberto Manguel
www.emergenzacultura.org, 07/04/2017

Tutta la geografia immaginaria, a differenza di quella che si trova nelle enciclopedie e negli atlanti, non ha confini. I suoi luoghi esistono in uno spazio limite e occupano un paesaggio infinitamente copioso. Permettono di creare societ perfettamente efficienti e perfettamente atroci, luoghi dove tutto possibile (secondo le regole segrete rigide) e dove possiamo vedere noi stessi come altre persone, nella nostra condizione umana di eterni sopravvissuti a un naufragio o cittadini di uno Stato felice o sventurato. Un esploratore alla ricerca della citt ideale la trover sicuramente in questo mondo di Paesi ancora da inventare.
Ai tempi del liceo, a Buenos Aires, oltre alla lettura integrale de Don Chisciotte e di altri classici

della letteratura spagnola, studiavamo le sanguinose avventure di molti di questi esploratori, in quella che alcuni chiamano la Conquista e altri l Invasione dellAmerica. Imparavamo che i soldati letterati e illetterati che salpavano per il Nuovo mondo riportavano dietro non solo le loro mitologie e le loro fedi sirene e amazzoni, giganti e unicorni, il Dio redentore inchiodato a una croce e la storia della madre vergine ma anche i libri stampati in cui queste storie venivano registrate o riaccostate. Era commovente leggere nel resoconto della prima traversata atlantica di Cristoforo Colombo, nel 1492, che appena raggiunta la costa del Venezuela lammiraglio aveva avvistato tre lamantini che nuotavano vicino alla sua nave e aveva scritto di ver notato tre sirene, le quali si alzarono assai al di sopra delle acque del mare, per, aggiungeva con encomiabile onest, non le ho trovate belle quanto le si dipingono. Antonio Pigafetta, che accompagn lesploratore portoghese Ferdinando Magellano nel suo viaggio intorno al mondo dal 1519 al 1522, descrisse gli abitanti della parte pi meridionale del continente come piedi grandi o paragoni, perch pensava di aver riconosciuto in quei nativi alti che indossavano stivali e mantelli di pelliccia i Nefilimi della Bibbia, la progenie degli degli dei e dele glie degli uomini menzionata nella Genesi. Francisco de Orellana diede al fiume e alla giungla della terra ch esplor il nome di Amazzonia perch nelle guerriere che lui e i suoi uomini incontrarono aveva riconosciuto la trib leggendaria descritta da Erodoto. Tutti questi uomini erano dei lettori e i loro libri gli dicevano cosa avrebbero visto molto prima che lo vedessero.

La realt immaginaria di libri contamina ogni aspetto della nostra vita. Agiamo e sentiamo allombra di azioni e sentimenti letterari, e perfino gli indifferenti stati della natura li percepiamo attraverso descrizioni letterarie, un fenomeno che John Ruskin defin, in un celebre aforisma, lequivoco patetico. Questa contaminazione, questo stile di pensiero, in mancanza di un termine migliore, ci consente di credere che il mondo che ci circonda sia un modo narrativo e che i paesaggi e gli eventi siano parte di una storia che siamo costretti a seguire nello stesso momento in cui la creiamo.
Fra le storie che gli esploratori spagnoli si portavano dietro nel Nuovo Mondo ce nerano molte che parlavano di regni favolosi come quelli descritti nei romanzi cavallereschi, regni a cui Don Chisciotte crede ferventemente.Se citt doro e montagne di pietre preziose popolavano la geografia di queste epopee intrepide e immaginarie, i loro emulatori erano convinti che citt doro ancora pi ricche e montagne preziose ancora pi alte esistessero di sicuro in quelle terre strane e meravigliose che pensavano fossero le Indie.
Nel 1516, lesploratore Juan Diaz de Solis entr nel Rio della Plata, sbarc con un manipolo di uomini sulla fangosa riva occidentale e venne prontamente ammazzato e mangiato dagli indigeni Carruba. Alcuni dei sopravvissuti continuarono il viaggio navigando lungo la costa del Brasile, fino a un posto che chiamarono Santa Caterina, dove una trib di tupi-guarani raccont loro di un misterioso Re Bianco, Signore della Montagna dArgento. Secondo il loro racconto, da qualche parte nellentroterra, nelle profondit della giungla, sorgeva una montagna fatta interamente di argento puro. Il re di quel regno era noto per essere un monarca generoso e amante della pace , che avrebbe ceduto di buon grado ai viaggiatori perte del suo tesoro da portar via com segno di buona volont.Uno dei sopravvissuti, Alejo Garcia, decise di organizzare una spediizione alla ricerca del favoloso regno. Riusc ad attraversare il vasto continente vede e a raggiungere le vette del Per. Fu ucciso lungo il viaggio di ritorno da frecce indigene, ma i suoi uomini portarono con loro a Santa Catarina alcuni pezzi di argento grezzo, provenienti presumibilmente dalla zia di Potosi, in Bolivia, che furono presentata come prova della veridicit della storia. Da quel momento in poi, la conquista del Nuovo Mondo fu alimentata dalla convinzione che lontano, allinterno del continente, vi fosse un regno magico dalle straordinarie ricchezze, pronto a regalare i suoi tesori.
Garcia mor nel 1525. Dieci anni dopo, un cavaliere di famiglia aristocratica, Pedro Mendoza, che aveva servito limperatore Carlo V come ciambellano e aveva combattuto in Italia contro i francesi si convinse che era lui luomo che avrebbe trovato il Re Bianco e lo avrebbe privato delle sue ricchezze. Mise in piedi una spedizione di 13 navi e 2.000 soldati, in parte finanziata da lui stesso e in parte dallimperatore, che pose come condizione che Mendoza fondasse tre citt spagnole fortificate sulla terrra conquistata, nel giro di due anni trasportasse in loco un migliaio di coloni spagnoli per popolarle. Tuttavia, dopo aver traversato lAtlantico una terribile tempesta disperse la flotta di Mendoza al largo della costa del Brasile. Spesso le catastrofi naturali si specchiano in quelle umane. Poco dopo la tempesta, il luogotenente di Mendoza fu assassinato misteriosamente. Non erano le condizioni ideali per fondare una colonia o intraprendere una caccia al tesoro. Sulle rive di quello stesso fiume ampio e fangoso dove gli indigeni avevano banchettato con Solis, il 2 febbraio 1536 Mendoza fond una citt che chiam Nuestra Senora Santa Maria del Buen Ayre, come la patrona della Sardegna (Nostra Signora di Bonaria), un nome che nei secoli si sarebbe snellito in Buenos Aires.
Mendoza soffriva di sifilide e la confusione che a tratti gli ottenebrava lo stato danimo non favor lefficienza del suo governo. Cinque anni pi tardi, a causa dellincapacit di Mendoza della belligeranza degli indigeni, la citt fu abbandonata. Sarebbe stata rifondata circa 42 ani dopo da Juan de Gray. Nel 1537, malato e afflitto, Mendoza prov a tornare in Spagna, ma mor durante il viaggio verso casa.
Mendoza aveva portato con s una piccola collezione di libri che in maniera oscura, forse, definiscono la citt che aveva immaginato. Forse tutte le citt vengono fondate con una biblioteca in mente. I libri che Mendoza aveva portato con s erano sette volumi di medie dimensioni (scrive lui) rilegati in pelle nera, i cui titoli purtroppo non sono giunti fino a noi. Aveva anche portato con s un libro di Erasmo da Rotterdam, anchesso di medie dimensioni e rilegato con la medesima pelle nera, una raccolta di poesie del Petrarca, un libbricino con la copertina doro dentro cui c scritto VIrgilio e un volume di De Bridia rilegato in pergamena. Pare che C.de Bridia (conosciamo solo liniziale del nome) fosse un monaco francescano che accompagna la missioni dellitaliano Giovanni da Pian del Carpine in Mongolia nel 1247, e scrisse una storia dettagliata del popolo mongolo dal titolo Historia Mongalorum.
Questo modesto elenco prodigiosamente rivelatore. I libri che Mendoza port con s per fondare Buenos Aires ci parlano di una concezione eclettica e generosa (probabilmente inconsapevole, certamente non esplicita) di come avere dovuto essere questa nuova citt. In questa biblioteca fondata troviamo: un filosofo di fede diversa da quella di Mendoza (Erasmo da Rotterdam), poeti di lingue diverse dallo spagnolo (Petrarca e Virgilio, anche se la formazione di Mendoza quasi sicuramente includeva il latino), un collega esploratori di unaltra epoca e di unaltra cultura: lestremo nord della Tartaria contrapposto allestremo sud del Nuovo Mondo. Tutto questo per dire che per Pedro de Mendoza, contemporaneo di Alonso Chisciano, il mondo dellintelletto era tuttuno o detta in altri termini che ogni singola impresa formava parte di un tutto universale. Simbolicamente, se non deliberatamente, limpulso di portare con s questi libri ha conferito allidentit della citt che ancora non era forza immaginativa e una sorta di immortalit.
Eppure questa immortalit potrebbe essere illusoria. La mia ultima biblioteca, il mio personale luogo immaginario, era in Francia, ospitata in unantica canonica di pietra a sud della Valle della Loira, in un borghetto tranquillo con meno di dieci case. Io e la mia compagna avevamo scelto questo posto perch vicino alla casa cera un fienile, crollato in parte secoli fa, grande abbastanza per sistemarci la mia biblioteca, che nel frattempo era arrivata a 35 mila volumi. Pensavo che una volta che i libri avessero trovato le loro radici, io avrei trovato le mie. Ma mi sbagliavo. La casa stata venduta e i libri inscatolati e consegnati a sepoltura prematura (in attesa, si spera, di una loro resurrezione).
E poi alla fine del 2015, quando credevo che non avrei pi avuto una mia biblioteca, sono stato nominato direttore della Biblioteca nazionale argentina. Mentre mi impegnavo per svolgere questo lavoro nel migliore dei modi, ho avuto la sensazione che mi stavo trasferendo in un altro luogo immaginario, e anche che stavo pagando un vecchio debito nei confronti della mia biblioteca abbandonata, organizzata a vanvera, dipendente dalle mie energie personali e dal mio capriccio, lombra microscopica dellenorme colosso rigorosamente ordinato dentro cui mi trovo ora.

Una biblioteca nazionale, a mio parere, devessere unistituzione che la maggioranza delle persone considera centrale per la propria identit e quindi centrale per leducazione civica dei suoi cittadini. Pu essere una sorta di laboratorio creativo, e un luogo in cui il materiale viene conservato perch i lettori futuri vi trovino spunti per immaginare mondi migliori. Pu essere anche un luogo dove si formano nuovi lettori e si riconfermano i vecchi. Non so con quali strumenti potremo raggiungere tutto questo, ma so che dobbiamo provarci. Le meschinit politiche, le avidit personali, le beghe interne e una corruzione endemica sono altrettanti ostacoli lungo il cammino e dobbiamo anche essere pronti ad accettare dei risultati meno che perfetti. come diceva Chesterton, Se vale la pena fare una cosa, val la pena farla male. Le storie sono al principio delle nostre societ e anche alla fine, e provvedono ciascuno di noi di un identit- Il rapporto fra le citt che creiamo sulla terra e le citt che creiamo nella nostra mente si contende la nostra attenzione, e nella maggioranza dei casi sono quelle immaginarie ad avere il sopravvento.

Il Venerd Repubblica 7 Aprile 2017, pp 104-107



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