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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Sul sito di Emergenza Cultura, un intervento di Giovanni Losavio sull'art. 68 del ddl per concorrenza e mercato

da
https://emergenzacultura.org/2017/04/11/giovanni-losavio-lantiquario-legislatore-che-piace-al-ministro/


Giovanni Losavio, Lantiquario legislatore (che piace al ministro)

Si infine sentita la la voce del ministro che su Repubblica (6 aprile) mette anche la sua firma sotto questo articolo 68 infilato da un emendamento corsaro, in senato, seconda lettura, nel disegno di legge per la concorrenza e il mercato (per promuovere concorrenza e mercato). Appunto per favorire la circolazione dellarte contemporanea, che non sembra propriamente compito del ministro per i beni culturali, la soglia temporale per il vincolo, dice, portata a 70 anni. Ma il ministro non dice, forse perch non lo ha inteso, che quel limite dallarte contemporanea stato esteso per trascinamento, ben oltre il fine, a ogni specie di beni del cui interesse culturale si possa discutere, beni immobili compresi, ben fermi l dove stanno.

E garantisce che lart. 68 frutto del lavoro di parlamento, governo e associazioni, non certo quelle per la tutela che dovrebbe sentire pi vicine, ma il gruppo di interesse formato dai mercanti darte allinsegna, come si letto, di Apollo 2, assistiti da professionalit di eccellenza che, non smentita, si presa il merito di aver dettato testualmente la nuova disciplina Parla di governo, il ministro, non specificamente del suo mibact, al quale si addicono modi di iniziativa del tutto diversi per promuovere la riforma di ben nove ed essenziali articoli del codice dei beni culturali. E nella stesura di questo articolo 68, che mal si armonizza nel testo del disegno di legge, si stenta francamente a riconoscere il contributo del ministero per i beni culturali, mentre integralmente risultano soddisfatte le rivendicazioni tradizionali della lobby degli antiquari, anche al costo di cancellare un principio generale fermissimo fin dalla legge Rosadi, quello per cui sono sufficienti cinquantanni dalla esecuzione del bene perch possa essere espressa una valutazione critica sicura sul suo interesse culturale. E vero che questo principio aveva subito una singolare eccezione nel 2011, con il dichiarato proposito di riconoscere massima attuazione al federalismo demaniale e cos spostare a ritroso fino a settantanni lo spazio temporale di libera disponibilit al trasferimento dei beni immobili dello stato ai comuni, fuori da ogni controllo della istituzione di tutela. La modifica al codice dei beni culturali and oltre questo dichiarato fine e introdusse la nuova regola per tutti i beni immobili appartenenti non solo agli enti pubblici, ma pure a quelli ad essi assimilati dallart.10 comma 1 del codice, enti ecclesiastici e persone giuridiche private, le fondazioni innanzitutto, senza fine di lucro. Uno strappo nel tessuto coerente e compatto della tutela che certo, per la irragionevole disparit di trattamento (in ragione della natura del bene, mobile e immobile, e per la titolarit proprietaria), si espone a rilievi di legittimit costituzionale. Un rischio che si voluto evitare nella disciplina dei controlli allesportazione uscita dei beni culturali e quindi ne risultato elevato generalmente alla soglia dei settantanni, per beni immobili e mobili, di appartenenza pubblica e privata, il tempo per cos dire di attesa. E cos si pensa di aver messo al sicuro da ogni dubbio di costituzionalit anche lo sgarro del federalismo demaniale. Ma un colpo grave alla consistenza stessa del patrimonio storico artistico della nazione, una ulteriore amputazione per corrispondere alle rivendicazioni del mercato antiquariale.

Nellelenco dei tipi di bene culturale dellart.10, comma 2, del codice lart.68 introduce una singolare nuova categoria di beni lettera d-bis in ragione dellinteresse eccezionale per lintegrit e la completezza del patrimonio culturale della Nazione che in quellelenco non trova una autonoma obbiettiva caratterizzazione intrinseca, riflettendo soltanto il grado elevato dellinteresse culturale richiesto, particolarmente importante per i beni di appartenenza privata (tributo al terribile diritto di propriet privata), mentre un non qualificato interesse requisito sufficiente per la tutela del bene pubblico. E il consecutivo comma 5 che d ragione di questa nuova anomala categoria di beni per i quali, siano mobili o immobili, di appartenenza pubblica o privata, vale la pi breve soglia temporale dei cinquantanni. Insomma il recupero estremo ed eccezionale dello spazio di tempo, prospettiva a ritroso, cui da oltre un secolo si fatto costante e generale riferimento per il riconoscimento del bene culturale. Ma a ben vedere la spia di irragionevolezza della discriminazione e dello stesso allungamento dei tempi a settantanni. Il diverso grado dellinteresse (particolarmente importante, eccezionale) non pu dare giusto motivo alla diversa disciplina dei tempi di riconoscimento e il pi breve termine, solo eccezionalmente ammesso, sufficiente per consentire lapprezzamento al riguardo, non pu non valere generalmente per il riconoscimento del bene culturale. Questione di legittimit costituzionale non certo infondata. Ma la ragione della invenzione di questa nuova categoria di beni culturali si deve esclusivamente trovare nella copertura alla innovazione della disciplina dellesportazione tutta orientata alla facilitazione della circolazione dei beni che costituiscono loggetto del mercato dellarte. Su questa nuova categoria si fonda il dispositivo, in realt meramente virtuale, che dovrebbe contenere gli effetti estremi dellampia apertura allesportazione, essendo dato al soprintendente il potere di negare lautorizzazione pur nel difetto del requisito del minimo valore o del mancato raggiungimento della soglia dei settanta anni (sempre che sia stata superata quella dei cinquanta) se avr rilevato nello specifico bene a lui presentato per il vaglio alluscita quelleccezionale interesse. Ma non basta il suo giudizio per fermarlo, perch, deviazione dallordine normale delle competenze, la questione sar decisa dal competente organo centrale del ministero (il direttore generale deve intendersi). Procedimento anomalo e attardante che scoraggia lesercizio della eccezionale facolt.

Nella modifica dellart. 63 del codice sta il cuore di questa obliqua riforma e la fonte della sua ispirazione. Lart.63 ha origine, come ben noto, in una lontana disposizione del t. u. delle leggi di pubblica sicurezza (1931) sul commercio dellusato, che fu ripresa in funzione dellesercizio della tutela nel testo unico del 1999 in materia di beni culturali e ambientali. Si vuole dunque oggi che gi nella bottega dellantiquario si formi e si consolidi la qualificazione degli oggetti del suo commercio, secondo due distinti elenchi (del registro tenuto in formato elettronico), quello dei beni che, se se ne volesse programmare lesportazione, dovranno essere presentati al soprintendente; e quello dei beni che ne sono invece esenti secondo un attestato rilasciato in modalit informatica (dallo stesso soprintendente deve intendersi). Ed poi il consecutivo art. 65 contestualmente modificato che fissa la disciplina della esenzione. Certo, al soprintendente data la facolt di richiedere la presentazione del bene incluso nellelenco (da lui consultabile, dice larticolo, in tempo reale) dei beni esenti , ma dovr sbrigarsi perch lelenco riguarda le vendite e dunque il bene gi passato nella disponibilit dellacquirente che fornito dellattestato rilasciato in modalit informatica e, se questa la sua intenzione, lo potr liberamente esportare. Insomma un sistema di massima garanzia per lantiquario e per il suo acquirente, cui corrisponde per contrappasso un debolissimo presidio della tutela, valendo paradossalmente il sistema informatico di libero accesso al registro come presunzione di conoscenza da parte del soprintendente, i cui uffici, specie dopo la recente riforma dellorganizzazione, stanno in drammatico affanno. Lart.65 riformato ci dice infine quali beni debbono essere iscritti nellelenco dei beni esenti, che sono quelli il cui valore sia inferiore ad euro 13.500 e considera lipotesi di uscita definitiva del bene a richiesta del possessore che, deve intendersi, non sia gi fornito dellattestato rilasciato in via informatica se lo ha acquistato dallantiquario e il soprintendente non abbia allora richiesto la fisica presentazione. La facolt per il soprintendente di richiedere la presentazione del bene non sembra neppure contemplata se il possessore ad accedere allufficio di esportazione con la istanza di esenzione dalla autorizzazione, perch lonere di provare che il bene rientra nelle ipotesi per le quali non prevista lautorizzazione adempiuto attraverso lautocertificazione, ai sensi del testo unico di cui al D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, che ha valore di prova fino a querela di falso, il soprintendente la deve assumere come fondata e solo se avr individuato in quel bene linteresse eccezionale per lintegrit e la completezza del patrimonio culturale della nazione potr avviare il procedimento di dichiarazione che si concluder, come gi si dato atto, entro sessanta giorni con decreto del competente organo del ministero. Non neppure il caso qui di insistere sullassurdo parametro del valore commerciale in funzione del riconoscimento dellinteresse culturale (in linea di granitico principio mai condizionato dallapprezzamento economico) quando in ogni caso del tutto arbitraria la determinazione del limite convenzionalmente assunto. Ma il valore commerciale non certo un dato obbiettivamente misurabile e stabile, affidato come allimponderabile umore del mercato e dunque espressione di un apprezzamento soggettivo che, come tale, non pu razionalmente costituire (cos per altro la stessa indicazione del tempo di esecuzione dellopera, spesso opinabile) oggetto della formale certificazione presidiata dalla presunzione legale di verit.

Ben sappiamo che la inconsulta riforma di organizzazione della trama diffusa della tutela con laccorpamento delle soprintendenze e la creazione dei poli museali (destinazione preferita dei funzionari storici dellarte) ha messo in grave crisi lesercizio della funzione di dogana e converr allora, recondita consapevolezza, formalizzare con questo articolo 68 dello statuto di mercato e concorrenza la resa definitiva alla vivacit del mercato.



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