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TIVOLI-Si progetta il restauro della tomba dei Plauzi, ma si ignora il paesaggio
Manlio Lilli
Fatto Quotidiano, 21/04/2017

Pubblicato il bando di gara per la manutenzione, il recupero e la valorizzazione del Mausoleo dei Plauzi a Tivoli. I lavori oggetto dellappalto riguardano il consolidamento delle strutture e dei nuclei murari, scavi archeologici, la realizzazione di bauletti protettivi delle sommit delle murature, il restauro di superfici lapidee, opere di impiantistica elettrica sia allinterno che allesterno del sito, opere a verde per la realizzazione di un parco archeologico.

Il bando di gara pubblicato sul sito di Invitalia lo scorso 2 febbraio, sembrava regalare grandi speranze al sepolcro a pianta circolare del I secolo d. C., a due passi da Villa Adriana. Sepolcro che, insieme al vicino ponte romano sul fiume Aniene, costituisce un complesso archeologico di straordinaria importanza. Al punto da risultare uno dei siti identificativi per Tivoli, come dimostrano le rappresentazioni di tanti artisti, da Piranesi a Salvator Rosa, da Lorrain a Poussein e Corot.

Come questo patrimonio possa avere perso negli ultimi decenni qualsiasi dignit non un mistero. Degrado, abbandono, disinteresse e incapacit hanno relegato non solo i due monumenti ma lintera area in cui sono compresi, a un non luogo. La tomba attraversata da una moltitudine di lesioni e dal distaccamento del materiale lapideo e ricoperta da vegetazione spontanea, il casale seicentesco che si trova di fronte ormai parzialmente crollato, ci sono abitazioni abusive, rifiuti, erbacce. E poi c il muro realizzato nel 2004 dallAgenzia regionale per la difesa del suolo (Ardis) della Regione Lazio per difendere la zona dalle esondazioni dellAniene.

Non solo il muro alto circa cinque metri sulla sponda sinistra, ma anche le opere di cementificazione delle adiacenze della tomba. Un intervento costato quasi quattro milioni di euro che, evidentemente, non teneva in alcun conto il pregio paesaggistico dellarea. Come denunciavano il Wwf e la locale sezione di Italia nostra, lArdis non considerava: Limpatto paesaggistico, il rischio per la stabilit dei monumenti, il mancato abbassamento dellaltezza dellargine a seguito degli interventi sul ponte romano e lassenza di interventi per proteggere Ponte e Mausoleo dai trasporti di detriti in caso di piena.

Almeno fossero state utili, avrebbero avuto un senso quelle opere. Invece, niente. Questo lultimo schiaffo a Ponte Lucano. La soluzione del muro stata la pi veloce, e facile, applicata dallArdis che ha poi successivamente provveduto al suo abbassamento, senza per risolvere a monte il problema, diceva Luciano Meloni, presidente del comitato Salviamo Ponte Lucano. Insomma, problema delle esondazioni irrisolto.

Gi, perch continua a mancare un collettore fognario. Cos, lintera area continua ad allagarsi anche perch le pompe idrovore installate dalla Regione aspirano lacqua dalla via Maremmana, ma la scaricano proprio dentro al recinto costituito dal muro e allinterno del quale si trova il sepolcro. Sembra impossibile crederci ma proprio cos, nonostante le proteste di cittadini e associazioni ambientaliste. Nonostante un protocollo dintesa del 2005 avesse stabilito il recupero dellarea.

Tutto inutile. Le condizioni delle strutture antiche si fanno sempre pi precarie, come certifica il resoconto del sopralluogo del dicembre 2015 della Soprintendenza archeologica. Cos dopo anni di promesse mancate, finalmente il progetto del Mibact. Risorse importanti. Pi di 1,6 milioni di euro spalmati nel triennio 2016-18. Risorse che contemplano interventi sullantico e sul verde. Anzi prevedono una sistemazione dellarea con impianto di nuove essenze. Naturalmente la loro manutenzione.

Peccato che di quel muro, altamente impattante ed inutile non si parli. Non viene preso in considerazione, cos come il problema delle esondazioni. Insomma, si guarda (forse) al monumento, ma si ignora il contesto, mai, come in questa circostanza, determinante. Il rischio pi che concreto che gli onerosi lavori di sistemazione a verde dellarea siano resi inutili dalla prima esondazione fluviale.

Pu essere che al Ministero dei Beni culturali nessuno ci abbia pensato? La stessa incertezza progettuale sembra contraddistinguere le scelte dellamministrazione tiburtina che nel 2016 stanzia 74mila euro per il rivestimento con elementi arborei e vegetazione del muro in cemento e la sistemazione dellarea e poi commissiona, per un importo di 15mila euro, uno studio di fattibilit finalizzato alla eliminazione del muro di Ponte Lucano.

Cos, mentre la Soprintendenza si appresta ad avviare i lavori nel sito, la Regione rimane silente e il Comune, sostanzialmente, decide di non decidere sulla sorte del muro, quel frammento di paesaggio si mostra come peggio non potrebbe. Altro che parco archeologico: la speranza che qualcuno sia chiamato a risponderne non pu venire meno.



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