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Parco del Colosseo. Mettiamo da parte le strumentalizzazioni
Giuliano Volpe*
The Huffington Post 24/4/2017

* Giuliano Volpe presidente del Consiglio Superiore Beni culturali e paesaggistici del MiBACT

Infuriano le polemiche sull'istituzione del Parco archeologico del Colosseo. Polemiche che sembrano tenere in scarso conto i temi di ordine scientifico e culturale, come pure sarebbe giusto trattandosi dell'area archeologica centrale di Roma, con il Colosseo, il Foro romano, il Palatino, la Domus Aurea.

Cerco di offrire un contributo alla riflessione e qualche informazione sui presupposti di questo ultimo atto di quella vera e propria "rivoluzione" realizzata nell'organizzazione del MiBACT dal ministro Franceschini.

Il 30 dicembre del 2014 veniva consegnata al ministro e all'allora sindaco Marino uno studio realizzato da una Commissione paritetica MiBACT-Roma Capitale, presieduta da chi scrive, che proponeva un'analisi e varie soluzioni per una migliore tutela e valorizzazione dell'area archeologica centrale e suggeriva, tra l'altro, la nascita di un organismo unitario. La vera assurdit, infatti, sta nella separazione di competenze tra Stato e Comune. Per il cittadino romano o il turista non ha alcun senso, infatti, che il Foro di Augusto sia gestito dal Comune e il vicino Foro Romano sia di competenza dello Stato. A loro interessa solo avere servizi adeguati, essere accolti da personale competente e gentile, vivere una esperienza di crescita culturale e di piacere della conoscenza. Si giunse in occasione del Natale di Roma del 2015 alla sottoscrizione di un accordo tra ministro e sindaco.

E si lavor per mesi al progetto di Consorzio che garantisse una gestione congiunta. Poi, per le note vicende, il progetto si blocc. Ma non la speranza che ripartisse. Per questo motivo lo scrivente chiese un incontro (tenutosi il 14.11.2016) all'assessore Luca Bergamo per illustrare i risultati del lavoro di quella Commissione e proporre la ripresa di un percorso comune. Purtroppo, per, emersero visioni e priorit diverse e non si ebbe alcuno sviluppo.

Ma torniamo al Parco. Si tratta di un atto coerente con la riforma del MiBACT, come quelli che hanno portato a Roma all'autonomia del Museo Nazionale Romano o del Museo di Villa Giulia, e, altrove, dei Parchi di Pompei, di Ercolano, di Paestum, ecc. In questo disegno Roma ha avuto, giustamente, un trattamento privilegiato, come meritano il suo patrimonio e il suo ruolo di Capitale: ben 10 musei-parchi dotati di autonomia scientifica, organizzativa e gestionale (le risorse restano a disposizione di ciascun museo), ognuno con un direttore, un consiglio di amministrazione e un comitato scientifico. E anche alla Soprintendenza, che ora si occuper della tutela dell'intero patrimonio culturale di Roma, rimasto caso unico in Italia lo statuto speciale. Ricordo che prima della riforma operavano ben tre diverse Soprintendenze statali.

Ora invece c' finalmente un soggetto unico, che si occuper di archeologia, di architetture, di opere d'arte, di beni demoetnoantropologici e del paesaggio urbano. E ricever dal Parco del Colosseo il 30% delle risorse provenienti dalle sue entrate (il 50% rester al Parco e il 20% andr al fondo di solidariet che finanzia tutti i musei statali italiani; complessivamente quindi l'80%, esattamente come accade ora, sar reinvestito a Roma, tranne che non si pensi che con l'istituzione del Parco il Colosseo o la Domus Aurea vengano trasferiti altrove!).

La nascita del Parco non significa necessariamente una sua separazione dalla citt (ricordo che per visitare questi luoghi gestiti fino ad oggi dalla Soprintendenza e anche quelli di competenza comunale si paga un biglietto). Parco non necessariamente sinonimo di spazio separato. Siamo tutti consapevoli che l'area centrale di Roma debba conservare e semmai debba accentuare la sua funzione di spazio vivo e vitale, vissuto dai cittadini innanzitutto e dai visitatori, capace di rendere esplicito il senso dei luoghi e dei monumenti, evitando ogni forma di separatezza tra la citt moderna di Roma, con i suoi bisogni e i suoi problemi, e quella antica.

Un'area adeguatamente dotata di servizi, capace di contribuire al miglioramento della qualit della vita urbana, un luogo non solo di contemplazione ma anche di comprensione e di emozione, uno spazio ricco di valori culturali che favorisca la socializzazione e la profonda cura di s. Dovrebbe essere un vero parco urbano. Questo, insieme al rilancio delle attivit di ricerca a livello internazionale, all'ulteriore sviluppo delle iniziative culturali, ai programmi di restauro e, soprattutto, di manutenzione programmata, al deciso miglioramento dei servizi per il pubblico, della comunicazione e dell'uso delle tecnologie, sar tra i compiti del nuovo direttore, un archeologo dotato di competenze scientifiche e capacit organizzative e gestionali adeguate, che dovr occuparsi a tempo pieno di questa porzione di Roma. Con la speranza anche possa ripartire un'intesa tra Ministero e Comune, mettendo da parte polemiche e contrapposizioni e chi quelle strumentalizzazioni le alimenta solo per fini politici.

P.S. Ogni archeologo sognerebbe di potersi occupare di una delle aree archeologiche pi importanti del mondo ma, per sgomberare il campo da prevedibili strumentalizzazioni, pare opportuno precisare che lo scrivente, per correttezza istituzionale, non tra i candidati alla direzione del nuovo Parco.



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