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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?
di Bruno Zanardi
L'Indice dei libri del mese, n. 6, giugno, 2017, n. XXXIV

Un fantasma si aggira sulle migliaia di miliardi di euro pubblici spesi per risarcire i danni che il patrimonio artistico subisce in Italia da molti decenni per il dissesto idro-geologico, il disordine urbanistico, lo spopolamento del territorio, linquinamento, linsufficiente formazione di soprintendenti e restauratori e cos via. Quel fantasma il nuovo codice dei beni culturali del 2004 (d.lgs 22), lo stesso che ha risarcito lanomalia, per non dire lo scandalo, dellaver mantenuto in vita per 65 anni la precedente legge di tutela del 1939 (n. 1089). Cio una legge pensata per lintatta e immobile Italia del re e del duce, larcaico paese di cui tutto era da sempre oggetto duna storica prassi manutentiva, cos da poter dare per autotutelato il patrimonio artistico sul piano ambientale; quel che non pi stato con i radicali e rapidissimi mutamenti socio-ambientali avvenuti nel secondo dopoguerra. Nuovo Codice del 2004 la cui redazione stata coordinata da Salvatore Settis e testo di legge che ha grandi meriti. Il principale, almeno per chi come me sia un restauratore, aver per la prima volta collegato il tema della tutela con quello dellambiente, a partire dallart. 29, Conservazione, e in particolare i suoi primi quattro commi che recitano:

1. La conservazione del patrimonio culturale assicurata mediante una coerente, coordinata e programmata attivit di studio, prevenzione, manutenzione e restauro.
2. Per prevenzione si intende il complesso delle attivit idonee a limitare le situazioni di rischio connesse al bene culturale nel suo contesto.
3. Per manutenzione si intende il complesso delle attivit e degli interventi destinati al controllo delle condizioni del bene culturale e al mantenimento dell'integrit, dell'efficienza funzionale e dell'identit del bene e delle sue parti.
4. Per restauro si intende l'intervento diretto sul bene attraverso un complesso di operazioni finalizzate all'integrit materiale ed al recupero del bene medesimo, alla protezione ed alla trasmissione dei suoi valori culturali. Nel caso di beni immobili situati nelle zone dichiarate a rischio sismico in base alla normativa vigente, il restauro comprende l'intervento di miglioramento strutturale.

Disposizioni di legge, queste dellarticolo 29, che nel porre in diretto rapporto lazione conservativa con il contesto dei beni, quindi con lambiente in cui si trovano, ammodernano radicalmente lazione di tutela. Si passa cio da una concezione del patrimonio artistico come somma di singole opere su cui intervenire puntualmente, ogni restauro un caso a s, a quella duna totalit su cui lunico intervento efficace la prevenzione dai rischi ambientali, spostando in tal modo il tema conservativo sul piano scientifico visto che per insiemi e mai per casi singoli che le scienze ragionano.

Quindi il lettore dir: Bene! Benissimo! Evviva!. Entusiasmo destinato per a spegnersi subito, visto che nei tredici anni che separano il 2004 del Codice dal 2017 in cui siamo nessuno al Ministero ha applicato quei commi. Non un ministro, non un segretario generale, non un direttore regionale, non un soprintendente, preferendo tutti loro continuare a far tutela come si faceva ex lege 1089/39, cio secondo i principi tra storicismo e critica fissati da Giulio Carlo Argan al convegno dei soprintendenti del 1938, gli stessi a cui Brandi aveva dato veste estetica tra il 1948 e il 1953. Uno scandalo durato formalmente fino al 2004, ma nei fatti fino a oggi, accumulando in tal modo lazione di tutela un ritardo culturale quasi secolare, lo stesso che al tempo, il nostro, di internet appare smisurato. Ci che porta a alcune considerazioni.

a. La vicenda appena raccontata dimostra limpossibilit di modificare perfino con disposizioni di legge linveterata abitudine dei soprintendenti e dei professori di storia dellarte antica, moderna e dellarchitettura (che i primi formano, mai dimenticarlo) a ottemperare alle indicazioni critiche date da Argan al convegno dei soprintendenti del 1938, quindi a identificare la conservazione con il restauro e il restauro con la ricreazione tra arte e estetica del manufatto su cui sinterviene, cos riportandolo a unintegrit ideale,
b. dove fare delle opere darte un metafisico bene ideale significa consegnarle a una pura e semplice vicenda di decadenza materiale, come dimostra con ogni chiarezza il fatto che, nellepoca dei restauri criticamente e esteticamente ben fatti il patrimonio artistico nel suo insieme a decadere a velocit sempre pi rapida.
c. Inoltre, laver posto il problema della tutela entro un ambito ideale, ha finito per privilegiare il momento giuridico-amministrativo rispetto a quello tecnico-scientifico,
d. da qui il ritenere i soprintendenti (ma per primi i professori che li formano) che la tutela sia un fatto meramente passivo di vincoli e divieti uniformemente applicabili a una generalit indifferenziata di beni, appunto, culturali,
e. mentre unattiva azione di tutela razionale e coerente dovrebbe per prima cosa assumere la piana evidenza di come, in Italia, patrimonio artistico e ambiente siano un indissolubile sistema dinamico dove la conservazione del primo presuppone la conservazione del secondo e viceversa;
f. il che significa prendere atto come sia impossibile poter conservare un patrimonio artistico:
i. senza averne prima definito, di nuovo con ogni possibile precisione, composizione e distribuzione sul territorio,
ii. senza averne definito, sempre con ogni possibile precisione, la lunga serie di variabili dinamiche di contorno;
iii. cos da poter effettuare studi predittivi sullinevitabile evoluzione (seconda legge della termodinamica) di quel sistema, visto che da una scienza il meno che si pu pretendere che sappia formulare delle previsioni sul comportamento nel tempo del proprio oggetto di indagine,
iv. scienza che quella conservativa, non il restauro, attivit che di fatto unoperazione di alto artigianato, ovvero unarte.
g. Dove procedere nellazione conservativa senza aver prima assunto come punti di partenza quelli appena detti, dice impossibile, se non inutile, cercare di risolvere la questione in via tecnocratica, ad esempio aumentando i fondi per la ricerca scientifica nel settore o per il miglior funzionamento dei musei, ossia elaborando perfette tecniche di consolidamento statico e cos via;
h. azioni, queste appena dette, tutte necessarie e meritorie, ma che comunque ripeterebbero i risultati gi oggi raggiunti dalla corrente azione di tutela: non aver ovviato in alcun modo al sempre maggior peggioramento del patrimonio artistico nel suo insieme, come allo stato delle citt e alle condizioni di vita di chi vi abita.

Ovvio che, cos posta la questione, cio vedendo nella conservazione programmata e preventiva non tanto e non solo unazione tesa a unefficace salvaguardia dei nostri monumenti, ma prima ancora mirata a ristabilire laccordo delluomo con il proprio ambiente di vita, il problema di come attuare i primi quattro commi dellarticolo 29 del nuovo codice si complica di molto. A cominciare dalla enorme difficolt di redazione dun progetto di conservazione in rapporto allambiente definito, al solito, con ogni possibile precisione e condiviso con gli enti territoriali, quindi regione, province, enti locali eccetera, poi con la Chiesa e con i privati proprietari. Un progetto che abbia al proprio centro, in primis e ovviamente il patrimonio artistico stricto sensu, ma anche, se non soprattutto, il problema delle citt nel loro oggi complicatissimo rapporto tra centro e periferia (il fallimento dellurbanistica), cos come quello del paesaggio. Nella certezza a proposito di quella valorizzazione di cui oggi molto si parla, spesso a sproposito che i pi vantaggiosi effetti di sviluppo economico del sistema opere dartecittpaesaggio si ottengono solo quando il tutto sia rilegato nellordine e nella bellezza, in altre parole, in una razionale, coerente e responsabile politica di tutela.

Dopodich si dovranno trovare i radi professori universitari e soprintendenti in grado di orizzontarsi dentro limmensa complessit tecnico scientifica e organizzativa sottesa a un simile modo di intendere lazione di tutela, quindi grado dattuare un immenso lavoro comune da condurre tra molte figure in gran parte da formare, tuttavia senza ben sapere da chi. Ad esempio, non dallattuale Universit, tantomeno dallIstituto centrale del restauro, visto che questa istituzione, gi punto di riferimento nel mondo intero, ormai da molti anni giace in un, credo, irreversibile stato vegetativo per il depotenziamento che subito ne fatto il ministero di Spadolini, grande fabbro, con Argan, dellattuale stato di marasma del settore.

A quel punto di potr dar corso a un progetto esecutivo di ricerca, identificando una limitata zona campione una piccola regione o una provincia su cui definire le dimensioni, lorganizzazione e i metodi di lavoro di una struttura addetta alla conservazione preventiva e programmata del patrimonio artistico, le stesse da cui derivare le linee guida di un piano nazionale. E questo sarebbe lincipit per dare finalmente il via a unazione di tutela che non sia pi un astratto progetto ideologico, bens unazione concreta, razionale e efficace. Quindi dare il via a un lavoro pi di decenni che di anni, che certamente produrrebbe grandi risultati nel campo della ricerca scientifica e dellinovazione tecnica e in cui troverebbero duratura occupazione molte e diverse figure professionali, soprattutto giovani. Venendo cos lItalia a realizzare unimpresa che come ebbe a dire una volta Giovanni Urbani quanto a immaginazione creativa non sarebbe da meno di quella dellarte del passato, cos finalmente conservata nellunica maniera che importa: come matrice di una rinnovata esperienza del fare creativo, e non pi solo come oggetto di studio e di contemplazione estetica. Oggetto che non pu certo essere abolito o riformato dallinnovazione scientifica, ma al quale questa riuscirebbe forse ad aggiungere ci che studio e contemplazione non sono in grado di assicurare: lintegrazione materiale del passato nel divenire delluomo e delle cure impostegli dal suo essere al mondo.

p.s. E i danari? Nel 2012, il Governatore della Banca dItalia, Ignazio Visco, ha reso unintervista a Ferruccio De Bortoli nella prima pagina del Corriere della Sera in cui, alla domanda: Come si possono rilanciare gli investimenti, anche esteri, nel nostro paese?, ha risposto: Unarea un ampio progetto di manutenzione immobiliare dellItalia, di cura del territorio, una terapia contro il dissesto idrogeologico. E i soldi, mi creda, si trovano.



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