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BARCELLONA- La citt come bene comune. Cos Barcellona contrasta il regno di Airbnb
Giacomo Russo Spena e Steven Forti
www.eddyburg.it, 30/06/2017

Ada Colau ha scelto di gestire i flussi turistici e contrastare le logiche di profitto di speculatori guardando ad esperienze di cogestione: un esempio importante di recupero dello spazio urbano. MicroMega online, 27 giugno 2017 (c.m.c.)

Un servizio comodo e confortevole. Una manna dal cielo per chi non pu permettersi alberghi di lusso. Airbnb il portale on line che coniuga domanda ed offerta del turismo low cost: una community che d la possibilit a chi ha una camera libera nella propria abitazione di affittarla. un modo di viaggiare pi economico e "social" della classica sistemazione in hotel. Una rivoluzione, negli ultimi anni, che si affermata soprattutto tra i giovani.

Ma non tutto oro quel che luccica perch la politica di Airbnb ci parla infatti di nuova urbanistica e di modelli di citt differenti. Per anni siamo stati abituati ad una politica latente che ha dato mano libera ai privati che hanno saccheggiato liberamente gli spazi urbani. Roma, in tal senso, ne emblema visto lo strapotere di palazzinari e cricche del mattone: nella Capitale si rotto il legame tra la comunit degli uomini e la citt materiale. I Comuni delegano al privato la soluzione dei problemi sociali, come l'emergenza abitativa, con la conseguenza di speculazioni, sperpero di denaro pubblico e mancata soluzione delle questioni (vedi la creazione dei residence). Le nostre citt, pi in generale, stanno diventando non/luoghi, eppure la cittadinanza il pieno dei vissuti e il territorio dovrebbe essere inteso come bene comune. la fine dell'urbanistica, e dunque la fine della citt pubblica.

Limpero di Airbnb in Italia
Airbnb si innesca nella stessa logica con un impero da 31 miliardi di dollari incassati dal 2008 ad oggi. Fa profitti imponendo un modello di citt sbagliato dove persiste un centro turistico e vetrina e la contemporanea espulsione degli abitanti verso le periferie. Una ricerca del laboratorio Ladest della facolt di Scienze Politiche dellUniversit di Siena ha fatto luce proprio sullaltra faccia di Airbnb.

A Firenze quasi il 20% delle case dentro le mura medievali in affitto sulla piattaforma turistica, a Matera addirittura il 25%, a Roma l8%, a Venezia il 9 e le percentuali sono in crescita dappertutto, da Catania a Milano. A dispetto del concetto di sharing economy per su Airbnb i grossi guadagni sono ben poco shared, condivisi. Anzi si concentrano sempre pi nelle mani di pochi. A Milano ad esempio un unico soggetto ha accumulato pi di 520 mila euro solo nel 2016 mentre il 75% degli host ha guadagnato meno di 5.000 euro in un anno. A Roma il 48% dei proprietari sotto 5.000 euro e un fortunato 0,6% sta sopra 100 mila euro mentre a Firenze, dove lincasso medio per gli oltre 8 mila host di Airbnb lanno scorso stato di 5.300 euro, uno solo arrivato a incassare la bellezza di 700 mila euro.

A Roma come altrove scrive Sara Gainsforth su DinamoPress Airbnb uno strumento di concentrazione della ricchezza proveniente dalla rendita immobiliare. Pochi intermediari gestiscono pi case, molte delle quali non abitate stabilmente per pi di sei mesi. Nella Capitale gli annunci per turisti si concentrano nelle zone pi turistiche, centrali e benestanti della citt. I dati raccolti da Inside Airbnb mostrano un aumento delle propriet destinate a turisti nel centro di Roma con un +8,2% negli ultimi sei mesi in I municipio.

Intanto la citt, il futuro si sposta nelle periferie. Anche a causa di valori immobiliari insostenibili continua lesodo di residenti dal centro. Si creano i quartieri dormitorio, terreni fertili per la guerra tra poveri. Tra cittadini autoctoni arrabbiati dei disservizi versus i centri di accoglienza dei migranti. La grande assente sempre la politica che da anni si rifiuta a ripensare le citt, a ridisegnare le periferie urbane creando condizioni indispensabili di inclusione sociale, intervenendo sugli spazi pubblici. Le citt come elemento di rottura e discontinuit, il neomunicipalismo come antidoto alle crisi attuali per un nuovo protagonismo della cittadinanza: il recupero dello spazio urbano con strumenti di co-partecipazione e co-gestione per contrastare rendite finanziarie ed establishment. Tra mille difficolt, un po' come Davide contro Golia, ci sta provando a Barcellona l'alcaldessa Ada Colau che ha intrapreso un vero e proprio braccio di ferro contro Airbnb e la gentrification.

Barcellona, invasa dai turisti
A Barcellona, infatti, quello del turismo, con tutte le sue derivate (aumento degli affitti, espulsione dei residenti dal centro, distruzione del piccolo commercio, carenza di case popolari, ecc.) un problema capitale. Se nel 1991, lanno precedente alle Olimpiadi che hanno cambiato radicalmente il capoluogo catalano, i turisti superavano di poco il milione, nel 2016 hanno gi raggiunto quota 9 milioni in una citt di 1,6 milioni di abitanti. Se a questi aggiungiamo i turisti che alloggiano in appartamenti senza licenza o che non dormono in citt, ma che la visitano, si stimano oltre 25 milioni di turisti allanno, la maggior parte dei quali alloggiano e si muovono nel centro storico (il municipio di Ciutat Vella), la cui popolazione in continuo calo e attualmente supera di poco i 100mila abitanti.

La situazione davvero preoccupante e il rischio che Barcellona si converta in una nuova Disneyland, come successo a Venezia, reale. Non un fenomeno nuovo, evidentemente, ma laccelerazione degli ultimi anni stata notevole. E i dati ci mostrano che la questione degli appartamenti turistici, legali e illegali, e il fenomeno di Airbnb pesano moltissimo in tutta la questione. Alla fine del 2016 lofferta di appartamenti turistici ha raggiunto infatti quasi quella alberghiera, con una crescita vertiginosa dal 2012 (+ 1.633%): secondo il Comune della Ciudad Condal gli appartamenti turistici sul mercato sono quasi 16mila, di cui solo 9.600 dispongono di una licenza. Gli altri 6.200, ossia il 40%, operano senza.

Ma non si tratta solo di stime comunali. La percezione della cittadinanza una cartina di tornasole della vicenda: e non un caso che, per la prima volta, il turismo , secondo i barcellonesi, il primo problema della citt, superando la disoccupazione. E che, anche in questo caso per la prima volta nella storia, sono di pi i barcellonesi che credono che si sia arrivati al limite di turisti (48,9%, con punte del 65% nei quartieri del centro storico) rispetto a quelli che considerano che la citt ne possa accogliere di pi (47,5%). E la cittadinanza si mobilitata, auto-organizzandosi in piattaforme e associazioni come Barcelona No Est en Venda (Barcellona Non In Vendita), Fem Sant Antoni o il Sindicato de Inquilinos (il Sindacato degli Inquilini), tra le tante che lottano contro i processi di turistificazione e gentrificazione della citt. Non ci sono solo manifestazioni di protesta, per quanto siano ormai numerose in molti quartieri, ma anche altre azioni per proteggere chi rischia di essere espulso dalla propria casa, per migliorare le condizioni dei contratti daffitto solo nel 2016 gli affitti sono aumentati del 24,5% o per censire i condomini in vendita per evitare che siano acquistati da fondi speculativi.

Ma la cittadinanza si mobilitata anche votando nel maggio del 2015 la lista civica neomunicipalista Barcelona en Com, guidata dallattivista Ada Colau, che stata la fondatrice e, per oltre un lustro, la portavoce della Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH, Piattaforma delle vittime dei mutui). Nella campagna elettorale la questione di un nuovo modello di citt stata chiave ed era, non a caso, una delle priorit del programma elettorale di Barcelona en Com, elaborato insieme alla cittadinanza. Non un caso nemmeno che tra gli undici consiglieri eletti ci sia anche Gala Pin, portavoce del movimento Salvem el Port Vell che ha lottato contro il turismo di massa e lapertura di un porto di lusso nel quartiere della Barceloneta.

La pressione dei movimenti sociali, da cui provengono la maggior parte dei consiglieri e degli assessori di Barcelona en Com, facilita in un certo qual modo il lavoro della giunta Colau, per quanto la lotta sia impari e le difficolt economiche e legali siano enormi. La lobby degli alberghieri, potentissima nel capoluogo catalano, ha sempre visto con preoccupazione la nuova amministrazione comunale e la nuova lobby di Airbnb, che dispone di un potere mediatico incredibile, rifiuta di rispettare le norme e le leggi esistenti, alimentando la compravendita di appartamenti.

Cosa ha fatto la giunta Colau?
Nei primi due anni di governo di Barcelona en Com si sono fatti importanti passi in avanti. Oltre allo sviluppo di una politica di acquisto e costruzione di nuove case popolari, allacquisto di interi edifici che stavano per essere comprati da fondi speculativi, alle multe alle banche per non mettere sul mercato gli appartamenti sfitti, ai finanziamenti pubblici per la ristrutturazione degli immobili con lobbligo di non espellere per almeno un biennio gli inquilini o ai progetti per rendere Barcellona una citt sostenibile (limitazione del traffico, creazione di aree verdi, potenziamento del trasporto pubblico, ecc.), la giunta Colau si spesa notevolmente per regolare gli appartamenti turistici e per limitare lo strapotere di Airbnb.

In primo luogo, stato approvato un Piano speciale urbanistico di ordinamento degli alloggi turistici (Peuat), elaborato con la partecipazione della cittadinanza e delle associazioni presenti sul territorio, che divide la citt in tre zone con lobiettivo di decongestionare il centro. Nella prima zona, ossia il centro storico, non si concedono nuove licenze per appartamenti turistici e chi cessa lattivit non pu essere sostituito; nella seconda zona, si concedono nuove licenze solo se il rapporto degli appartamenti turistici in unisolato inferiore all1,48%; mentre, nella terza zona, la pi lontana dal centro storico, si possono ottenere ancora delle licenze. Con il Peuat si per creata anche ununit di ispettori chiamati visualizadores, attualmente formata da 40 persone che si occupano di localizzare gli appartamenti turistici senza licenza: dal gennaio del 2016 sono state aperte 5.490 pratiche che si sono convertite in quasi 3mila multe tra i 30 e i 60mila euro e nella chiusura di 2.015 appartamenti illegali.

In secondo luogo, il Comune ha aumentato la tassa turistica (da 0,65 a 2,25 euro), non solo per chi alloggia in hotel o nelle navi crociera, ma anche per chi lo fa negli appartamenti turistici. Il ricavato e si parla di oltre 10 milioni di euro allanno sar utilizzato per ampliare il Piano strategico del Turismo 2020 che si propone di rendere sostenibile la citt come destino turistico nellarco dei prossimi quattro anni, ossia rinforzando i trasporti pubblici e ristrutturando la pavimentazione della citt.

In terzo luogo, a novembre dello scorso anno si multato Airbnb con 600mila euro, dopo due precedenti multe di 30mila euro che erano state ignorate dalla compagnia statunitense. Si tratta della prima multa di tale entit di una citt contro Airbnb e, come ha dichiarato la sindaca Ada Colau, si faranno tutte le multe necessarie fino a che Airbnb smetta di annunciare appartamenti illegali. Airbnb deve rispettare la legge!. Altri portali on line che operano nel turismo, come Homeaway o Nine Flats, anchessi multati dal Comune di Barcellona, hanno fatto marcia indietro e hanno deciso di rispettare la legge in vigore a Barcellona.

Non cos Airbnb che, oltre a fare orecchie da mercante, a proporre accordi farsa accettati da altre citt e rifiutati seccamente dal Comune di Barcellona: lassessore alla Casa, Josep Maria Muntaner, li ha definiti una presa in giro e a scatenare una campagna mediatica contro la giunta Colau, stata protagonista di scandali non da poco: Kay Kuehne, ad esempio, ex direttore di Airbnb per la Spagna e il Portogallo e poi per lAmerica Latina, stato multato per aver affittato illegalmente un appartamento senza licenza a Barcellona. O, ancora, notizia della scorsa settimana che Airbnb lascia operare senza controllo reti criminali che affittano appartamenti nel capoluogo catalano per poi trasformarli in appartamenti turistici.

Di casi di questo tipo se ne stanno conoscendo uninfinit negli ultimi tempi, tanto che Janet Sanz, responsabile dellarea di Ecologia, Urbanismo e Mobilit della giunta Colau, ha ribadito luso della mano dura contro la compagnia statunitense: Airbnb ha superato ogni limite. Ha truffato la citt. La sua attivit sta danneggiando i cittadini perch non rispetta la legge. ora di dire basta! E non sono ormai solo voci di corridoio quelle che sostengono che il Comune di Barcellona possa arrivare fino in fondo, obbligando Airbnb a lasciare il capoluogo catalano.

Le difficolt sono molte per i Comuni, le competenze sono limitate, le lobby, come Airbnb, sono potentissime, ma, come dimostra la giunta Colau, se c la volont politica il turismo si pu regolare e fenomeni come quello degli appartamenti illegali possono essere controllati, anche in una citt invasa dai turisti come Barcellona.

Quando parliamo di ridefinizione di citt, non parliamo solo di urbanistica ma contrasto alle diseguaglianze sociali, di ambiente, di eco-architettura, di modelli di cogestione in antitesi a logiche di profitto di speculatori e establishment, parliamo di tutto questo. La citt come bene comune. E se da un lato Airbnb un servizio agevole, dall'altro va capito che emblema di una politica urbana sbagliata e escludente. E se imparassimo da Ada Colau?



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